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anno VIII -giugno 2005 - numero 6


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Patrimonio architettonico


Il Castello di Andraz, restaurato dalla Regione, per far conoscere la sua storia


Anche il castello di Andraz, come tutte le costruzioni dello stesso tipo, venne edificato in una posizione strategica sulla valle dei Rio Valparola e Rio Castello percorsa fin da tempi antichissimi da viandanti e pellegrini. Costruito su un enorme sperone roccioso, altro una trentina di metri, staccatosi in epoca glaciale dal gruppo dolomitico del Settsass, consentiva un facile controllo di quell’ area dolomitica rivolta verso la Pusteria, dominando a nord le strade provenienti da Bressanone-Passo Eores-San Martino in Badia-Valparola-Pralongià e l’Ampezzo attraverso il passo Falzarego; a sud delle direttrici provenienti da Belluno, Agordo, Caprile.
Secondo documentazioni attendibili nella zona insisteva già una costruzione simile ad un castello prima del 1027. 
Secondo una leggenda sembra sia stato costruito da tre sorelle, assieme a quello di Rocca Pietore e Avoscano, idealmente collegati tra loro da segnali luminosi. Testimonianza indiretta della sua esistenza viene dalla donazione da parte di Corrado II° detto il Salico, ai Vescovi di Bressanone, di vaste terre tra Livinallongo e Colle Santa Lucia che non comprendevano però specificatamente Andraz. 

La costruzione, distrutta probabilmente durante le invasioni barbariche, venne riedificata verso l’anno 1000 dalla famiglia Pouchenstein che utilizzò la fortificazione per difendersi dalle incursioni dei bellicosi signorotti di Avoscan e Rocca Pietore e per sfruttare i proventi delle miniere di ferro della zona. Andraz si trova infatti in posizione privilegiata, trovandosi lungo la strada che porta appunto ai siti minerari, come quello del Fursil di Colle Santa Lucia. Tra le figure del tempo ricordiamo Francesco Guglielmo Brac, detto Braccone, famoso per il coraggio con cui sfuggì ai soldati cadorini al ponte di Travenanzes, dopo un incontro galante con una bella dama al castello di Botestagno. Il castello di Andraz venne venduto da un membro dei Pouchestein, con tutte le sue pertinenze, nel 1200 al Principe-Vescovo di Bressanone, Conrad von Rodenegg.
Andraz rimase di proprietà dei Vescovi fino al 1803, anno della soppressione del Principato. Nel 1221 il Vescovo impose un suo nipote come vassallo e amministratore del castello e delle proprietà circostanti.

Nel corso degli anni la gestione di Andraz passò poi agli Schonek, (anch’essi imparentati con il Vescovo) Paul e Nikolas, che si distinsero per crudeltà con cui governarono. I due, duramente combattuti dal Conte del Tirolo, vennero sconfitti dopo una dura battaglia, spogliati dei loro averi, ma non del castello che rimase comunque in uso alla loro famiglia, ed esiliati. Nel corso dei secoli, nominalmente sempre di proprietà dei Vescovi di Bressanone, passò poi sotto il controllo effettivo di diverse nobili casate. Nel 1331 fu ceduto agli Avoscagno, che nel 1350 vennero però scacciati, dopo un lungo assedio, da Corrado Gobel, che riconsegnò il manufatto ai legittimi proprietari. Poi venne affidato agli Stuck, ai Wolkestein, ai Villander, che lo utilizzarono non tanto a scopo militare, quanto come residenza di campagna e per sfruttare le attività agricole connesse.
Dal 1416, però il Vescovo di Bressanone si occupò direttamente della gestione di Andraz e delle proprietà vicine. Le sue mura ospitarono anche una guarnigione militare, per meglio difendersi da attacchi esterni di vicini alquanto bellicosi. Tra gli ospiti del castello dal 1542 al 1578, va segnalato il Principe vescovo di Bressanone cardinale Cristoforo Carlo Madruzzo, che visse in quei luoghi nel periodo di massimo splendore delle attività minerarie, che proseguirono fino al 1775, anno in cui verremo chiuse, perché ormai in esaurimento. Dopo il periodo napoleonico si giunse nel 1802 alla secolarizzazione dei principati ecclesiastici e l’imperatore Francesco d’Asburgo divenne proprietario sia del castello che del feudo di Bressanone. 

Il capitano Giovanni Linder nel 1803 fu l’ultimo ufficiale ad abbandonare Andraz, che da allora iniziò una lenta parabola discendente. Perduta l’importanza strategica e in cattivo stato di manutenzione, l’edificio nel 1853 venne venduto ad un signorotto locale. L’ultimo proprietario senza farsi tanti scrupoli demolì in parte il manufatto, utilizzando travi e altro materiale per edificare nuove costruzioni o, più banalmente, come legna da ardere; sorte migliore non ebbero mobili preziosi e suppellettili che dopo aver resistito per secoli, vennero distrutti senza tanti complimenti finendo in gran parte nei caminetti dei villaggi vicini. Il castello era ormai ridotto ad un rudere. La devastazione si completò con gli eventi bellici della prima guerra mondiale: la prima linea sul Col di Lana passava infatti a pochi metri da quanto rimaneva dell’antica roccaforte. 

Dal 1985 la proprietà del castello di Andraz è passata alla Regione del Veneto che ha avviato un parziale restauro mirato alla valorizzazione di quanto, della struttura originaria ancora è ancora intatto. 
 


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