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L'itinerario
parte da Soverzene, dove è presente una centrale idroelettrica
di grande interesse, con volte affrescate da Gianni Resenterra. Si
tratta di una delle tante centrali della montagna bellunese, costruite a
partire dai primi decenni del '900, sfruttando la disponibilità idrica
e la morfologia accidentata per produrre quel "carbone
bianco", l'energia elettrica appunto, fondamentale per lo sviluppo
industriale del Veneto.
Bianco, in queste zone, come nell'Alpago, è talvolta anche il colore
dell'abito che porta il Martorèl, essere fantastico con
il muso di martora, simile al Mazarol, folletto
dispettoso, vestito di rosso che ritroveremo più avanti nel nostro
cammino. Nelle immediate vicinanze della centrale è visitabile un mulino
del 1779, recentemente restaurato, con tetto in lastre di pietra. Si
tratta di una compresenza significativa di diverse e talora contrastanti
modalità d'uso delle acque. |
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Proseguendo verso Pian di Vedoia si possono vedere due mulini, di cui il più antico ancora in funzione. Dopo aver attraversato Ponte nelle Alpi, un tempo porto fluviale, con "passo barca", si raggiunge Soccher; merita di essere visto il tratto in pietra del canale di derivazione del Piave e le cave che si trovano nei vicini paesi di Casan, Arsiè, Cadola, Col de Pèra, La Secca. Pietre sapientemente tagliate caratterizzano i muri delle case rurali di questa zona. Anche nell'Alpago, verso cui procede il nostro itinerario è possibile ancora osservare, in un ambiente ricco di pascoli e di boschi, qualche edificio in pietra, adibito a stalla-fienile con il timpano a gradoni, fino a qualche decennio fa coperto in paglia e scaglie di pietra, di cui esistevano a Pieve d'Alpago alcune cave. In località Schiucaz, vicino a Pieve, due mulini da cereali (della famiglia Pizzol e della famiglia Zanon) mostrano i numerosi adattamenti avvenuti nel corso degli anni per far fronte alle nuove esigenze della produzione. Nel mulino dei Zanon si sono conservati le tramogge e gli ingranaggi della ruota in legno. |
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