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Mostre
A Belluno opere inedite del
Tiziano, nuove scoperte, restauri, curiosità
Per
visitare, nel cinquecentesco Crepadona di Belluno, la mostra dedicata
all’ultima stagione pittorica di Tiziano Vecellio c’è tempo fino
al 6 gennaio 2008: è l’occasione per conoscere più a fondo la
personalità del grande artista, le sue attività, il suo territorio
– era nato a Pieve di Cadore; è sepolto a Venezia, all’interno
della basilica dei Frari (dove alle spalle dell'altare maggiore è
ammirata una sua famosa Pala, l'Assunta) – e la sua tormentata e
favolosa stagione di questo grande maestro del Rinascimento, definito
anche il “divin pittore”.
Tiziano, dopo il sacco di Roma del 1527, ebbe proprio a Venezia come
suoi migliori amici il poligrafo Pietro Aretino (che per 30 anni fu
anche suo procuratore) e l’architetto-scultore Jacopo Tatti, detto
il Sansovino. I tre in quel periodo – così dicono le cronache e
risulta agli studiosi – dettero vita ad una traide inscindibile
legata da amicizia e professione, in quella Venezia considerata la “Capitale
della libertà, del buon governo e anche del divertimento”.
Titolo della mostra è “Tiziano. L’ultimo atto”; è stata curata
da Lionello Puppi e allestita da Mario Botta, il primo professore
ordinario di storia dell’arte presso l’università di Venezia, il
secondo noto architetto ticinese.
Anche
a palazzo Cosmo di Pieve di Cadore, sede della Magnifica Comunità,
ospita opere e documenti che testimoniano l’attività del Tiziano
(lettere autografe, carte d’archivio, registri verbali della
Magnifica, pratiche cartacee intriganti per soggetto e storia e anche
dimenticate). E’ stato di fatto creato un insostituibile “Titian’s
Country”.
Oltre un centinaio sono le opere proposte al pubblico e agli esperti
tizianeschi, tra dipinti, incisioni e disegni, molti dei quali sono
stati prestati da musei internazionali: il Prado e El Escorial di
Madrid, l’Ermitage di S. Pietroburgo, il Fitzwulliam museum du
Cambridge, il Rijksmuseum di Amsterdam, lo Statens Museum fur Kunst di
Copenaghen, il Louvre di Parigi, la National Gallery di Washington e
il Brukental Museum di Sibiu e poi da Losanna e Ungheria. Da citare
doverosamente “prestiti” di Istituzioni di Bellinzona, Bergamo,
Padova, Firenze (Galleria degli Uffizi), Bassano, Brescia e altri
ancora.
Perché “l’ultimo atto”? Con la sua arte Tiziano ha illuminato
un’epoca. Colore e luce: sono questi i 2 elementi e il segreto dell’arte
suprema di Tiziano, in gioventù come in vecchiaia; il senso del
colore come materia che “fa” il quadro.
La mostra ha anche dello spettacolare grazie al genio architettonico
di Botta che ha inventato un padiglione esterno al palazzo Crepadona
di 12 metri di lato per ampliare lo spazio espositivo e creare nuove
prospettive.
Numerosi enti pubblici (Provincia e Comune di Belluno), privati e
istituzioni bancarie (Cariverona) hanno dato sostegno a questa mostra;
anche la Regione del Veneto lo ha fatto, ha detto il Presidente
Giancarlo Galan, “consapevole e responsabile della straordinaria
ricchezza dei beni culturali che il bellunese custodisce” e per “far
conoscere al cittadino una maggiore consapevolezza del valore della
cultura presente in Veneto”.
Anche l’imprenditore dell’occhialeria Vittorio Tabacchi, nella sua
qualità di Presidente della Fondazione Centro Studi Tiziano e Cadore,
ha sottolineato che “mai prima d’ora, in terra di Tiziano, si era
riusciti a realizzare un evento tanto importante sul piano espositivo
quanto ambizioso dal punto di vista della ricerca e delle novità
interpretative; Tiziano nei suoi novant’anni di vita, vissuta in un
periodo di trasformazioni radicali in Europa, è stato un gigante dell’arte
e protagonista assoluto”. Per il Presidente della Provincia di
Belluno Sergio Reolon la mostra sul Tiziano “è una sfida importante
per il territorio bellunese”.
Un’ altra positiva valutazione è esposta da Anna Maria Spiazzi,
Soprintendente per il patrimonio storico, artistico ed
entoantropologico per le province di Venezia, Padova, Belluno e
Treviso: “la mostra ha come ingrediente fondamentale la relazione
tra l’opera pittorica, la biografia dell’artista e il suo
territorio e nell’appoggiare l’evento la Soprintendenza è
impegnata a rendere visitabili e ad approfondire attraverso ricerche e
una pubblicazione specifica, alcuni luoghi particolarmente
significativi per la presenza di dimore familiari, di opere del
maestro o della cerchia più stretta dei suoi familiari”.
Questo
evento unico, dunque, è un appuntamento culturale da non perdere per
le opere inedite, oppure esposte per la prima volta, spesso di
altissima qualità, per non parlare dei documenti ritenuti fino ad
oggi perduti, grazie ad una campagna di indagini.
Al di là dei 20 dipinti autografi del Maestro (quasi tutti dedicati
all’arte sacra, ma ci sono anche “Madonna Molloy”, non più
esposta dagli anni ’30 dello scorso secolo o “Venere e Adonè”,
che da oltre 150 anni non è stata messa a disposizione del pubblico e
gli inediti “Ritratti di donna con fanciulla”) merita attenzione
la sezione dei disegni e stampe, cioè straordinari fogli da porre in
connessione con dipinti esistenti o opere perdute o ancora concepiti.
E sulla vita di Tiziano e sulla “bottega-impresa” si sono appresi
alcuni particolari, anche un po’ intriganti: Tiziano è stato un
artista ma anche un uomo d’affari, talvolta spregiudicato, si è
occupato anche di compravendite di case e terreni e negli ultimi anni
volle mettere ordine, proprio nella sua terra natale, al suo stato
patrimoniale, sollecitando “sospesi di pagamento” per alcuni
dipinti: insomma incombenze manageriali ma anche affettive: s’è
prodigato per una figlia illegittima, è stato un evasore fiscale nei
confronti del Governo di Venezia tant’è che ebbe a supplicare il
Doge perché intercedesse per sollevarlo da una imposizione di tasse:
tutto materiale cartaceo, non ozioso, ospitato alla mostra che è
utile per comprendere meglio questo grande personaggio, pittore
ufficiale della Serenissima, e il suo “marchio di fabbrica”, una
sorta di sistema articolato, fatto di collaboratori, apprendisti,
garzoni e Lui - il Pittore Imperiale - gestore della suo intelletto e
dei profitti che ne ha tratto anche attraverso il “sistema della
repliche” una sorta di fase di ricalco dell’opera che poi Tiziano
ripeteva lavorando sempre sulla primaria ossatura per imbastire nuove
combinazioni e variate, di volta in volta: la pittura come un “work
in progress”: è questa la fase indagata dalla mostra di Belluno e
che riguarda ultimi 20 anni di Tiziano Vecellio.
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