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La Val Belluna è un'ampia conca su cui si affacciano le Alpi Dolomitiche, le Prealpi Bellunesi e un breve tratto delle Alpi Carniche. Il fondo vallivo è tagliato a metà dalla Piave, ormai debole filo d'acqua che lambisce svogliatamente le grave colonizzate da bassi saliceti. |
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Museo Civico di Belluno |
Da questi, gli artigiani bellunesi ricavavano materia prima (le venghe) per fabbricare ceste. La valle è coperta da una fitta trama di insediamenti, che presentano un'insospettata varietà di tipi edilizi. Il percorso inizia da Belluno, fino ai primi decenni del '900 porto fluviale per l'attracco delle zattere. |
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Di questa attività resta qualche testimonianza nell'antico Borgo Piave: dalla chiesetta di San Nicolò, patrono degli zattieri e dei barcaioli, al Botegon, luogo di ritrovo degli zattieri, a toponimi come Port e via Uniera dei zater. Alcune tavolette votive conservate nel Museo civico, facenti parte di una più ampia collezione proveniente dalla chiesa di S. Andrea, ricordano i pericoli legati a questo lavoro. Nello stesso museo, fondato nel 1873, è ospitata una delle più importanti collezioni italiane di gioielli popolari, raccolti nel Bellunese a partire dagli anni cinquanta da Rosetta Bozzoli Prosdocimi. La collezione comprende pregevoli stelle in filigrana d'argento, curaorecchie, "tremoli" da acconciatura con motivi floreali, orecchini a pendente, pìroi, e spilloni da testa di varie fogge e dimensioni. I più interessanti sono forse quelli a forma di rocca, che venivano donati alla sposa per le nozze e quelli con una grossa capocchia sferica in filigrana d'argento, usati dalle balie. A Cavarzano, a pochi chilometri da Belluno, è stato allestito nel 1989 il Museo rassegna degli attrezzi del passato. Particolare attenzione è riservata alla ricostruzione di alcuni mestieri artigianali: la cardatura della lana, la lavorazione della canapa, la produzione delle sedie e degli zoccoli, la caseificazione, la falegnameria. Oltre a una notevole raccolta di pialle, compassi, trapani, torni e seghe a mano è esposto anche un modello di sega alla veneziana. Sotto una tettoia esterna sono ricoverati strumenti legati al lavoro agricolo: carri, erpici, seminatoi, aratri, che rimandano alle pratiche agricole più diffuse nell'area, tra Otto e Novecento. Nelle campagne della Val Belluna, molte delle quali condotte a mezzadria, la coltura prevalente era quella del granoturco, a cui si consociava il fagiolo. Mentre il primo era insufficiente per coprire i fabbisogni locali, il secondo veniva esportato verso la pianura venera. Particolarmente pregiati erano i fagioli di Lamon, con la scorza molto sottile, di cui si continua la coltivazione soprattutto nel Feltrino. Molto diffusa era anche la frutticoltura, con numerose varietà di meli.
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