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Emigrazione in libri

(giugno 2002)

Un farmacista galantuomo che si fece amare anche in Argentina

L'Associazione "Lastego" di Sandrigo ha promosso la pubblicazione di un libro dedicato a Domenico Pittarini, emigrato nel 1888 a El Trebol. Paolo De Caneva, presidente dell’Associazione, descrive questo lavoro di ricerca su un personaggio eclettico, dai cui scritti emerge il mondo contadino della fine dell’800 e l’esperienza dell’emigrazione oltreoceano

E’ stato recentemente pubblicato dall'Associazione Culturale Lastego di Sandrigo (Vi) il libro "Domenico Pittarini. La vita, l'Umanità e l'Ironia di un poeta dialettale veneto di fine '800".

Domenico Girolamo Pittarini fu un arguto osservatore del suo tempo. Nel suo capolavoro "La politica dei villani" seppe dar voce ai sentimenti e alle preoccupazioni del ceto contadino della seconda metà dell'800. Riccardo Dalle Mole, suo contemporaneo, lo paragonò al Verga.

Nato ad Ancignano (Vi) il 28 agosto 1829 da genitori benestanti, si laureò nel 1854 a Padova in farmacia e lo stesso anno venne assunto dai Bettanini di Vicenza. Nel '59 venne arrestato ma subito liberato. Nel '66 si sposò a Vicenza con Elisabetta Panozzo, nel '67 nacque la figlia Pia e nel '68 si stabilì a Breganze (Vi) con tutta la famiglia. Dal '74 al '78 lavorò a San Pietro in Gù (Pd) per poi passare a Fara Vicentino dove rimase fino al 1888. Nel luglio di quell'anno partì per la Repubblica Argentina, dove lavorò come farmacista ed ebbe una vita di intenso impegno sociale. Morì a El Trebol il 28 novembre 1901.

Il libro della collana "Novecento Sandricense" è il frutto di un impegno quinquennale alla ricerca di notizie su questo illustre concittadino. Cinque anni ricchi di soddisfazioni per aver trovato informazioni, fino ad ora inedite, sulla vita e su alcune opere di Pittarini. Quando abbiamo iniziato ci siamo posti due obiettivi: cercare di mettere un po' d'ordine nelle notizie e nelle date riguardanti la sua vita, ma soprattutto dare la possibilità a tutti di leggere i suoi lavori, cosa fino ad ora resa difficile dal fatto che molte sue composizioni vennero pubblicate solo sui giornali di fine Ottocento, a puntate, anche con pause di mesi e nel corso di diversi anni.

Tutto iniziò nel 1997 quando, in preparazione del 170° anniversario dalla sua nascita, che ricorreva due anni dopo, iniziai a leggere tutti i suoi lavori e la biografia esistente. Rimasi subito colpito dalla bellezza e dall'ironia de "La politica dei villani", vero trattato di filosofia contadina, e dalle poesie in rustico e vernacolo.  Ricerche nelle varie biblioteche locali mi permisero di scoprire che aveva scritto altri lavori mai citati. Da lì partì un po' l'idea di una "caccia al tesoro" sulle tracce del Pittarini. La scarna biografia tracciata agli inizi del '900 fu un ottimo punto di partenza, ma via via che proseguivano le ricerche si dimostrava alquanto inesatta.

A questo punto non ci restava altro da fare che partire da zero. Assieme ad Annalisa Cason, Leonardo Pianezzola e Laura Segantini sono riuscito a ricostruire la genealogia dei Pittarini dalla seconda metà del '600, a trovare gli atti della sua carriera scolastica, il certificato di matrimonio, il nome di sua moglie, finora sconosciuto, l'esistenza di una figlia morta all'età di due anni, i paesi dove aveva vissuto e lavorato, tutte notizie inedite che ci hanno anche permesso di conoscere meglio il personaggio Pittarini. Altre scoperte sono stati i documenti che attestano il dissesto finanziario paterno e tutti gli atti del processo del '59, che lo vedevano imputato per "Eccitamento all'emigrazione" e quindi ad un suo passato patriottico. Ma forse le scoperte più significative sono: l'atto di sbarco, notizie degli ultimi anni della sua vita in Argentina e l'atto di morte, fino a quel momento sconosciuto.

