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anno X - settembre  2007 - numero 9 


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Mostre


A Belluno opere inedite del Tiziano, nuove scoperte, restauri, curiosità


Per visitare, nel cinquecentesco Crepadona di Belluno, la mostra dedicata all’ultima stagione pittorica di Tiziano Vecellio c’è tempo fino al 6 gennaio 2008: è l’occasione per conoscere più a fondo la personalità del grande artista, le sue attività, il suo territorio – era nato a Pieve di Cadore; è sepolto a Venezia, all’interno della basilica dei Frari (dove alle spalle dell'altare maggiore è ammirata una sua famosa Pala, l'Assunta) – e la sua tormentata e favolosa stagione di questo grande maestro del Rinascimento, definito anche il “divin pittore”. 
Tiziano, dopo il sacco di Roma del 1527, ebbe proprio a Venezia come suoi migliori amici il poligrafo Pietro Aretino (che per 30 anni fu anche suo procuratore) e l’architetto-scultore Jacopo Tatti, detto il Sansovino. I tre in quel periodo – così dicono le cronache e risulta agli studiosi – dettero vita ad una traide inscindibile legata da amicizia e professione, in quella Venezia considerata la “Capitale della libertà, del buon governo e anche del divertimento”.
Titolo della mostra è “Tiziano. L’ultimo atto”; è stata curata da Lionello Puppi e allestita da Mario Botta, il primo professore ordinario di storia dell’arte presso l’università di Venezia, il secondo noto architetto ticinese. 

Anche a palazzo Cosmo di Pieve di Cadore, sede della Magnifica Comunità, ospita opere e documenti che testimoniano l’attività del Tiziano (lettere autografe, carte d’archivio, registri verbali della Magnifica, pratiche cartacee intriganti per soggetto e storia e anche dimenticate). E’ stato di fatto creato un insostituibile “Titian’s Country”.
Oltre un centinaio sono le opere proposte al pubblico e agli esperti tizianeschi, tra dipinti, incisioni e disegni, molti dei quali sono stati prestati da musei internazionali: il Prado e El Escorial di Madrid, l’Ermitage di S. Pietroburgo, il Fitzwulliam museum du Cambridge, il Rijksmuseum di Amsterdam, lo Statens Museum fur Kunst di Copenaghen, il Louvre di Parigi, la National Gallery di Washington e il Brukental Museum di Sibiu e poi da Losanna e Ungheria. Da citare doverosamente “prestiti” di Istituzioni di Bellinzona, Bergamo, Padova, Firenze (Galleria degli Uffizi), Bassano, Brescia e altri ancora.
Perché “l’ultimo atto”? Con la sua arte Tiziano ha illuminato un’epoca. Colore e luce: sono questi i 2 elementi e il segreto dell’arte suprema di Tiziano, in gioventù come in vecchiaia; il senso del colore come materia che “fa” il quadro.
La mostra ha anche dello spettacolare grazie al genio architettonico di Botta che ha inventato un padiglione esterno al palazzo Crepadona di 12 metri di lato per ampliare lo spazio espositivo e creare nuove prospettive.
Numerosi enti pubblici (Provincia e Comune di Belluno), privati e istituzioni bancarie (Cariverona) hanno dato sostegno a questa mostra; anche la Regione del Veneto lo ha fatto, ha detto il Presidente Giancarlo Galan, “consapevole e responsabile della straordinaria ricchezza dei beni culturali che il bellunese custodisce” e per “far conoscere al cittadino una maggiore consapevolezza del valore della cultura presente in Veneto”. 
Anche l’imprenditore dell’occhialeria Vittorio Tabacchi, nella sua qualità di Presidente della Fondazione Centro Studi Tiziano e Cadore, ha sottolineato che “mai prima d’ora, in terra di Tiziano, si era riusciti a realizzare un evento tanto importante sul piano espositivo quanto ambizioso dal punto di vista della ricerca e delle novità interpretative; Tiziano nei suoi novant’anni di vita, vissuta in un periodo di trasformazioni radicali in Europa, è stato un gigante dell’arte e protagonista assoluto”. Per il Presidente della Provincia di Belluno Sergio Reolon la mostra sul Tiziano “è una sfida importante per il territorio bellunese”. 
Un’ altra positiva valutazione è esposta da Anna Maria Spiazzi, Soprintendente per il patrimonio storico, artistico ed entoantropologico per le province di Venezia, Padova, Belluno e Treviso: “la mostra ha come ingrediente fondamentale la relazione tra l’opera pittorica, la biografia dell’artista e il suo territorio e nell’appoggiare l’evento la Soprintendenza è impegnata a rendere visitabili e ad approfondire attraverso ricerche e una pubblicazione specifica, alcuni luoghi particolarmente significativi per la presenza di dimore familiari, di opere del maestro o della cerchia più stretta dei suoi familiari”.

Questo evento unico, dunque, è un appuntamento culturale da non perdere per le opere inedite, oppure esposte per la prima volta, spesso di altissima qualità, per non parlare dei documenti ritenuti fino ad oggi perduti, grazie ad una campagna di indagini. 
Al di là dei 20 dipinti autografi del Maestro (quasi tutti dedicati all’arte sacra, ma ci sono anche “Madonna Molloy”, non più esposta dagli anni ’30 dello scorso secolo o “Venere e Adonè”, che da oltre 150 anni non è stata messa a disposizione del pubblico e gli inediti “Ritratti di donna con fanciulla”) merita attenzione la sezione dei disegni e stampe, cioè straordinari fogli da porre in connessione con dipinti esistenti o opere perdute o ancora concepiti. E sulla vita di Tiziano e sulla “bottega-impresa” si sono appresi alcuni particolari, anche un po’ intriganti: Tiziano è stato un artista ma anche un uomo d’affari, talvolta spregiudicato, si è occupato anche di compravendite di case e terreni e negli ultimi anni volle mettere ordine, proprio nella sua terra natale, al suo stato patrimoniale, sollecitando “sospesi di pagamento” per alcuni dipinti: insomma incombenze manageriali ma anche affettive: s’è prodigato per una figlia illegittima, è stato un evasore fiscale nei confronti del Governo di Venezia tant’è che ebbe a supplicare il Doge perché intercedesse per sollevarlo da una imposizione di tasse: tutto materiale cartaceo, non ozioso, ospitato alla mostra che è utile per comprendere meglio questo grande personaggio, pittore ufficiale della Serenissima, e il suo “marchio di fabbrica”, una sorta di sistema articolato, fatto di collaboratori, apprendisti, garzoni e Lui - il Pittore Imperiale - gestore della suo intelletto e dei profitti che ne ha tratto anche attraverso il “sistema della repliche” una sorta di fase di ricalco dell’opera che poi Tiziano ripeteva lavorando sempre sulla primaria ossatura per imbastire nuove combinazioni e variate, di volta in volta: la pittura come un “work in progress”: è questa la fase indagata dalla mostra di Belluno e che riguarda ultimi 20 anni di Tiziano Vecellio.





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