FuturoCONTEMPORANEO

Il Veneto per l’arte contemporanea

L’arte contemporanea dal 2003 è al centro di una specifica attenzione istituzionale da parte dello Stato, delle Regioni, delle Province autonome e degli Enti locali che nel marzo 2003 hanno sottoscritto un accordo per avviare azioni congiunte di promozione e d’incremento del patrimonio pubblico. Il Patto per l’Arte contemporanea ha, dunque, rappresentato per quanti operano in questo settore l’occasione per avviare un percorso comune di valorizzazione facendo finalmente emergere in tutta Italia una rete di luoghi, di progetti, di creatività, d’opere e d’attività.

I contenuti e le prospettive del Patto sono stati presentati al pubblico all’interno della VII Conferenza Regionale dei Musei del Veneto dedicata al tema Novecento ed oltre. L’Italia dei Musei e la produzione artistica contemporanea (Venezia, 29-30 settembre 2003). In quella occasione la Regione ha gettato le basi per delineare la propria missione istituzionale nella valorizzazione del sistema culturale del Novecento e dell’età presente.

L’idea di rendere visibili i segni del ‘paesaggio culturale’ che sostanziano la storia millenaria del Veneto e la sintonia con gli indirizzi espressi dal documento ministeriale hanno portato la Regione ad avviare, grazie ad uno specifico articolo della legge finanziaria 1/2004, una serie di iniziative caratterizzate da un sapiente equilibrio tra tutela e valorizzazione del patrimonio locale e la sua promozione nazionale ed internazionale.

 

Grande attenzione è stata riservata alla diffusione della conoscenza del patrimonio culturale espressione delle arti del Novecento, al fine di costruire le basi per far comprendere e apprezzare gli artisti del presente. E’ stato pertanto avviato un censimento, con relativa catalogazione scientifica, del patrimonio d’arte del Novecento conservata nei palazzi universitari di Padova coinvolti, a partire dagli anni Trenta, in un importante intervento di restauro e di decorazione dovuto ai maggiori artisti dell’epoca sotto la regia del rettore Carlo Anti e dell’architetto Gio Ponti: Massimo Campigli, Carlo Carrà, Filippo De Pisis, Giorgio Morandi, Gio Pomodoro, Arturo Martini, Paolo De Poli, Venini, Tono Zancanaro, Ubaldo Oppi, Bepi Santomaso, Luigi Strazzabosco, solo per citarne alcuni. Il progetto viene realizzato in collaborazione con l’Università di Padova, la Soprintendenza al Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico delle province di Venezia, Padova, Belluno e Treviso ed altri enti di ricerca con l’obiettivo di riportare l’attenzione su una felice stagione della committenza pubblica. L’iniziativa ha respiro triennale e si concluderà nel 2007 con un’importante manifestazione espositiva che porterà alla luce numerosi materiali, molti dei quali inediti. La ricca programmazione sarà presentata a febbraio nel corso di una giornata di studi dal titolo Il Novecento al Bo. Riflessioni sul passato per il futuro dell’Ateneo all’interno della quale sarà data notizia del primo appuntamento: la mostra, intitolata Pittori di muraglie. Artisti per l’Università di Padova (1937-1943), dedicata ai bozzetti per i decori del palazzi universitari del Bo e del Liviano e prevista per la primavera del 2006.

 

In collaborazione con la Fondazione Querini Stampalia di Venezia è stato realizzato un censimento delle opere d’arte del Novecento presenti nei musei del Veneto, sia quelli specializzati nell’arte contemporanea sia – soprattutto – quelli con sezioni o presenze di arte contemporanea nell’ambito di un istituto con orientamenti allestitivi diversi. Ne è uscito il volume Una possibile vocazione. Il contemporaneo nei musei del Veneto, curato da Chiara Bertola e Marta Savaris, che non solo presenta, con agili schede, la quarantina di musei esaminati ma propone anche una serie di interviste a critici d’arte, curatori e artisti sulle problematiche che influenzano la vocazione al contemporaneo di musei e luoghi di cultura del Veneto.

