Il fenomeno dell'emigrazione di massa si intensificò subito dopo
l'unificazione d'Italia: la povertà, l'incremento della popolazione e
l'aumento della durata media della vita furono le cause dei notevoli
flussi migratori del tempo. Ben presto il fenomeno assunse dimensioni
nazionali per cui lo Stato Italiano cercò di "controllare"
l'emigrazione stipulando una convenzione con il Brasile verso il quale
i cittadini del Triveneto iniziarono ad emigrare dal 1875. Nel giro di
pochi anni i nostri emigranti crearono nuovi insediamenti a cui
dettero il nome delle località d'origine (Nova Belluno, Nova Treviso,
Nova Venezia, Val Feltrino, Valle Veneto e così via) e trasformarono
le foreste vergini dell'America meridionale in campi di granturco e in
vigneti. Dopo oltre 120 anni dalle prime emigrazioni negli Stati
meridionali del Brasile, le comunità italiane lì residenti
conservano inalterate le tradizioni della loro terra d'origine. Il
bisogno di sentirsi vicini alle proprie radici ha permesso loro di
tramandare oralmente i ricordi di una Patria lontana, come ad esempio
canti e filastrocche, da noi praticamente dimenticati. La "nostra
gente", da troppi anni lontana, è ancora così sentimentalmente
presente e vicina alla propria terra. Per questo diventa importante
mantenere vivi i contatti. La Regione Veneto ha colto questa
necessità da molto tempo cercando di andare incontro alle aspettative
delle comunità italiane all'estero, promuovendo scambi culturali,
Conferenze e visite nei luoghi dell'emigrazione e varie iniziative che
testimoniano la volontà di "non dimenticare". In questa
stessa ottica si colloca il racconto dell'esperienza vissuta da Oscar
De Bona.
Seguire da vicino la realizzazione del libro che documentava
l'esperienza di Flavia Colle e Anna Mario, insegnanti di lingua e
letteratura italiana presso una comunità veneta in Brasile per sei
settimane, ha risvegliato in Oscar De Bona un desiderio mai attuato.
La possibilità di testimoniare sensazioni ed esperienze di uno dei
viaggi compiuti all'estero presso le comunità italiane, prima come
Presidente della Consulta Veneta dell'Emigrazione, poi come Presidente
della Provincia di Belluno, si è concretizzata in un
diario-documento. L'autore ha rivolto la sua attenzione al viaggio in
Brasile compiuto insieme a rappresentanti del mondo industriale ed
economico bellunese, dal 18 ottobre al 3 novembre 1998.
Il viaggio è iniziato a San Paolo ed ha condotto i protagonisti a
visitare diverse città degli stati brasiliani del Paranà, Rio Grande
do Sul e Santa Caterina. Il diario affronta sia la parte riguardante
la documentazione storica che le testimonianze direttamente vissute
col racconto degli "anziani".
La parte storica raccoglie le motivazioni degli esodi italiani in
terra straniera, l'itinerario geografico delle visite, le attuali
attività delle comunità italiane in Brasile, ma soprattutto le loro
iniziative per recuperare le radici storico-culturali e mantenere
l'unione alla terra d'origine dei loro padri. Fra queste ultime, è
particolarmente suggestivo il "Caminhos de pedra", i
sentieri della memoria che hanno permesso il recupero architettonico
delle case abitate dai primi emigranti italiani nel Rio Grande do Sul.
La parte più folkloristica riguarda invece gli usi e i costumi
odierni dei corregionali italiani in Brasile, ma anche i racconti
degli anziani che, dal patrimonio delle loro memorie traggono poesie,
storie e tradizioni di un'epopea migratoria che deve essere ricordata.
Anche la raccolta di articoli apparsi nei giornali brasiliani
documenta come l'opinione publica abbia vissuto le visite delle
delegazioni italiane, che si sono divise negli incontri programmati e
in quelli improvvisati ed organizzati il giorno prima per accontentare
corregionali di comunità sparse in tutto il territorio dei tre Stati.
Nonostante il lungo periodo di tempo trascorso dalla partenza dei
primi emigranti, negli Stati del Brasile meridionale la presenza
italiana è viva come non mai attraverso la tradizione, il dialetto
veneto-italiano, i cognomi, i nomi e i luoghi tanto cari a quei
coraggiosi emigranti. Leggendo questo libro-documento non si può fare
a meno di pensare, con una stretta al cuore, al sacrificio di tanti
uomini e donne che hanno lasciato il proprio Paese carichi di speranze
per un futuro migliore. Non possiamo quindi che rivivere con loro le
nostre radici comuni.