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Testo del Comunicato
(AVN) - Venezia, 7 mar.
- "E' proprio stando davanti ad un'opera d'arte che si comprende
quanto la tutela del patrimonio artistico sia non solo dovere
pubblico, ma anche interesse dell'intera società". A dirlo è
stato il presidente della Regione del Veneto, Giancarlo Galan
presentando ad autorità e personalità del mondo della cultura e
dell'arte la prima acquisizione al patrimonio regionale di un’opera
d’arte soggetta a vincolo di tutela. Si tratta dell'affresco di
Paolo Veronese dal titolo "Minerva fra la Geometria e
l’Aritmetica", che è stato posto con un allestimento
provvisorio nel salone principale di Palazzo Balbi.
L’opera (che misura
190x284 cm.) apparteneva in origine alla decorazione della villa
Soranzo a Treville di Castelfranco Veneto (Treviso), progettata da
Michele Sanmicheli e costruita poco dopo il 1540 per il patrizio
veneziano Alvise Soranzo, affrescata nel 1551 da Paolo Veronese e
Giovan Battista Zelotti. Nel 1818 l’edificio fu distrutto e la
decorazione pittorica andò dispersa in varie sedi, pubbliche e
private.
Nei confronti di questo
frammento - ha ricordato il presidente Galan - la giunta veneta ha
esercitato per la prima volta il diritto di prelazione che è stato
riconosciuto alle Regioni, alle Province ed ai Comuni solo di recente
sulla base del Testo Unico del 1999. Galan ha spiegato che, malgrado
la bellezza dell'affresco, la decisione di comprarlo è stata
tutt'altro che scontata, ma è stata presa per profonda convinzione e
all'unanimità dalla giunta veneta.
"Una decisione - ha
aggiunto - presa per segnare l'apertura di una nuova fase di
collaborazione con lo Stato nelle politiche di tutela: un dovere di
cui condividiamo finalità e responsabilità e di cui abbiamo
condiviso anche gli oneri. Basti pensare che solo nel 2002 abbiamo
investito più di 300 mila euro per il restauro di opere conservate
nei musei veneti".
Per Galan il fatto che
lo Stato abbia riconosciuto anche alle Regioni il diritto di
prelazione, che è tipico dell'azione di tutela, oltre che ad
aumentare il volume complessivo dell'impegno pubblico per contrastare
la dispersione del patrimonio culturale, rappresenta la richiesta di
un contributo di idee per dare efficacia alla spesa pubblica e nuova
forza all'azione volta ad assolvere compiti davvero onerosi. Tuttavia
il presidente si è chiesto anche se comprare, impegnando denaro
pubblico contro i collezionisti, sia l'unico modo per evitare che
pezzi importanti vadano dispersi.
"Il mio parere è
che fare a braccio di ferro coi collezionisti sia tutto fuorchè un
modo efficace di impegnare le risorse pubbliche. Io credo - ha detto
Galan - che il diritto di prelazione debba dare alle istituzioni
l'opportunità di arricchire le collezioni pubbliche, ma anche e
soprattutto di aprire uno specifico spazio di dialogo, assolutamente
trasparente, con il mercato".
Concludendo, il
presidente veneto ha affermato che limitarsi a fronteggiare le
emergenze è una pessima politica, specialmente nel settore culturale
in cui le necessità superano di gran lunga le risorse disponibili;
occorre quindi "fare di più e pensare in grande con il
coinvolgimento non solo degli enti pubblici ma di tutta la società
civile".
E' poi intervenuta
Giovanna Nepi Scirè, soprintendente per il polo museale di Venezia,
che ha illustrato le caratteristiche dell'affresco. E' uno dei 118
frammenti in cui è stata dispersa la decorazione originaria prima
della demolizione della villa Soranzo. Tra il 1816 e il 1817 il conte
Filippo Balbi fece strappare e trasportare su tela gli affreschi
utilizzando una tecnica considerata ancora oggi esemplare.
Giovanna Nepi Scirè ha
quindi lanciato l'idea di riunire in una mostra a Venezia, presso le
Gallerie dell'Accademia, i vari frammenti per poter riammirare con una
visione complessiva questa pregevole opera di Veronese che precede la
grande decorazione della villa di Maser.
In uno spazio trapezoidale,
delimitato da una cornice architettonica, compaiono tre figure
femminili sedute, avvolte in ricche vesti; grazie agli attributi si
identifica al centro la dea Minerva, con elmo, corazza e spada, a
destra l’immagine allegorica della Geometria, che impugna un regolo,
a sinistra la personificazione dell’Aritmetica, che reca una tavola
con numeri iscritti.
L’opera, di eccellente
livello qualitativo, apparteneva in origine alla decorazione della
villa Soranzo a Treville di Castelfranco Veneto, detta “la Soranza”,
progettata dall’architetto Michele Sanmicheli e costruita poco dopo
il 1540 per il patrizio veneziano Alvise Soranzo, affrescata nel 1551
da Paolo Veronese e Giovan Battista Zelotti.
Tra il 1816 e il 1817, prima
della demolizione della villa, il conte Filippo Balbi fece strappare e
trasportare su tela gli affreschi, effettuando un precoce intervento
di recupero, realizzato con una perizia tecnica che ancor oggi si
considera esemplare.
Il ciclo pittorico della
Soranza, cui è possibile ricondurre una serie di frammenti
superstiti, ora dispersi presso varie sedi, offre una testimonianza
quanto mai preziosa sul piano artistico, documentando l’incarico più
impegnativo e prestigioso affrontato dal Veronese agli inizi della sua
attività.
Notevole è l’importanza che
il nostro frammento assume per ricostruire il significato del
complesso programma iconografico, in cui la celebrazione delle Arti e
delle Virtù presiedute da Minerva, dea della Sapienza, evidenzia il
ruolo fondamentale riservato allo studio e all’esercizio
dell’intelletto nell’ambito della ‘civiltà di villa’, che
rappresenta un fenomeno di particolare rilievo per tutta la storia
della cultura veneta.
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