"Dentro la valigia una penna", è il titolo di un
libro di Moreno Botti, edito quest’anno dalla Libraria Padovana
Editrice di Padova. Come specificato nel sottotitolo, "Approccio
alla Letteratura Italiana d’emigrazione nel mondo" e come ci
spiega lo stesso autore in questa sua presentazione del libro, si
tratta di un lavoro di ricerca sulle opere poetiche e narrative di
italiani residenti all’estero.
Botti ci parla inoltre di un suo progetto per la realizzazione di una
"Storia della letteratura italiana di emigrazione": chiunque
fosse interessato all’iniziativa o avesse del materiale o delle
segnalazioni utili, può mettersi in contatto con: Moreno Botti,
e-mail : morbotti@tin.it
Questa ricerca è giunta alla sua seconda edizione, resasi
necessaria per ampliare e aggiornare i dati della prima. Vi sono nuovi
capitoli (Belgio, Sud America, Europa) altri molto aggiornati
(Svizzera, Australia e Germania) e soprattutto è stata data più
enfasi alla presentazione delle opere (tramite l’ampliamento della
Antologia minima) più che alla loro critica, in quanto mi sono
trovato di fronte ad un materiale eloquente di per sé, per il quale,
ogni commento, avrebbe solo sminuito i sentimenti che l’avevano
generato.
L’idea di iniziare una ricerca su quelle opere, poetiche e
narrative, scritte da italiani residenti all’estero per lavoro mi è
venuta dopo essere stato a contatto, per diversi anni, con due delle
più importanti realtà editoriali in questo campo: la rivista
tedesco-occidentale "Il Mulino Letterario", diretta da
Antonio Pesciaioli e la rivista olandese "Il Calamaio",
diretta da Paolo Tridico, che, per alcuni anni, ne ricalcò lo spirito
fino alla sua chiusura.
Entrambe
si occupavano – e "Il Mulino" lo fa con vigore ancora oggi
- di sola "letteratura italiana di emigrazione".
Questo contatto, sfociato poi in una diretta collaborazione,
contribuì a fare cadere in me il pregiudizio che la letteratura
italiana di emigrazione si presentasse come una letteratura della
nostalgia o dei patetici rimpianti, volontariamente scritta in termini
manieristici e sgrammaticati: insomma, un qualcosa di richiuso su sé
stesso ad uso e consumo dei soli emigrati ma che fosse , invece, un
prezioso elemento da collegare alla storia dell’emigrazione italiana
per meglio capirla e spiegarla. In fondo chi meglio di una poesia,
proprio perché nasce dal più profondo dell’animo umano poteva
spiegare il dramma dell’emigrato?
L’evidente desiderio di una identità propria (intesa come
autonomia culturale), la voglia di confronto verso la società ospite
e le altre comunità di emigranti, la necessità di raccontare (in
fretta e bene: in un mondo che sfugge) le proprie esperienze ed i
propri stupori in terra straniera, sono quindi trattati in modo niente
affatto banale e, soprattutto, non è poi così elevato il divario
linguistico-letterario con i poeti italiani contemporanei, anzi... lo
dimostra il capitolo che compara l’uso della lingua italiana nelle
opere scritte da italiani con l’uso che, della nostra lingua, ne
fanno gli emigrati.
Di fronte a queste considerazioni primarie ed al fatto che, nel
mondo, esistano ancora oggi cinque milioni di persone legate al
passaporto italiano, mi sono detto che valeva sicuramente la pena di
avventurarsi sulle tracce letterarie lasciate dai nostri emigrati nel
corso degli anni, per giungere ad un’analisi che desse un minimo di
organicità all’argomento, visto che le ricerche esistenti (anche da
parte di numerose università – ad esempio, quella svizzera di
Losanna, col prof. Marchand, di Lovanio, in Belgio, col prof.
Vanvolsem, di Athabasca in Canada col prof. Pivato) vertono per lo
più su singole zone geografiche.
Va detto comunque che, in ogni caso, anche solo tentare di
ricostruire una "Storia della letteratura italiana d’emigrazione"
è, a mio parere, prematuro, in quanto lo stato delle conoscenze
attuali non è sufficiente. Ci vuole più partecipazione da parte
degli emigranti per tessere una tela che affonda le sue radici nei
primi del novecento e della quale le istituzioni si sono spesso
dimenticate.
Dunque, la ricerca, giunta alla sua seconda edizione, si è posta
come obiettivo di giungere ad un approccio, il più corretto,
esauriente e globale possibile, con questo argomento; da usare poi
come traccia di base per giungere alla meta sopra indicata.
Vi è, infine, la speranza di dare un contributo al reale
interesse, manifestatosi intorno all’argomento, da parte di studiosi
di tutto il mondo, in questi ultimi dieci anni, interesse destato
dalle variegate implicazioni che questa letteratura ha con le società
ospiti.
In questa ricerca spaziamo dalle mercificate e rabbiose poesie
degli italo-americani residenti negli States, specchio di una società
che vive delle proprie contraddizioni, alla poesia di smarrita difesa
etnica come quella degli italo-canadesi, allo scontro generazionale
delle seconde e terze generazioni di italo-svizzeri che non
condividono più gli obiettivi dei padri, alla letteratura soave e
suadente degli italo-argentini od italo-brasiliani, all’integrata e
finissima letteratura degli emigrati in Belgio ed in Francia, fino
alla letteratura degli italo-olandesi, scioccata dalle profonde
diversità climatiche e dalle sfrontate aperture sociali, fino alla
grande letteratura gast degli italiani in Germania: operaia,
arrabbiata, assolutamente consapevole del ruolo che deve svolgere.
Tutto questo prima che sia troppo tardi poiché, come ricorda l’amico
Vitale, editore in Sanremo, : "…una volta, rientrando al sud in
treno, non sentivo parlar d’altro che di emigrazione. Gli emigrati
si raccontavano paure, gioie, speranze. Oggi certi racconti non si
sentono più, come se non ci fosse più niente da raccontare…"
Un secondario, ma non meno importante, filo conduttore che unisce
tutti questi autori d’emigrazione è la speranza di avere trasmesso
, attraverso il sudore del loro lavoro, un pezzo di storia italiana
fuori dai confini nazionali e ciò non può non essere cosa di
interesse per qualsiasi italiano. Il primo ringraziamento va quindi a
loro. Il secondo ad un editore veneto (Giampiero Tonon – Libraria
Padovana Editrice ) per avere avuto il coraggio di stampare questa mia
ricerca e diffonderla nelle librerie.
Approfitto poi dello spazio messomi a disposizione da "Veneti
nel mondo" per lanciare un appello a tutti i veneti emigrati per
inviarmi poesie, racconti, testimonianze e quant’altro materiale
necessario ad iniziare a ricostruire una "Storia della
letteratura italiana d’emigrazione" che risponda finalmente
alle domande: quando è iniziata, quali sono stati i suoi più grandi
interpreti, come si è sviluppata e collegata agli italiani emigrati ?