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Emigrazione in libri

"Presenza italiana in Brasile": l'epopea di una migrazione

Lo studio, condotto dalla ricercatrice universitaria Simona Bignami, aiuta a capire meglio le dimensioni e il valore del fenomeno migratorio dalle nostre regioni, costituendo un punto di riferimento importante per quanti hanno vissuto sulla loro pelle l'esperienza della partenza e del difficile inserimento in una società straniera. La ricerca è utile anche per chi si avvicini alla realtà migratoria con intento conoscitivo e intenda basarsi su dati attendibili e generali.

Sono passati più di 500 anni da quando Amerigo Vespucci, dopo essere approdato per primo nelle coste sudamericane, ne descrisse scrupolosamente le caratteristiche e le potenzialità, portando nel nostro Paese le informazioni raccolte e gettando le basi per la nostra futura presenza in quei territori.

Sono italiane anche le prime mappe dello Stato brasiliano, che risalgono al 1500, e rispondono allo stesso desiderio di conoscere terre lontane per poter stringere con esse dei legami. Oggi i nostri connazionali in Brasile costituiscono uno dei gruppi più rilevanti, oltre ad essere la comunità italiana più numerosa tra quelle sparse in tutto il mondo.

Lo studio di questo fenomeno, dunque, assume un’importanza decisiva per comprendere e determinare la qualità dei rapporti tra i due Stati. In tal senso, risulta particolarmente interessante la ricerca svolta presso l’Ambasciata d’Italia a Brasilia dalla dott. Simona Bignami dell’Università Bocconi di Milano, che sopperisce alla carenza di analisi approfondite su questo aspetto.

L’immigrazione in Brasile, spiega l’autrice, e’ stata scelta negli ultimi anni come tema di una ricca letteratura a "macchie di leopardo", che riferendosi a realtà geografiche limitate o ad argomenti particolari, non è in grado di offrire uno sguardo d’insieme, nè di evidenziare fenomeni di integrazione a livello generale.

Il testo sulla "Presenza italiana in Brasile", invece, si basa su documenti e fonti statistiche dell’AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero) e dei consolati italiani, e fornisce, oltre ai dati degli iscritti all’anagrafe e alle stime sui loro discendenti, alcuni indicatori sociali, culturali, economici e politici della qualità del nostro insediamento nelle diverse Circoscrizioni brasiliane.

Nella circoscrizione consolare di S.Paolo , che comprende gli stati di S. Paolo, Mato Grosso, Mato Grosso do Sul, Rodonia e Acre, la presenza italiana è piuttosto consistente. Gli iscritti all’anagrafe consolare sono 170 mila e i discendenti degli immigrati italiani, 16 milioni. Anche il numero di quanti svolgono attività imprenditoriali (8625 persone) e il livello di scolarizzazione, sono significativamente elevati. Più di 38 mila italiani sono laureati o diplomati, mentre 23 mila hanno titoli di studio inferiori. All’interno del territorio vi sono 126 associazioni di emigrati e l’insegnamento della lingua italiana è diffuso in tutta la circoscrizione. S. Paolo conta il maggior numero di ristoranti italiani di tutto il Brasile e qui sono nate le principali testate giornalistiche come L’Emigrazione, Il Corriere Lucchese, La Voce Toscana, l’Italia del popolo e la Fanfulla, stampato per la prima volta nel 1893 e tuttora esistente.

La Circoscrizione consolare di Porto Alegre coincide con lo Stato di Rio Grande do Sul, dove il flusso di emigrati italiani ebbe inizio ufficiale nel 1875, per effetto dei programmi di colonizzazione del Governo centrale di Rio de Janeiro. Dopo gli immigrati tedeschi e austriaci, furono soprattutto veneti e lombardi a popolare quelle terre e le statistiche dell’epoca parlano di quasi 100 mila presenze.
I discendenti di questi immigrati ammonterebbero a circa 3 milioni, mentre i residenti iscritti all’anagrafe sono più di 36 mila. Di questi, 8725 svolgono libere professioni e solo 36 sono operai o impiegati. Più di 20 mila connazionali, inoltre, possiedono un diploma o la laurea. Anche le strutture di documentazione sulla presenza italiana nel territorio sono numerose e nella circoscrizione si trovano concentrate le principali Case Editrici che gestiscono iniziative italiane, come la "EST Ediçoes" di Porto Alegre, che vede pubblicati 300 libri sull’immigrazione italiana. Mancano invece informazioni accurate sulle associazioni di emigrati, mentre sono particolarmente significativi i dati sull’imprenditorialità italiana, presente nel territorio con più di 400 imprese.

