Sono passati più di 500 anni da quando Amerigo
Vespucci, dopo essere approdato per primo nelle coste sudamericane, ne
descrisse scrupolosamente le caratteristiche e le potenzialità,
portando nel nostro Paese le informazioni raccolte e gettando le basi
per la nostra futura presenza in quei territori.
Sono italiane anche le prime mappe dello Stato
brasiliano, che risalgono al 1500, e rispondono allo stesso desiderio
di conoscere terre lontane per poter stringere con esse dei legami.
Oggi i nostri connazionali in Brasile costituiscono uno dei gruppi
più rilevanti, oltre ad essere la comunità italiana più numerosa
tra quelle sparse in tutto il mondo.
Lo studio di questo fenomeno, dunque, assume un’importanza
decisiva per comprendere e determinare la qualità dei rapporti tra i
due Stati. In tal senso, risulta particolarmente interessante la
ricerca svolta presso l’Ambasciata d’Italia a Brasilia dalla dott.
Simona Bignami dell’Università Bocconi di Milano, che sopperisce
alla carenza di analisi approfondite su questo aspetto.
L’immigrazione in Brasile, spiega l’autrice, e’
stata scelta negli ultimi anni come tema di una ricca letteratura a
"macchie di leopardo", che riferendosi a realtà geografiche
limitate o ad argomenti particolari, non è in grado di offrire uno
sguardo d’insieme, nè di evidenziare fenomeni di integrazione a
livello generale.
Il testo sulla "Presenza italiana in
Brasile", invece, si basa su documenti e fonti statistiche dell’AIRE
(Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero) e dei consolati
italiani, e fornisce, oltre ai dati degli iscritti all’anagrafe e
alle stime sui loro discendenti, alcuni indicatori sociali, culturali,
economici e politici della qualità del nostro insediamento nelle
diverse Circoscrizioni brasiliane.
Nella circoscrizione consolare di S.Paolo ,
che comprende gli stati di S. Paolo, Mato Grosso, Mato Grosso do Sul,
Rodonia e Acre, la presenza italiana è piuttosto consistente. Gli
iscritti all’anagrafe consolare sono 170 mila e i discendenti degli
immigrati italiani, 16 milioni. Anche il numero di quanti svolgono
attività imprenditoriali (8625 persone) e il livello di
scolarizzazione, sono significativamente elevati. Più di 38 mila
italiani sono laureati o diplomati, mentre 23 mila hanno titoli di
studio inferiori. All’interno del territorio vi sono 126
associazioni di emigrati e l’insegnamento della lingua italiana è
diffuso in tutta la circoscrizione. S. Paolo conta il maggior numero
di ristoranti italiani di tutto il Brasile e qui sono nate le
principali testate giornalistiche come L’Emigrazione, Il Corriere
Lucchese, La Voce Toscana, l’Italia del popolo e la Fanfulla,
stampato per la prima volta nel 1893 e tuttora esistente.
La Circoscrizione consolare di Porto Alegre
coincide con lo Stato di Rio Grande do Sul, dove il flusso di emigrati
italiani ebbe inizio ufficiale nel 1875, per effetto dei programmi di
colonizzazione del Governo centrale di Rio de Janeiro. Dopo gli
immigrati tedeschi e austriaci, furono soprattutto veneti e lombardi a
popolare quelle terre e le statistiche dell’epoca parlano di quasi
100 mila presenze.
I discendenti di questi immigrati ammonterebbero a circa 3 milioni,
mentre i residenti iscritti all’anagrafe sono più di 36 mila. Di
questi, 8725 svolgono libere professioni e solo 36 sono operai o
impiegati. Più di 20 mila connazionali, inoltre, possiedono un
diploma o la laurea. Anche le strutture di documentazione sulla
presenza italiana nel territorio sono numerose e nella circoscrizione
si trovano concentrate le principali Case Editrici che gestiscono
iniziative italiane, come la "EST Ediçoes" di Porto Alegre,
che vede pubblicati 300 libri sull’immigrazione italiana. Mancano
invece informazioni accurate sulle associazioni di emigrati, mentre
sono particolarmente significativi i dati sull’imprenditorialità
italiana, presente nel territorio con più di 400 imprese.
Fanno parte della Circoscrizione consolare di Curitiba
gli Stati del Paranà e di Santa Caterina. Nel 1875 centinaia di
famiglie italiane, e soprattutto venete, furono chiamate a coltivare
le terre incolte di queste regioni. Ora le comunità italiane
raggiungono i 4 milioni di individui, di cui 30 mila con passaporto
italiano. Di questi, quasi 5 mila svolgono attività imprenditoriali o
sono liberi professionisti e il tasso di scolarizzazione è molto
alto. Le associazioni culturali sono 123 e quelle venete raccolgono da
sole più di 3 mila soci. Nel territorio operano 5 cori e tre gruppi
di danza folkloristica e le tradizioni linguistico-culturali italiane
sono inserite come materie di studio in 17 scuole elementari e medie
dello Stato di S. Catarina.