 

Un’interessante iniziativa, molto apprezzata dai giovani neolaureati, è stata l’attività di formazione per la figura del "mediatore museale" a cui si è fatto ricorso all’interno della mostra che il Comune di Oderzo ha dedicato a uno dei suoi maggiori artisti del Novecento, il pittore simbolista Alberto Martini, e la Divina Commedia ("E caddi come l’uom che ‘l sonno piglia", ottobre 2004 – febbraio 2005). I giovani, formati dal personale scientifico del museo e con l’apporto di esperti esterni, hanno così potuto ideare e realizzare progetti didattici di valorizzazione del patrimonio martiniano e costituire un gruppo di professionisti a disposizione per le future attività didattiche della neonata Fondazione OderzoCultura.

 

Il Comune di Caldogno, in provincia di Vicenza, ha condotto un esemplare lavoro di recupero della villa cinquecentesca di matrice palladiana non solo dal punto di vista del restauro. Le seicentesche barchesse, ripristinate dall’intervento degli architetti Pierpaolo Ricatti e Umberto Riva, e, soprattutto, il grandioso bunker tedesco della II Guerra mondiale ritrovato nel parco (in corso di restauro) offrono suggestivi spazi per pensare al grande progetto, realizzato con la collaborazione scientifica di "A Scuola di Guggenheim - Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, del Centro Cultura del Contemporaneo Caldogno – C4 che si propone di offrire una specifica formazione per docenti, pubblici amministratori e operatori del settore nel campo della cultura delle arti del secolo presente.

Lontano dai luoghi comuni, una delle prime attività del Centro è stata la promozione di una campagna fotografica effettuata da quattro tra i fotografi maggiormente rappresentativi delle ultime generazioni della ricerca artistica italiana (Olivo Barbieri, Armin Linke, Francesco Jodice e Luca Pancrazzi). Gli sguardi ‘altri’ di questi autori, così come l’attività in progetto nel Centro Cultura del Contemporaneo Caldogno, introducono nuovi elementi critici, nuove rappresentazioni del presente, nuove tecniche di scambio e dialogo tra la società insediata, il territorio e le influenze provenienti dall’esterno.

Nel 2006, anno di start up, la novità dell’offerta culturale sarà una pubblicazione che, oltre a presentare per esteso le attività del Centro ed il progetto formativo, raccoglierà i lavori fotografici e numerosi progetti di allestimento commissionati ad artisti di fama internazionale, quali Loris Cecchini, Luigi Ontani, Dan Graham e Lucy Orta.

 

La Fondazione Querini Stampalia di Venezia è un’istituzione che è nota per la particolare attenzione alla declinazione del rapporto antico-contemporaneo, grazie anche alla suggestione di una sede storica caratterizzata dai segni di Carlo Scarpa e Mario Botta. In questa traccia culturale – all’interno delle quale è sempre stata pensata la programmazione espositiva della Fondazione – il progetto, a valenza pluriennale, proposto ha per oggetto la riflessione sul rapporto tra passato e presente nei contesti museali del Veneto. Discendendo dalla ricerca svolta con la pubblicazione "Una possibile vocazione. Il contemporaneo nei Musei del Veneto", l’iniziativa propone di invitare gli artisti a dialogare con il passato pensando la propria opera in relazione ad uno spazio architettonico non contemporaneo. Il progetto prevede un’articolazione su più piani di intervento, non limitandosi, pertanto, al momento creativo ed espositivo: è stato, infatti, pensato di avviare un processo di formazione attraverso incontri, laboratori e seminari con gli artisti invitati e coinvolgendo i giovani autori della nostra regione.

Il coinvolgimento dei soggetti locali viene particolarmente favorito, anche in termini di partecipazione alla realizzazione degli eventi, che sono stati previsti in sedi quali Palazzo Bonagura a Bassano del Grappa (VI) e a Villa Badoer a Fratta Polesine (RO): qui agli artisti è stato chiesto di ripensare l’antico non solo come memoria ma piuttosto come azione, trasformazione, come materia viva anche in rapporto al territorio. Il programma prevede, infatti, incontri con gli artisti invitati e laboratori con giovani artisti delle zone di riferimento intorno al ‘fieri’ dell’opera e del progetto complessivo: si intende in tal modo coinvolgere il pubblico in un processo di riscoperta del proprio territorio e di valorizzazione delle risorse esistenti attraverso i linguaggi dell’arte contemporanea.

