|
Federalismo
Federalismo fiscale. Il Veneto è pronto con un “patto aperto”
“Accolgo la proposta di un patto aperto a chiunque ci stia, perché parta dal Veneto un iniziativa forte per la realizzazione del federalismo fiscale. Mi sembra la più opportuna delle iniziative e si può farla entro un mese. La situazione di estrema debolezza in cui si trova ad operare il governo credo che ci sia favorevole e bisogna approfittarne”. E’ stato il presidente della Regione Giancarlo Galan
(foto) a dichiarare la sua piena disponibilità a partecipare, sui temi del
federalismo, alla stesura di un protocollo d’intesa che superi gli schieramenti politici, avanzata dal consigliere regionale Achille Variati a Palazzo Cavalli Franchetti a Venezia in occasione del convegno “Regione del Veneto e federalismo fiscale”. E’ ormai in corso da tempo, a livello regionale e a livello nazionale, il dibattito sulla necessità di un nuovo assetto istituzionale, orientato al federalismo, e di una maggiore autonomia alle Regioni. La giunta regionale del Veneto, come già noto, nel 2006 ha presentato una proposta di legge statale per la creazione di un nuovo sistema di federalismo fiscale e sulla stessa materia in Consiglio regionale sono state presentate anche altre iniziative legislative.
Lo hanno ricordato durante i lavori il presidente del consiglio veneto Marino Finozzi
(foto a destra) – che ha previsto tempi brevi per l’approvazione del nuovo Statuto del Veneto - e i docenti universitari Mario Bertolissi, Enrico Minnei, Luca Antonini, Carlo Buratti e Gian Candido De Martin. Ne hanno parlato successivamente nel corso di un tavola rotonda i consiglieri regionali Francesco Piccolo, Franco Manzato, Achille Variati
(foto in basso) e Carlo Alberto Tesserin, il presidente della provincia di Verona Elio Mosele e il sindaco di Padova Flavio Zanonato. Da parte sua il presidente Galan nel suo intervento ha fatto riferimento all’approvazione del nuovo Statuto, augurandosi che sia davvero a breve termine, “altrimenti – ha detto – ci sarebbe da chiedersi: ma può una Regione che aspira ad essere leader nazionale in materia di federalismo e di autonomia regionale, non
disporre ancora del suo nuovo Statuto?”. Il presidente ha aggiunto che dal confronto di oggi emerge con chiarezza che tutti vogliamo eliminare i principali difetti dell’attuale sistema di finanza regionale e locale che porta con sé gravi difetti: crea profonde e sistematiche sperequazioni e non responsabilizza gli amministratori regionali. Appare inoltre inadeguato e inapplicabile come modello per l’attuazione integrale dell’articolo 119 della Costituzione. “Credo che un altro risultato, sul quale molti concordano – ha proseguito Galan - sia l’effettivo aumento dell’autonomia di entrata e di spesa delle Regioni e degli enti locali. Questo va fatto attraverso l’introduzione dei tributi propri, inseriti in un contesto diretto ad evitare discrasie e irrazionalità e teso ad aumentare l’efficienza dell’agire amministrativo. A livello nazionale invece va garantito un netto riequilibrio territoriale che superi storiche situazioni di disparità”.
Su quest’ultimo punto il presidente ha sottolineato due situazioni diverse. La prima è : la disparità di trattamento tra Regioni ordinarie e Regioni a Statuto speciale. Il Veneto è l’unica Regione italiana confinante con due Regioni a Statuto speciale e i cittadini veneti sentono sempre più come inaccettabili le differenti condizioni in cui versano rispetto al Trentino-Alto Adige e Friuli Venezia Giulia. L’altra situazione riguarda le sperequazioni
che vengono mantenute storicamente a favore delle Regioni ordinarie meno efficienti e più
assistenzialiste, ed in particolare verso alcune Regioni meridionali, da sempre “casi di scuola” dell’inefficienza amministrativa, premiate dal criterio della “spesa storica”. E questi aspetti non vanno in nessun modo confusi con la realizzazione di un giusto e responsabile equilibrio tra autonomia, efficienza e solidarietà per le zone meno sviluppate del Paese. Un altro profilo rilevante è l’attribuzione alle Regioni della possibilità di esercitare le proprie competenze in posizione di reale autonomia e responsabilità dalle decisioni del Governo centrale. Fino ad oggi, invece, lo Stato ha ripetutamente invaso la sfera di autonomia regionale, soprattutto nell’area del bilancio e dei tributi. Tra i punti dolenti del rapporto Stato/Regioni, il presidente ha ricordato la correlazione tra prelievo fiscale e beneficio connesso alle funzioni esercitate. Il cosiddetto residuo fiscale, vale a dire la differenza tra quanto viene versato in tributi dai cittadini veneti e quanto viene ricevuto in termini di spesa statale, ammonta a quasi 2.400 euro pro-capite (dati del 2003). E il Veneto è storicamente ai primissimi posti di questa poco lusinghiera classifica. Oltre che sulle proposte di riforma costituzionale, la partita di questi anni si giocherà tutta sulle norme di attuazione dell’articolo 119 della Costituzione, le quali, fissando una serie di principi di coordinamento della finanza pubblica, diventeranno il cardine della nuova struttura Stato/Regioni. “L’articolo 119 – ha detto Galan - già riconosce l’autonomia degli Enti territoriali, delineando l’architettura fondamentale delle relazioni finanziarie fra i diversi livelli di governo e riformulando il sistema dei finanziamenti degli enti territoriali. Esso individua nei tributi ed entrate propri, nella compartecipazione al gettito dei tributi erariali riferibili al territorio dell’ente e nel Fondo perequativo per territori con minore capacità fiscale per abitante, le uniche fonti di finanziamento degli enti territoriali per l’esercizio delle funzioni pubbliche loro attribuite. Sempre nell’articolo 119 viene riconosciuta alle Regioni la possibilità di stabilire ed applicare tributi propri e quindi di godere di un ampio margine di discrezionalità e di autonomia nel fissare i loro elementi costitutivi”. “Vorrei infine sottolineare un altro elemento di criticità connesso al tema federalista. Se il federalismo si coniuga bene con il bipolarismo, non lo fa altrettanto con il bicameralismo. L’attuale bicameralismo perfetto va superato, non bastano le attuali ipotesi di modifica della legge elettorale. Si parla molto in questi giorni di premio di maggioranza nazionale da estendere anche al Senato: vorrei ricordare che alle ultime elezioni politiche con questa modifica il centro-destra avrebbe vinto proprio al Senato, avendo conquistato a livello nazionale circa 200.000 voti in più del centro-sinistra. Ci troveremmo quindi in una situazione paradossale di Parlamento diviso, con maggioranze diverse nelle due camere. Il bicameralismo perfetto è diventato insostenibile, dato che mina, soprattutto in presenza di assetto bipolare, la stabilità e la governabilità del paese. Bisogna dunque lavorare con urgenza in direzione del superamento del bicameralismo paritario, con la creazione di un Senato delle Regioni che dia un vero assetto federale al nostro paese”.
|