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Il
Cadore, rinomato fino al secondo dopoguerra per i suoi boschi e per le
innumerevoli segherie alimentate dalle acque del Piave e dei suoi
affluenti, presenta un ininterrotto susseguirsi di abetaie che ormai
prendono il sopravvento sui pascoli. Se delle segherie rimangono
talvolta solo i ruderi, il legno è ovunque: nelle fontane, nei fienili,
nelle case, come quelle di Sappada/Plod'n, una comunità di origine
carinziana, alle sorgenti del Piave, dove si parla ancora un dialetto
tedesco. Il paese ha una struttura insediativa a borgate, con
abitazioni plurifamiliari. I rustici, in genere separati
dall'abitazione, sono dotati di poggioli e stanghe per l'essiccazione
dei piselli e dei cereali. Qui, come nel Comelico, sono presenti rituali
carnevaleschi di grande interesse. I cortei di maschere per tre
domeniche consecutive (domenica dei poveri, dei ricchi e dei contadini)
si snodano lungo le borgate, preceduti dai Rollate: uomini
imponenti, vestiti di pelliccia e provvisti di pesanti campanacci (rollen)
e di una scopa, che spaventano i partecipanti, rincorrendoli. Le
maschere lignee e i costumi più significativi del Carnevale sono
esposti (nel periodo primaverile-estivo) nella Casa-museo
di Borgata Cretta, un esempio
interessante di abitazione contadina con gli arredi originali. Notevole
è la pala da neve scavata in un unico tronco di faggio. Nel Museo
etnografico "Giuseppe Fontana" sono invece conservati
numerosi altri reperti relativi al lavoro, alla vita quotidiana e alla
religiosità della comunità sappadina. Nella borgata Fontana è
visibile una grande struttura lignea per seccare i cereali.
Anche i Carnevali del vicino Comelico appaiono molto articolati e
ancora pieni di suggestioni. Ogni frazione ha il proprio corteo di
maschere con personaggi ben caratterizzati come i matazins e il lachè,
muniti di copricapi coloratissimi ed elaborati, nastri e scialli o come
le mascri da bela e le mascri da vecia con i volti coperti
da maschere di legno. Il corteo invade le strade, esibendosi in danze
eleganti, sulle note di musiche tradizionali. Una documentazione sui
carnevali del Comelico, con l'esposizione di alcuni costumi
carnevaleschi, si trova nel Museo Etnografico "La stua"
di Casamazzagno. Di particolare bellezza i volti lignei. Il
museo, che prende il nome dalla stanza foderata in legno dove la
famiglia trascorreva l'inverno al tepore della stufa in muratura,
presenta una ricostruzione degli ambienti tipici delle case del Comelico
e dei cicli di lavoro più significativi. Il museo di Casamazzagno è
una cellula del sistema museale del Comelico, che comprende anche il
piccolo Museo "La fudina" di Dosoledo e il Museo
della cultura alpina del Comelico di Padola. Nel primo è esposta
l'intera strumentazione della "Fudina dei fauri": dal tornio
al trapano a trazione manuale, dalle cesoie a leva alle bordatrici e
alle piegatrici. Questi oggetti testimoniano l'evoluzione di
un'attività molto diffusa in Comelico, quella dei fabbri calderai
ambulanti, conosciuti ben lontano dai confini del loro territorio. Nel
Museo di Padola invece sono ricostruiti alcuni cicli produttivi
tradizionali, mediante oggetti, fotografie e modellini
dettagliati dell'artigiano Alberto De Bettin.
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