Sono piuttosto scarsi, invece, gli studi sulla
presenza italiana nella Circoscrizione consolare di Rio de Janeiro,
che comprende gli stati di Rio de Janeiro, Espirito Santo e Bahia.
Tuttavia, negli ultimi anni si sono registrate numerose iniziative e
manifestazioni folkloristiche incentrate sulla riscoperta dell’italianità.
Nello stato di Rio de Janeiro sono attualmente attive 29 tra
associazioni italiane e circoli regionali a scopo culturale e
ricreativo, cui si affiancano associazioni a finalità assistenziali,
sportive e sindacali. Non esistono scuole italiane legalmente
riconosciute, ma la lingua è stata inserita come materia di studio in
alcuni istituti dalla quarta elementare alla terza media ed è stato
siglato un accordo tra l’Università di Rio de Janeiro e il
Consolato Generale d’Italia per l’insegnamento della lingua nel
"Vestibular" (esame di ammissione alle Università).
La circoscrizione consolare di Recife, che
comprende tutti gli Stati del "Nordeste brasiliano" è stata
la più trascurata dalla letteratura sull’immigrazione. Eppure, fu
proprio in queste terre che sbarcò Amerigo Vespucci durante la sua
prima spedizione nelle Americhe. E il fenomeno migratorio successivo
non è da sottovalutare, Gli oriundi presenti sono circa 50 mila,
anche se i residenti iscritti all’anagrafe consolare, concentrati
soprattutto a Recife, Fortaleza e Belèm, risultano solo 4.500. Le
associazioni italiane non sono molto numerose. Tra queste, il Centro
Cultural Italo Brasileiro Dante Alighieri, la Casa d’Italia e l’Istituto
de Cultura Italiana de Fortaleza. Quest’ultimo, nato nel 1998 per
diffondere la lingua e la cultura italiane, ha assunto un’importanza
determinante nell’economia turistica del Nordeste, offrendo corsi di
lingua e di formazione professionale per addetti ai settori turistico
e alberghiero.
Alla Circoscrizione consolare di Belo Horizonte
appartengono gli Stati di Minas Gerais, Goias e Tocantins dove, a
cavallo del 1800, si diressero molti operai, soprattutto dal Sud
Italia, per lavorare alla fondazione e allo sviluppo della zona. L’emigrazione
verso queste terre è stata caratterizzata dalla richiesta di
manodopera nei settori dell’industria e del commercio, piuttosto che
in agricoltura. E molti italiani trovarono impiego anche nell’edilizia,
lasciando la loro impronta architettonica negli edifici dell’epoca.
Ha inizio, invece, negli anni ‘70 l’emigrazione di lavoratori
specializzati nel settore automobilistico, che ha fatto seguito all’arrivo
a Belo Horizonte della FIAT e di altre multinazionali straniere. Per
far fronte alle esigenze educative delle famiglie italiane, venne
creata nello stesso periodo la "Fondazione Torino", che ora
si è trasformata in un istituto bilingue e biculturale frequentato da
600 studenti ogni semestre. I discendenti dei nostri connazionali
presenti nel territorio sono oggi circa 1 milione e mezzo e 9 mila
quelli iscritti all’anagrafe consolare. Belo Horizonte vanta una
Società Italiana di Beneficenza e Mutuo soccorso nata nel 1896 e
ancora attiva, ma il fenomeno dell’associazionismo è meno sentito
rispetto ad altre zone, anche se questo potrebbe significare il rapido
processo di integrazione dei gruppi nazionali nella società
brasiliana, piuttosto che la loro scarsa vitalità.
L’esame della presenza italiana in Brasile,
conclude la ricercatrice Simona Bignami, non vuole e non può essere
definitivo, per l’impossibilità di raggiungere tutte le fonti di
informazione diffuse nel territorio e la difficoltà di trarre
conclusioni generali, basandosi su rilevazioni non omogenee. Eppure,
la ricerca riesce nell’intento di mostrare le diverse sfaccettature
del fenomeno migratorio proveniente dall’Italia e a suggerire il
mutamento e l’evoluzione delle sue dinamiche, evidenziando l’importanza
sempre maggiore delle nostre comunità nella cultura e nell’economia
dello Stato sudamericano.