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Emigrazione in libri

(dicembre 1999)

Dentro la valigia una penna: gli emigrati scrivono

"Dentro la valigia una penna", è il titolo di un libro di Moreno Botti, edito quest’anno dalla Libraria Padovana Editrice di Padova. Come specificato nel sottotitolo, "Approccio alla Letteratura Italiana d’emigrazione nel mondo" e come ci spiega lo stesso autore in questa sua presentazione del libro, si tratta di un lavoro di ricerca sulle opere poetiche e narrative di italiani residenti all’estero.
Botti ci parla inoltre di un suo progetto per la realizzazione di una "Storia della letteratura italiana di emigrazione": chiunque fosse interessato all’iniziativa o avesse del materiale o delle segnalazioni utili, può mettersi in contatto con: Moreno Botti,  e-mail : morbotti@tin.it

Questa ricerca è giunta alla sua seconda edizione, resasi necessaria per ampliare e aggiornare i dati della prima. Vi sono nuovi capitoli (Belgio, Sud America, Europa) altri molto aggiornati (Svizzera, Australia e Germania) e soprattutto è stata data più enfasi alla presentazione delle opere (tramite l’ampliamento della Antologia minima) più che alla loro critica, in quanto mi sono trovato di fronte ad un materiale eloquente di per sé, per il quale, ogni commento, avrebbe solo sminuito i sentimenti che l’avevano generato.

L’idea di iniziare una ricerca su quelle opere, poetiche e narrative, scritte da italiani residenti all’estero per lavoro mi è venuta dopo essere stato a contatto, per diversi anni, con due delle più importanti realtà editoriali in questo campo: la rivista tedesco-occidentale "Il Mulino Letterario", diretta da Antonio Pesciaioli e la rivista olandese "Il Calamaio", diretta da Paolo Tridico, che, per alcuni anni, ne ricalcò lo spirito fino alla sua chiusura. Entrambe si occupavano – e "Il Mulino" lo fa con vigore ancora oggi - di sola "letteratura italiana di emigrazione".

Questo contatto, sfociato poi in una diretta collaborazione, contribuì a fare cadere in me il pregiudizio che la letteratura italiana di emigrazione si presentasse come una letteratura della nostalgia o dei patetici rimpianti, volontariamente scritta in termini manieristici e sgrammaticati: insomma, un qualcosa di richiuso su sé stesso ad uso e consumo dei soli emigrati ma che fosse , invece, un prezioso elemento da collegare alla storia dell’emigrazione italiana per meglio capirla e spiegarla. In fondo chi meglio di una poesia, proprio perché nasce dal più profondo dell’animo umano poteva spiegare il dramma dell’emigrato?

L’evidente desiderio di una identità propria (intesa come autonomia culturale), la voglia di confronto verso la società ospite e le altre comunità di emigranti, la necessità di raccontare (in fretta e bene: in un mondo che sfugge) le proprie esperienze ed i propri stupori in terra straniera, sono quindi trattati in modo niente affatto banale e, soprattutto, non è poi così elevato il divario linguistico-letterario con i poeti italiani contemporanei, anzi... lo dimostra il capitolo che compara l’uso della lingua italiana nelle opere scritte da italiani con l’uso che, della nostra lingua, ne fanno gli emigrati.

Di fronte a queste considerazioni primarie ed al fatto che, nel mondo, esistano ancora oggi cinque milioni di persone legate al passaporto italiano, mi sono detto che valeva sicuramente la pena di avventurarsi sulle tracce letterarie lasciate dai nostri emigrati nel corso degli anni, per giungere ad un’analisi che desse un minimo di organicità all’argomento, visto che le ricerche esistenti (anche da parte di numerose università – ad esempio, quella svizzera di Losanna, col prof. Marchand, di Lovanio, in Belgio, col prof. Vanvolsem, di Athabasca in Canada col prof. Pivato) vertono per lo più su singole zone geografiche.

Va detto comunque che, in ogni caso, anche solo tentare di ricostruire una "Storia della letteratura italiana d’emigrazione" è, a mio parere, prematuro, in quanto lo stato delle conoscenze attuali non è sufficiente. Ci vuole più partecipazione da parte degli emigranti per tessere una tela che affonda le sue radici nei primi del novecento e della quale le istituzioni si sono spesso dimenticate.

Dunque, la ricerca, giunta alla sua seconda edizione, si è posta come obiettivo di giungere ad un approccio, il più corretto, esauriente e globale possibile, con questo argomento; da usare poi come traccia di base per giungere alla meta sopra indicata.

Vi è, infine, la speranza di dare un contributo al reale interesse, manifestatosi intorno all’argomento, da parte di studiosi di tutto il mondo, in questi ultimi dieci anni, interesse destato dalle variegate implicazioni che questa letteratura ha con le società ospiti.

In questa ricerca spaziamo dalle mercificate e rabbiose poesie degli italo-americani residenti negli States, specchio di una società che vive delle proprie contraddizioni, alla poesia di smarrita difesa etnica come quella degli italo-canadesi, allo scontro generazionale delle seconde e terze generazioni di italo-svizzeri che non condividono più gli obiettivi dei padri, alla letteratura soave e suadente degli italo-argentini od italo-brasiliani, all’integrata e finissima letteratura degli emigrati in Belgio ed in Francia, fino alla letteratura degli italo-olandesi, scioccata dalle profonde diversità climatiche e dalle sfrontate aperture sociali, fino alla grande letteratura gast degli italiani in Germania: operaia, arrabbiata, assolutamente consapevole del ruolo che deve svolgere.

Tutto questo prima che sia troppo tardi poiché, come ricorda l’amico Vitale, editore in Sanremo, : "…una volta, rientrando al sud in treno, non sentivo parlar d’altro che di emigrazione. Gli emigrati si raccontavano paure, gioie, speranze. Oggi certi racconti non si sentono più, come se non ci fosse più niente da raccontare…"

Un secondario, ma non meno importante, filo conduttore che unisce tutti questi autori d’emigrazione è la speranza di avere trasmesso , attraverso il sudore del loro lavoro, un pezzo di storia italiana fuori dai confini nazionali e ciò non può non essere cosa di interesse per qualsiasi italiano. Il primo ringraziamento va quindi a loro. Il secondo ad un editore veneto (Giampiero Tonon – Libraria Padovana Editrice ) per avere avuto il coraggio di stampare questa mia ricerca e diffonderla nelle librerie.

Approfitto poi dello spazio messomi a disposizione da "Veneti nel mondo" per lanciare un appello a tutti i veneti emigrati per inviarmi poesie, racconti, testimonianze e quant’altro materiale necessario ad iniziare a ricostruire una "Storia della letteratura italiana d’emigrazione" che risponda finalmente alle domande: quando è iniziata, quali sono stati i suoi più grandi interpreti, come si è sviluppata e collegata agli italiani emigrati ?

 

 


Veneti nel Mondo
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