 

Iniziative di formazione per operatori museali sono sempre state promosse dalla Giunta Regionale all’interno della propria programmazione annuale. Nel 2001 è stato ideato uno specifico progetto, chiamato "Formamuseo", dedicato ad approfondire in contesti seminariali i principali e più attuali argomenti della museologia in Italia e rivolto ai direttori dei musei. Anche tra le finalità del "Patto per l’arte contemporanea" vi è il tema della formazione e per questo motivo le attività promosse in questo contesto hanno voluto prevedere iniziative rivolte a questa importante e, spesso, sottovalutata esigenza del personale museale. Dopo prima esperienza a carattere sperimentale attuata con il Comune di Oderzo per la formazione di operatori didattici ai quali ricorrere per la mostra dedicata alle celebrazioni di Alberto Martini, l’obiettivo si è spostato verso i temi della conservazione.

In collaborazione con la Fondazione C.U.O.A. di Altavilla Vicentina, il tradizionale contenitore "Formamuseo" si è ampliato accogliendo "FuturoCONTEMPORANEO", una serie di incontri dedicati ad esplorare materiali e metodi della conservazione delle arti del XX e del XXI secolo tramite esempi di intervento scelti, tra i molti possibili, allo scopo di costituire la memoria di alcuni dei principali interventi di tutela realizzati nella nostra regione. Grazie alla collaborazione scientifica del noto restauratore Antonio Rava e al supporto di un comitato rappresentativo delle istituzioni coinvolte nell’iniziativa (Regione del Veneto, C.U.O.A., Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Unesco, Fondazione Querini Stampalia) il corso intende porsi soprattutto come occasione di incontro tra operatori che, a diverso titolo di responsabilità e di ruolo professionale e con differenti provenienze culturali, sono accomunati dal compito di conservare l’arte del Novecento in situazioni non sempre favorevoli al rispetto di un corretto piano di manutenzione.

 

La Regione, attraverso la sua programmazione ordinaria, sostiene le attività dello spettacolo le cui manifestazioni, a seconda delle opportunità offerte dalle sedi o dagli istituti coinvolti, possono in alcuni casi aver luogo in contesti museali.

Con le iniziative rivolte alla valorizzazione dell’arte contemporanea, si è inteso proporre in modo sistematico una programmazione culturale che, attraverso forme diverse di espressione dei linguaggi artistici, permetta un avvicinamento più diretto tra il grande pubblico e le sedi museali che conservano l’arte del XX e XXI secolo: in questo modo è possibile, grazie alla segnalazione di operatori culturali interessati a queste modalità di rappresentazione e attivi nel nostro territorio, far entrare il mondo dello spettacolo in luoghi solitamente non abituati a ospitare questo tipo di attività multidisciplinari. Avvalendosi di associazioni culturali da tempo impegnate in queste sperimentazioni e già in relazione, non solo nel Veneto, con istituti museali particolarmente predisposti ad ospitare questa tipologia di spettacolo, è stato possibile verificare l’interesse del grande pubblico: l’efficacia delle iniziative discende dalla capacità degli autori a relazionarsi in modo sinergico con i direttori dei musei, i quali hanno dimostrato di accogliere con interesse le manifestazioni apprezzando altresì il ruolo promotore dell’ente regionale.

