|
Premio Campiello 2007
Vince Mariolina Venezia con "Mille anni che sto qui"
Il Premio Campiello resta fedele a se stesso e sorprende chi fa i propri
pronostici secondo schemi consueti. Così se anche Carlo Fruttero aveva creduto a chi lo dava per vincitore, la delusione è stata ancora più visibile, man mano che la vittoria di Mariolina Venezia con Mille anni che sto qui (Einaudi, pp. 246 15,00 euro) appariva evidente quanto il suo ultimo posto.
Il pubblico del teatro si è comunque alzato in piedi tributando una breve standig ovation all'ottantunenne scrittore, per anni in tandem con Franco Lucentini, scomparso nel 2002.
"Tra cinque anni lo prenderà anche lui, che è più giovane" aveva detto Franco Lucentini, ricevendo nel 2000 il premio alla carriera, oggi sostituito da quello che, invece di guardare al passato si volge al futuro, dedicato a un'Opera prima e che ieri sera è stato consegnato a Fìdeg di Paolo Colagrande (Alet).
Non è stato così, nemmeno ora che Fruttero ha dovuto scrivere un romanzo da solo, e oggi dice: "La gente che amava i nostri libri, lo comprerà almeno per vedere come me la cavo senza di lui".
Bruno Vespa ha condotto la serata di premiazione che si è svolta al Teatro La Fenice, e a cui era presente il ministro Francesco Rutelli.
Il ministro ha fatto i suoi complimenti a "questo premio singolare, che traduce la forza di questo territorio e la investe in cultura, puntando molto sui giovani', aggiungendo che "vedere una donna, giovane e determinata come la vincitrice è davvero un piacere".
Rutelli ha concluso ricordando "l'accordo fortissimo" tra il sindaco di Venezia Massimo Cacciari e il presidente della Regione Giancarlo Galan per la costruzione del nuovo Palazzo del Cinema.
Gli altri finalisti de Premio Campiello 2007 erano Mal di pietre (Nottetempo) di Milena Agus, Il labirinto delle passioni perdute (Rizzoli) di Romolo Bugaro, Donne informate sui fatti (Mondadori) di Carlo Fruttero, Il signor figlio (Mondadori) di Alessandro Zaccuri.
Col racconto La leggerezza del rumore ha vinto il Campiello Giovani una ragazza lombarda, di Lodi, Ilaria Rossetti. La giovane vincitrice ha scritto, lungo l'intrecciarsi di due piani temporali, il rapporto tra un bambino e la madre soffocati dal dolore per la perdita in un incidente del fratello-figlio maggiore.
Il premio le è stato consegnato dal presidente della Fondazione Campiello Andrea Riello e dal presidente dell' apposita giuria, Lorenzo Mondo, che ha fatto notare come quattro dei cinque finalisti fossero risultate donne, "come a segnalare una ripresa di una occupazione di spazio degli ultimi anni, dopo ere di esclusione o emarginazione".
Gli altri quattro finalisti erano Angela Bubba, calabrese di Mesoraca, con Quarto di luna; Fabrizia Conti, molisana di Campobasso, con Irata; Rosa Fasan, friulana di Staranzano, con Sonata per mandolino solo; e Marco Medugno, veneto di Padova, con Quel che resta di me.
Un segnalazione particolare è andata ad uno dei partecipanti esteri di lingua italiana, lo svizzero Francesco Sergi con L'odore dei fiori recisi. Il Campiello Giovani è infatti dedicato a studenti tra i 15 e i 22 anni, italiani, compresi i residenti all'estero.
Il libro di Mariolina Venezia ricorda la vittoria di Raffalee Corvi nel 1993 con La valle dei cavalieri. Era anche quella, come Mille anni che sto qui della Venezia, una saga familiare e dell'Italia, in cui sentimenti e fortune private si fondevano con le vicende del paese.
Lo scrittore, scomparso tre giorni fa, all'epoca disse, suscitando polemiche, di averlo scritto "dopo aver studiato il tipo di libri preferiti da questo tipo di giuria proprio per vincere il Campiello, come
puntualmente è stato".
Una giuria insomma molto tradizionalista, se ha un libro che confermi questa linea tra i finalisti, come è stato quest'anno, anche se tra i circa trecento giurati si trovano alcuni nomi noti, da Sandro Bondi a Antonella Ruggiero, da Maurizio Cattelan a Milo Manara.
"Mi piace riportare le cose alla loro concretezza: spero mi capiscano nel mio essere un pò dissacratoria e provocatoria, anche perché‚ non
amo l'alone romantico dell'artista", dichiara la vincitrice. E se ieri affermava di "scrivere per vivere", risposta cui veniva data una lettura esistenziale, dopo la vittoria, col suo romanzo Mille anni che sto qui, precisa senza esitazioni di "scrivere per guadagnare soldi. E' il mio mestiere e, come diceva Flannery O' Connor, è quello che mi riesce bene".
La professionalità sembra che non le manca ed è quella che ha evidentemente conquistato la giuria popolare del Campiello. E senza ipocrisie dice di "aver concorso per vincere. Lavoro con serietà per ottenere risultati e quindi ci speravo un po', la vittoria l'ho vissuta allora come una conferma, non come una sorpresa". E spiega: "Scrivo per il pubblico e vedo che ci sono riuscita, che è stato un amore ricambiato".
Il libro, un'opera prima scritta a 45 anni con qualche eco alla Garcia Marquez, è una saga lunga oltre cento anni di storia patria, di una famiglia di Grottole, in Basilicata, di vicende e sentimenti privati, di successi e rovine che si alternano continuamente, tra commedia e tragedia, sullo sfondo dei mutamenti sociali dall'Unità d'Italia alla caduta del Muro di Berlino.
"Ho cercato - chiarisce Mariolina Venezia - di costruire una storia agevole da leggere, che divertisse ma anche potesse interessare, magari commuovesse e riuscisse anche a dire qualcosa, sempre rispettando il lettore, che non va mai preso in giro. Io questo, col mio lavoro di sceneggiatrice per la televisione (da La squadra a tante soap), lo so bene. I telespettatori
sono persone che ti costringono sempre a misurarti col risultato immediato di quel che fai: hai voglia a scrivere un bel monologo se poi, a metà, la gente cambia canale. E' così che ho imparato umiltà e capacità di ascoltare. Non dico mai, come mi capita di sentire, sono costretta a scrivere merde per la tv, ma io sono ben altro".
Mariolina Venezia ha cominciato a scrivere dopo aver frequentato il Dams a Bologna, e a 37 anni, nel 1998, ha pubblicato un libro di racconti, Altri miracoli edito da Teoria. Da allora ha lavorato al romanzo che "non è la storia della mia famiglia, anche se non mancano elementi autobiografici. I personaggi vengono spesso da racconti orali sentiti da ragazza a Grottole e li scelgo, con le loro storie, perché‚ mi pare possano interessare e, attraverso le loro emozioni, i tanti sentimenti che racconto e che assieme fanno la vita, riescano a far riflettere il lettore che ci si rispecchia anche su quelli della propria esistenza".
La scrittrice, infine, smentisce la sua casa editrice, che annunciò ufficialmente a Francoforte l'anno scorso, di aver venduto i diritti di Mille anni che sto qui alla Warner Bros, che intende farne un film: "Stiamo ancora trattando. Spero che ora tutto si concluda per il meglio", dice.
|