Fanno parte della Circoscrizione consolare di Curitiba gli Stati del Paranà e di Santa Caterina. Nel 1875 centinaia di famiglie italiane, e soprattutto venete, furono chiamate a coltivare le terre incolte di queste regioni. Ora le comunità italiane raggiungono i 4 milioni di individui, di cui 30 mila con passaporto italiano. Di questi, quasi 5 mila svolgono attività imprenditoriali o sono liberi professionisti e il tasso di scolarizzazione è molto alto. Le associazioni culturali sono 123 e quelle venete raccolgono da sole più di 3 mila soci. Nel territorio operano 5 cori e tre gruppi di danza folkloristica e le tradizioni linguistico-culturali italiane sono inserite come materie di studio in 17 scuole elementari e medie dello Stato di S. Catarina.

Sono piuttosto scarsi, invece, gli studi sulla presenza italiana nella Circoscrizione consolare di Rio de Janeiro, che comprende gli stati di Rio de Janeiro, Espirito Santo e Bahia. Tuttavia, negli ultimi anni si sono registrate numerose iniziative e manifestazioni folkloristiche incentrate sulla riscoperta dell’italianità. Nello stato di Rio de Janeiro sono attualmente attive 29 tra associazioni italiane e circoli regionali a scopo culturale e ricreativo, cui si affiancano associazioni a finalità assistenziali, sportive e sindacali. Non esistono scuole italiane legalmente riconosciute, ma la lingua è stata inserita come materia di studio in alcuni istituti dalla quarta elementare alla terza media ed è stato siglato un accordo tra l’Università di Rio de Janeiro e il Consolato Generale d’Italia per l’insegnamento della lingua nel "Vestibular" (esame di ammissione alle Università).

La circoscrizione consolare di Recife, che comprende tutti gli Stati del "Nordeste brasiliano" è stata la più trascurata dalla letteratura sull’immigrazione. Eppure, fu proprio in queste terre che sbarcò Amerigo Vespucci durante la sua prima spedizione nelle Americhe. E il fenomeno migratorio successivo non è da sottovalutare, Gli oriundi presenti sono circa 50 mila, anche se i residenti iscritti all’anagrafe consolare, concentrati soprattutto a Recife, Fortaleza e Belèm, risultano solo 4.500. Le associazioni italiane non sono molto numerose. Tra queste, il Centro Cultural Italo Brasileiro Dante Alighieri, la Casa d’Italia e l’Istituto de Cultura Italiana de Fortaleza. Quest’ultimo, nato nel 1998 per diffondere la lingua e la cultura italiane, ha assunto un’importanza determinante nell’economia turistica del Nordeste, offrendo corsi di lingua e di formazione professionale per addetti ai settori turistico e alberghiero.

Alla Circoscrizione consolare di Belo Horizonte appartengono gli Stati di Minas Gerais, Goias e Tocantins dove, a cavallo del 1800, si diressero molti operai, soprattutto dal Sud Italia, per lavorare alla fondazione e allo sviluppo della zona. L’emigrazione verso queste terre è stata caratterizzata dalla richiesta di manodopera nei settori dell’industria e del commercio, piuttosto che in agricoltura. E molti italiani trovarono impiego anche nell’edilizia, lasciando la loro impronta architettonica negli edifici dell’epoca. Ha inizio, invece, negli anni ‘70 l’emigrazione di lavoratori specializzati nel settore automobilistico, che ha fatto seguito all’arrivo a Belo Horizonte della FIAT e di altre multinazionali straniere. Per far fronte alle esigenze educative delle famiglie italiane, venne creata nello stesso periodo la "Fondazione Torino", che ora si è trasformata in un istituto bilingue e biculturale frequentato da 600 studenti ogni semestre. I discendenti dei nostri connazionali presenti nel territorio sono oggi circa 1 milione e mezzo e 9 mila quelli iscritti all’anagrafe consolare. Belo Horizonte vanta una Società Italiana di Beneficenza e Mutuo soccorso nata nel 1896 e ancora attiva, ma il fenomeno dell’associazionismo è meno sentito rispetto ad altre zone, anche se questo potrebbe significare il rapido processo di integrazione dei gruppi nazionali nella società brasiliana, piuttosto che la loro scarsa vitalità.

L’esame della presenza italiana in Brasile, conclude la ricercatrice Simona Bignami, non vuole e non può essere definitivo, per l’impossibilità di raggiungere tutte le fonti di informazione diffuse nel territorio e la difficoltà di trarre conclusioni generali, basandosi su rilevazioni non omogenee. Eppure, la ricerca riesce nell’intento di mostrare le diverse sfaccettature del fenomeno migratorio proveniente dall’Italia e a suggerire il mutamento e l’evoluzione delle sue dinamiche, evidenziando l’importanza sempre maggiore delle nostre comunità nella cultura e nell’economia dello Stato sudamericano.

 

 


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