 

Con la direzione artistica di Nin Scolari, la società cooperativa "Teatrocontinuo" di Padova ha ideato il progetto "Il Soffio e l’Uragano" basato sulla suggestione derivante dal rapporto tra l’artista, il committente e il mecenate che si sviluppa nella dimensione museale nel corso del Novecento. L’opera d’arte invia un soffio che risuonerà nel corpo, nella mente e nel cuore di chi guarda, come un uragano tale da scardinare i precedenti assunti e inviare a ricercare ulteriormente e altrove. I musei dovrebbero poter essere il luogo dell’inatteso, delle convinzioni che possono essere confermate o negate: l’azione teatrale consente di sviluppare approcci non convenzionali al museo, troppo spesso sentito come un luogo sacralizzato quale tempio del sapere. Secondo Teatroconinuo, se si sa guardare i musei nascondono l’officina dell’artista: in un museo è possibile immaginare (macchie di colore sul pavimento, lame di luce che illuminano il soggetto, uno spazio bianco che si riempie di segni e colore…) e, se si è ancora più attenti, è possibile "vedere" le ansie e il sudore, le incertezze e i dubbi, le notti insonni che hanno accompagnato la costruzione della forma di quell’opera.

All’idea creativa alla base di un luogo museale (creato, allestito o decorato a seguito dello scambio di idee tra artista, architetto e committente) sono stati dedicati i quattro spettacoli che Nin Scolari ha ideato per altrettante sedi espositive: la pinacoteca della Querini Stampalia a Venezia, dove antico e moderno si uniscono grazie al genio di Carlo Scarpa; il museo di Castelvecchio a Verona in cui si ritrova il tocco scarpiano a segnare una chiave di lettura dell’esposizione che ha fatto scuola; il complesso affrescato ed arredato sotto la regia di Gio Ponti negli anni Trenta e Quaranta a Palazzo Bo’ dell’Università di Padova; la villa Caldogno nel vicentino, proiettata dalla matrice palladiana al futuro del "C4", il Centro Cultura del Contemporaneo Caldogno pensato per sviluppare il rapporto tra le arti del XXI secolo e le specificità storiche del territorio.

 

Nel solco di questa modalità operativa, la Regione ha sostenuto il progetto della associazione culturale senza scopo di lucro "Il Posto" di Venezia, specializzata da anni in danza contemporanea e in iniziative performative di valorizzazione delle architetture. Particolarmente attiva da più di dieci anni nella realizzazione di eventi ed allestimento nei quali le strutture coreografiche e spaziali e le scelte musicali e acustiche si fondono con il luogo della performance, l’associazione ha proposto un progetto, denominato "InCorpo®Arti", di approccio alla creazione contemporanea attraverso il corpo in quanto le arti favoriscono modalità di percezione e di pensiero differenti da altre discipline. Il programma, curato da Wanda Moretti, si sviluppa coinvolgendo tre sedi museali presenti e attive nel territorio (privilegiando, quindi, altri punti di vista rispetto alle sedi più tradizionali, quali quelle collocate nei capoluoghi di provincia) e nelle quali il rapporto tra danza e architettura è particolarmente evidenziabile: l’architettura della nuova sede museale di Borgoricco (PD) opera di Aldo Rossi, il palazzo Foscolo ad Oderzo (TV) in relazione alla pinacoteca di Alberto Martini e la Galleria d’Arte Contemporanea "Ai Molini" a Portogruaro (VE). Accanto agli spettacoli è stato, inoltre, previsto un ciclo di incontri con noti autori e studiosi dell’arte e della danza contemporanee. La modalità di trattazione degli argomenti consente di coinvolgere il pubblico giovanile, più abituato a frequentare i luoghi teatrali e dello spettacolo rispetto ai musei, ma anche quanto saranno interessati, ad esempio per motivi di ricerca educativa, a mettere in relazione diverse forme espressive per agevolare la scoperta dell’arte del Novecento e contemporanea.

