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Emigrazione in libri

(aprile 2002)

Un "Calvenist" a Manhattan e dintorni

"Xe pi isy draivàre’l caro" è il singolare titolo di un libro di Riccardo Brazzale, vicentino di Calvene, recentemente ristampato. Si tratta di un simpatico diario di viaggio negli Stati Uniti, dove incontri ed emozioni sono raccontati con sottile umorismo

"… torna in circolazione un’operetta garbata e molto intelligente in tempi che di garbo (e ahimè di intelligenza) sembrano difettare non poco". Lo scrive lo storico Emilio Franzina nella sua prefazione alla seconda edizione di un piccolo e gustoso libro del musicista Riccardo Brazzale, intitolato "Xe pi isy draivàre’l caro" (Edizioni Agorà – Dueville, Vicenza).
Titolo quanto meno strambo, ma non certo indecifrabile per chi intuisce che si tratta di una frase composta in quel curioso e comico slang "veneto-statunitense", che tradotto letteralmente significa "è più facile andare in auto".

Insomma, è la nostra versione regionale del famoso "broccolino" (da Brooklyn, famoso quartiere newyorchese), quella strana parlata nella quale i dialetti della penisola sono mescolati all’americano e che, soprattutto nella cinematografia più o meno classica, viene puntualmente attribuita agli emigranti italiani negli States.

Il libro (la prima edizione è del 1992) è il diario di un viaggio che nel 1986 ha portato negli Stati Uniti Riccardo Brazzale (nella foto), vicentino di Calvene, grande appassionato ed esperto di musica jazz ma anche spiritoso e simpatico scrittore. La pubblicazione sarà presto in distribuzione presso le maggiori biblioteche del Veneto e l’assessore alla cultura della Regione, Ermanno Serrajotto, sta verificando la possibilità di inviarne copia ai circoli e alle associazioni dei veneti nel mondo.
"L’America. Era un sogno che covavo da così lungo tempo, quello di attraversare l’oceano, che quel giorno, alla Malpensa, andavo dimenandomi in una agitazione abbastanza goffa" scrive nel prologo Brazzale il cui progetto di viaggio consisteva nel "fare ferie, affinare l’americano (lingua bastarda), conoscere dei musicisti e possibilmente suonarvi insieme, ascoltare tanta buona musica e trovare un po’ di amici emigrati facendo il giro dell’America".

E proprio di giro si è trattato, dato che il novello "Marcopolo" o "Vacodegama" di Calvene (come lo soprannomina Claudio Canal, in uno dei contributi all’opera) di strada ne ha fatta parecchia, attraversando il continente coast to coast, inanellando numerose tappe, da Los Angeles a Fresno, da San Francisco a Salt Lake City, da Denver a New York, sino a raggiungere la canadese Montreal. Un itinerario costellato di incontri e episodi, di stupori ed emozioni, il tutto raccontato con una efficace vena umoristica, attraverso un continuo e apparentemente improponibile confronto tra le "piccole cose" della provincia vicentina e le vaste dimensioni delle metropoli americane. Non a caso nella copertina del libro, il campanile di Calvene si erge con pari, se non maggiore fierezza tra i grattacieli di Manhattan.

Nella narrazione si trovano frequenti riferimenti e citazioni (e anche qualche digressione un po’ troppo dotta) al mondo della musica jazz e ai suoi interpreti più o meno famosi. Ma Brazzale sa farsi perdonare anche da chi non immagina l’America come "quel paradiso dove il jazz ti ubriaca senza posa", perché dalla sua penna esce anche un rendiconto gentile e partecipato della "Merica" senza la A, quella di chi ha scelto (o forse anche no) di trasferirsi dall’altra parte del mondo. Brani che propongono una divertita e divertente, ma anche rispettosa, lettura della condizione dell’emigrante, del suo strano linguaggio, delle sue nostalgie, del suo essere nel contempo italiano, veneto e americano. E la cosa più buffa, richiudendo il libro, è essere indotti a chiedersi, come ha fatto qualcuno, se l’America sia una immensa periferia di Calvene…

 


Veneti nel Mondo
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