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La Regione Veneto per la prelazione artistica

La Regione Veneto per la prelazione artistica: introduzione

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IL PRESIDENTE GALAN PRESENTA L'AFFRESCO DI VERONESE ACQUISTATO DALLA REGIONE

COMUNICATO STAMPA N. 474 DEL 7/3/2003
(A cura dell'Ufficio Stampa della Regione Veneto)

IMMAGINE: Paolo Veronese, Minerva tra la Geometria e l'Aritmetica. (Clicca sull'immagine per ingrandirla)

Paolo Veronese, Minerva fra la Geometria e l'Aritmetica,
affresco strappato cm. 190x284

 

Testo del Comunicato

(AVN) - Venezia, 7 mar. - "E' proprio stando davanti ad un'opera d'arte che si comprende quanto la tutela del patrimonio artistico sia non solo dovere pubblico, ma anche interesse dell'intera società". A dirlo è stato il presidente della Regione del Veneto, Giancarlo Galan presentando ad autorità e personalità del mondo della cultura e dell'arte la prima acquisizione al patrimonio regionale di un’opera d’arte soggetta a vincolo di tutela. Si tratta dell'affresco di Paolo Veronese dal titolo "Minerva fra la Geometria e l’Aritmetica", che è stato posto con un allestimento provvisorio nel salone principale di Palazzo Balbi.

L’opera (che misura 190x284 cm.) apparteneva in origine alla decorazione della villa Soranzo a Treville di Castelfranco Veneto (Treviso), progettata da Michele Sanmicheli e costruita poco dopo il 1540 per il patrizio veneziano Alvise Soranzo, affrescata nel 1551 da Paolo Veronese e Giovan Battista Zelotti. Nel 1818 l’edificio fu distrutto e la decorazione pittorica andò dispersa in varie sedi, pubbliche e private.

Nei confronti di questo frammento - ha ricordato il presidente Galan - la giunta veneta ha esercitato per la prima volta il diritto di prelazione che è stato riconosciuto alle Regioni, alle Province ed ai Comuni solo di recente sulla base del Testo Unico del 1999. Galan ha spiegato che, malgrado la bellezza dell'affresco, la decisione di comprarlo è stata tutt'altro che scontata, ma è stata presa per profonda convinzione e all'unanimità dalla giunta veneta.

"Una decisione - ha aggiunto - presa per segnare l'apertura di una nuova fase di collaborazione con lo Stato nelle politiche di tutela: un dovere di cui condividiamo finalità e responsabilità e di cui abbiamo condiviso anche gli oneri. Basti pensare che solo nel 2002 abbiamo investito più di 300 mila euro per il restauro di opere conservate nei musei veneti".

Per Galan il fatto che lo Stato abbia riconosciuto anche alle Regioni il diritto di prelazione, che è tipico dell'azione di tutela, oltre che ad aumentare il volume complessivo dell'impegno pubblico per contrastare la dispersione del patrimonio culturale, rappresenta la richiesta di un contributo di idee per dare efficacia alla spesa pubblica e nuova forza all'azione volta ad assolvere compiti davvero onerosi. Tuttavia il presidente si è chiesto anche se comprare, impegnando denaro pubblico contro i collezionisti, sia l'unico modo per evitare che pezzi importanti vadano dispersi.

"Il mio parere è che fare a braccio di ferro coi collezionisti sia tutto fuorchè un modo efficace di impegnare le risorse pubbliche. Io credo - ha detto Galan - che il diritto di prelazione debba dare alle istituzioni l'opportunità di arricchire le collezioni pubbliche, ma anche e soprattutto di aprire uno specifico spazio di dialogo, assolutamente trasparente, con il mercato".

Concludendo, il presidente veneto ha affermato che limitarsi a fronteggiare le emergenze è una pessima politica, specialmente nel settore culturale in cui le necessità superano di gran lunga le risorse disponibili; occorre quindi "fare di più e pensare in grande con il coinvolgimento non solo degli enti pubblici ma di tutta la società civile".

E' poi intervenuta Giovanna Nepi Scirè, soprintendente per il polo museale di Venezia, che ha illustrato le caratteristiche dell'affresco. E' uno dei 118 frammenti in cui è stata dispersa la decorazione originaria prima della demolizione della villa Soranzo. Tra il 1816 e il 1817 il conte Filippo Balbi fece strappare e trasportare su tela gli affreschi utilizzando una tecnica considerata ancora oggi esemplare.

Giovanna Nepi Scirè ha quindi lanciato l'idea di riunire in una mostra a Venezia, presso le Gallerie dell'Accademia, i vari frammenti per poter riammirare con una visione complessiva questa pregevole opera di Veronese che precede la grande decorazione della villa di Maser.


In uno spazio trapezoidale, delimitato da una cornice architettonica, compaiono tre figure femminili sedute, avvolte in ricche vesti; grazie agli attributi si identifica al centro la dea Minerva, con elmo, corazza e spada, a destra l’immagine allegorica della Geometria, che impugna un regolo, a sinistra la personificazione dell’Aritmetica, che reca una tavola con numeri iscritti.

L’opera, di eccellente livello qualitativo, apparteneva in origine alla decorazione della villa Soranzo a Treville di Castelfranco Veneto, detta “la Soranza”, progettata dall’architetto Michele Sanmicheli e costruita poco dopo il 1540 per il patrizio veneziano Alvise Soranzo, affrescata nel 1551 da Paolo Veronese e Giovan Battista Zelotti.

Tra il 1816 e il 1817, prima della demolizione della villa, il conte Filippo Balbi fece strappare e trasportare su tela gli affreschi, effettuando un precoce intervento di recupero, realizzato con una perizia tecnica che ancor oggi si considera esemplare.

Il ciclo pittorico della Soranza, cui è possibile ricondurre una serie di frammenti superstiti, ora dispersi presso varie sedi, offre una testimonianza quanto mai preziosa sul piano artistico, documentando l’incarico più impegnativo e prestigioso affrontato dal Veronese agli inizi della sua attività.

Notevole è l’importanza che il nostro frammento assume per ricostruire il significato del complesso programma iconografico, in cui la celebrazione delle Arti e delle Virtù presiedute da Minerva, dea della Sapienza, evidenzia il ruolo fondamentale riservato allo studio e all’esercizio dell’intelletto nell’ambito della ‘civiltà di villa’, che rappresenta un fenomeno di particolare rilievo per tutta la storia della cultura veneta.