 

Dalle straordinarie antichità veronesi al paradosso di Venezia, città che sorge sull’acqua, e – attraverso Palladio – sino alle opere di Carlo Scarpa, l’architettura ha rivestito nel Veneto un ruolo centrale per la cultura e l’identità di una intera comunità. Negli ultimi cinquant’anni lo sviluppo impetuoso dell’economia ha causato una trasformazione, spesso incontrollata, del territorio veneto e del suo paesaggio. Oggi la Regione rivolge un’attenzione particolare alla ricerca di una nuova qualità della vita, dove sviluppo economico e tutela del territorio seguono un cammino comune; un segnale in tal senso si coglie anche nella pubblicazione, ad ogni inizio d’anno, di agende dedicate all’architettura ( 2004: Palladio e Scarpa, 2005: Palladio e la Villa veneta , 2006: Veneto architetture 1995-2005 ). Il nuovo percorso della politica regionale valorizza anche alcune importanti iniziative sviluppatesi nel Veneto per premiare la qualità nell’architettura: il Premio internazionale Barbara Cappochin a Padova , il premio alla committenza Dedalo Minasse a Vicenza, il premio Città di Oderzo, il premio internazionale Carlo Scarpa per il giardino a Treviso.

Questa attenzione alla qualità dell’architettura e al valore del paesaggio culturale si è manifestata in particolare in alcune iniziative forti della Regione: la valorizzazione dell’opera di Carlo Scarpa, la partecipazione alla biennale architettura del 2004 con un proprio padiglione, la realizzazione del Memorial Memoria e Luce di Daniel Libeskind a Padova.

 

Nel 2006 ricorre il primo centenario della nascita del più grande architetto veneto dopo il Palladio. Le celebrazioni arrivano dopo alcuni anni di intensa attività di un comitato paritetico Stato-Regione che ha visto collaborare alacremente attorno allo studio e alla valorizzazione dell’archivio dei disegni di Carlo Scarpa e delle sue realizzazioni le strutture regionali, la Direzione Arti Contemporanee del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e istituzioni specialistiche del Veneto. Un primo importante risultato sarà nel 2006 l’inaugurazione della raccolta dei disegni di Carlo Scarpa di proprietà dello Stato in locali espressamente dedicati nell’archivio di Stato di Treviso. Tale sede sarà il centro propulsore dell’attività di studio e valorizzazione del grande architetto che coinvolgerà tanti soggetti diversi e vedrà in particolare nel Centro Internazionale Studi di Architettura Andrea Palladio (CISA) di Vicenza il luogo della documentazione video, fotografica e orale mentre nel Museo di Castelvecchio a Verona la sede principale delle altre collezioni di proprietà della regione: un museo virtuale aperto a ricercatori e studiosi che nel futuro vorranno ispirarsi all’opera di Scarpa.

 

Una città come Venezia non poteva ignorare uno dei grandi temi dell’architettura che ha animato il dibattito negli ultimi anni: le trasformazioni del tessuto urbano e produttivo delle aree di frontiera nel loro rapporto con l’acqua. Alle problematiche dei waterfronts è stato pertanto dedicato il Padiglione che la Regione ha voluto realizzare all’interno della Biennale di Architettura 2004, Metamorph : un padiglione galleggiante sulle acque dell’Arsenale realizzato su progetto dell’arch. Alberto Cecchetto per ospitare una esposizione – ideata e curata dall’architetto Rinio Bruttomesso, del Centro Internazionale Città d’Acqua di Venezia – delle migliori iniziative di architettura nel Veneto, da Gehry a Libeskind, e di grandi progetti di trasformazione delle aree waterfront nel mondo.

 

Qualità dell’architettura e armonioso rapporto con il territorio sono, quindi, temi centrali dell’azione del governo regionale del Veneto nei prossimi anni. Per dimostrare che queste azioni non sono soltanto dichiarazioni di principio, ma espressioni di una volontà precisa di agire, si è cercato di dare il buon esempio e ciò è avvenuto con lo spazio urbano Memoria e Luce progettato da Daniel Libeskind: un memorial contenente una trave d’acciaio del World Trade Center, donata al Veneto dal Dipartimento di Stato americano, e collocata all’interno di un libro aperto in vetro trasparente, alto 17 metri. Un pensiero dello scrittore Mario Rigoni Stern ci accompagna nella lettura della memoria.

 

Regione del Veneto - Assessorato alla Cultura
Segreteria Regionale Cultura
Direzione Regionale Beni Culturali

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