In Argentina trovò la serenità e una vita contraddistinta dalla disponibilità nei confronti della comunità di El Trebol che ben lo accolse. Di questo periodo abbiamo la lettera spedita nel 1889 in Italia all'amico Emilio Rizzetto e pubblicata nel giornale "La Provincia di Vicenza", nella quale descrisse il viaggio e il primo impatto con l'America. Il 19 novembre 1894 fu tra i fondatori della Società Italiana "Stella d'Italia". Nella relazione morale-amministrativa della società nel 1895 si legge: "Del farmaceutico sig. Domenico Pittarini, dirò, che non potevamo avere miglior sorte; invece che approfittare nel suo interesse, essendo solo, piacemi constatare, e ci tengo a constatarlo, ho trovato in lui una ottima persona e come professionista e coma patriota e come socio fondatore".

Per la festa del 20 settembre dello stesso anno scrisse un atto comico-storico che fece recitare agli alunni della scuola. Il 20 gennaio del 1896, venne eletto vice sindaco di El trebol e il 22 luglio del 1897 assunse l'incarico di ispettore scolastico presso al scuola fondata dalla "Stella d'Italia". Nel 1901, il 7 novembre scrisse una lettera al nipote Centofanti e lo stesso anno il prospetto delle quote dei soci evidenzia il mancato pagamento dei mesi di novembre e dicembre con a lato la nota "defunto". Dal registro civile di Sastre si legge: "Domenico Pittarini è morto di lesione organica alle ore 12 del giorno 28 novembre 1901 a El Trebol, a 73 anni di età, farmacista..."

Con tutto questo materiale è stato possibile ricostruire minuziosamente la sua vita. In nostro aiuto sono venute anche le notizie riportate nel giornale dell'epoca "El Visentin" che nella piccola posta faceva riferimento spesso al Pittarini. Alla fine del lavoro le persone, che a vario titolo hanno collaborato fornendo materiali o informazioni, sono più di 150. 

Per quanto riguarda le sue opere, questo libro, oltre a riportare il testo integrale delle sue 5 commedie, tre delle quali per la prima volta stampate in un volume, contiene tutte le sue poesie e diversi scritti inediti, reperiti dai giornali dell'epoca e firmati con vari pseudonimi.

Impreziosito dalla prefazione del prof. Emilio Franzina e dalle illustrazioni del prof. Galliano Rosset, qui si ripropone un Pittarini colto, che comprende l'importanza dei cambiamenti del suo tempo e che conosce i problemi e gli stati d'animo dei contadini, perché questo è anche il suo mondo, respirato fin dalla prima infanzia, conosciuto nell'azienda paterna, acquisito nelle sere di filò trascorse assieme alle famiglie dei fittavoli e "boari" che lavoravano per suo padre. Poi il dissesto finanziario paterno. E anche la famiglia Pittarini è costretta a fare S. Martin, in quel 11 novembre del 1838, per rientrare da Mirabella in Sandrigo a coltivare personalmente gli ultimi campi rimasti in proprietà.

Da farmacista, con la scelta di lasciare la città per ritornare nei paesi dove aveva trascorso l'infanzia, i contadini avranno ancora un ruolo prevalente nella sua quotidiana esistenza di lavoro; a Sandrigo come a Breganze, a S. Pietro in Gù come a Fara. Con loro avrà in comune le annata "buone" e quelle "cattive", fino a condividerne la sorte più intima, le privazioni, i debiti, l'emigrazione...  

A questa figura di galantuomo di fine ottocento va il nostro pensiero di stima, d'affetto e d'ammirazione.

  Paolo De Caneva

 


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