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Olimpiadi invernali 2006
Gli atleti veneti si sono fatti
onore
E’ calato il sipario sulla ventiseiesima edizione delle Olimpiadi invernali, svoltesi in Piemonte. Torino, Sestriere,
Clusone, Prà Gelato le località più interessate dove il pubblico non è mai mancato. Un grande successo di immagine per gli organizzatori, riconosciuto anche dalle autorità internazionali del CIO.
Successo anche per l’Italia, che si è portata a casa ben 11 medaglie, cinque d’oro e sei di bronzo. Un risultato che ha superato le aspettative anche dei grandi giornali
specializzati, come ad esempio “Sports Illustrated”, il magazine statunitense considerato la bibbia degli sportivi. Infatti, il giornale Usa ci aveva accreditato di due medaglie d’oro soltanto, soprattutto nello sci alpini, proprio le specialità nelle quali siamo colati a picco. Inutile recriminare, le cose sono andate così nello slalom e nella combinata. Invece abbiamo vinto dove nessuno l’aveva pronosticato. Al massimo i più audaci pensavano a qualche piazzamento.
Delle undici medaglie guadagnate, nel complesso ben sette parlano veneto, un bel Veneto che va dall’altipiano di Asiago, a Treviso alla Verona di Boscochiesanuova per terminare con le affermazioni di Sappada. Vicentini, veronesi e bellunesi sugli scudi dunque. Nel Veneto si è fermata mezza Olimpiade azzurra, e se vogliamo aggiungere anche il Friuli e L’Alto Adige il cerchio si completa.
Doveroso quindi citare gli eroi di queste imprese. Già nelle prime giornate Il Veneto si è fatto notare con l’ottimo terzo posto del vicentino di Roana, Enrico Fabris, terzo nei cinquemila metri di pattinaggio sul ghiaccio.
Il giorno dopo toccava a un altro veneto, il sappadese Pietro Piller Cotter (qualche cronista televisivo lo pronunciava alla francese, magari pensava che era valdostano… sempre meglio informarsi prima!) nella combinata di sci nordico (di fondo).
Giovedì 16 toccava all’inseguimento a squadre su ghiaccio darci una bellissima soddisfazione con la vittoria del nostro quartetto dove gareggiavano due veneti: il già medagliato Enrico Fabris e Ippolito Sanfratello, piacentino d’origine ma trapiantato a Godega San Urbano,
dove risiede la fidanzata che sposerà presto.
Quattro medaglie d’oro (ricordiamo gli altri due componenti, Anesi e Donagrandi) che testimoniano una vittoria sofferta ma meritatamente acquisita con Fabris a guidare l’ultimo rush finale.
Il sabato seguente, a una settimana di distanza dal bronzo di Fabris, ecco il terzo posto della staffetta della 4x5 femminile di fondo, nelle cui file ha ben figurato la veronese di Boscochiesanuova Sabina
Valbusa, veterana del fondo e già vincitrice in competizioni precedenti. Un altro bronzo che parla un poco veneto.
Il giorno dopo, domenica, la cosa si ripete. Stavolta c’è un altro Valbusa, Fabio detto “Bubu” dai compagni si squadra. Il quartetto azzurro si aggiudica il primo posto nella staffetta maschile 4x10 chilometri, con la volata finale di Christian Zorzi che si permette di rallentare per prendere il tricolore (tanto.. gli avversari erano molto indietro). Un oro pesante che va ad arricchire il medagliere di fratello e sorella
Valbusa.
Dopo questa entusiasmante impresa, arriva come il cacio sui maccheroni un altro oro praticamente inatteso: quello di Enrico Fabris (ancora lui!) che nei 1500 metri di pattinaggio sul ghiaccio sbaraglia la numerosa e agguerrita concorrenza, soprattutto olandese, quella di Bob de Jong che fino all’entrata in pista di Enrico deteneva il record sul giro. Vittoria strameritata, segno di una determinazione mantenuta fino allo spasimo. Vittoria strabiliante, degna di un peana pindarico se fossimo dei cantori olimpici…
Stesso discorso vale per l’affermazione del friulano Giorgio Di Centa nel giorno di chiusura quando ha vinto la maratona di 50 chilometri di fondo.
Insomma bella Italia ma grande Veneto. Un solo neo, Chiara Simionata, bellunese del Cadore, data da tutti per favorita nel pattinaggio di velocità singolo e purtroppo battuta prima dei quarti di finale. Peccato, ma ci consoliamo con le altre medaglie venete, segno che i talenti nella nostra regione non mancano.
Per tutti questi atleti poi, gli evviva dei rispettivi luoghi di residenza. Sanfratello e i Valbusa festeggiati a Godega e Boscochiesanuova, Fabris ricevuto come un trionfatore, in carrozza davanti all’intera cittadinanza di Roana, autorità in testa. Lo stesso Enrico ha confessato: “Non mi aspettavo un’accoglienza simile”. Ma con due ori e un bronzo, se la meritava.
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