E’ stato
recentemente pubblicato dall'Associazione Culturale Lastego di
Sandrigo (Vi) il libro "Domenico Pittarini. La vita, l'Umanità
e l'Ironia di un poeta dialettale veneto di fine '800".
Domenico Girolamo Pittarini fu un arguto osservatore
del suo tempo. Nel suo capolavoro "La politica dei villani"
seppe dar voce ai sentimenti e alle preoccupazioni del ceto contadino
della seconda metà dell'800. Riccardo Dalle Mole, suo contemporaneo,
lo paragonò al Verga.
Nato ad Ancignano (Vi) il 28 agosto 1829 da genitori
benestanti, si laureò nel 1854 a Padova in farmacia e lo stesso anno
venne assunto dai Bettanini di Vicenza. Nel '59 venne arrestato ma
subito liberato. Nel '66 si sposò a Vicenza con Elisabetta Panozzo,
nel '67 nacque la figlia Pia e nel '68 si stabilì a Breganze (Vi) con
tutta la famiglia. Dal '74 al '78 lavorò a San Pietro in Gù (Pd) per
poi passare a Fara Vicentino dove rimase fino al 1888. Nel luglio di
quell'anno partì per la Repubblica Argentina, dove lavorò come
farmacista ed ebbe una vita di intenso impegno sociale. Morì a El
Trebol il 28 novembre 1901.
Il libro della collana "Novecento Sandricense"
è il frutto di un impegno quinquennale alla ricerca di notizie su
questo illustre concittadino. Cinque anni ricchi di soddisfazioni per
aver trovato informazioni, fino ad ora inedite, sulla vita e su alcune
opere di Pittarini. Quando abbiamo iniziato ci siamo posti due
obiettivi: cercare di mettere un po' d'ordine nelle notizie e nelle
date riguardanti la sua vita, ma soprattutto dare la possibilità a
tutti di leggere i suoi lavori, cosa fino ad ora resa difficile dal
fatto che molte sue composizioni vennero pubblicate solo sui giornali
di fine Ottocento, a puntate, anche con pause di mesi e nel corso di
diversi anni.
Tutto iniziò nel 1997 quando, in preparazione del
170° anniversario dalla sua nascita, che ricorreva due anni dopo,
iniziai a leggere tutti i suoi lavori e la biografia esistente. Rimasi
subito colpito dalla bellezza e dall'ironia de "La politica dei
villani", vero trattato di filosofia contadina, e dalle poesie in
rustico e vernacolo. Ricerche nelle varie biblioteche locali mi
permisero di scoprire che aveva scritto altri lavori mai citati. Da lì
partì un po' l'idea di una "caccia al tesoro" sulle tracce
del Pittarini. La scarna biografia tracciata agli inizi del '900 fu un
ottimo punto di partenza, ma via via che proseguivano le ricerche si
dimostrava alquanto inesatta.
A questo punto non ci restava altro da fare che
partire da zero. Assieme ad Annalisa Cason, Leonardo Pianezzola e
Laura Segantini sono riuscito a ricostruire la genealogia dei
Pittarini dalla seconda metà del '600, a trovare gli atti della sua
carriera scolastica, il certificato di matrimonio, il nome di sua
moglie, finora sconosciuto, l'esistenza di una figlia morta all'età
di due anni, i paesi dove aveva vissuto e lavorato, tutte notizie
inedite che ci hanno anche permesso di conoscere meglio il personaggio
Pittarini. Altre scoperte sono stati i documenti che attestano il
dissesto finanziario paterno e tutti gli atti del processo del '59,
che lo vedevano imputato per "Eccitamento all'emigrazione" e
quindi ad un suo passato patriottico. Ma forse le scoperte più
significative sono: l'atto di sbarco, notizie degli ultimi anni della
sua vita in Argentina e l'atto di morte, fino a quel momento
sconosciuto.
In Argentina trovò la serenità e una vita
contraddistinta dalla disponibilità nei confronti della comunità di
El Trebol che ben lo accolse. Di questo periodo abbiamo la lettera
spedita nel 1889 in Italia all'amico Emilio Rizzetto e pubblicata nel
giornale "La Provincia di Vicenza", nella quale descrisse il
viaggio e il primo impatto con l'America. Il 19 novembre 1894 fu tra i
fondatori della Società Italiana "Stella d'Italia". Nella
relazione morale-amministrativa della società nel 1895 si legge:
"Del farmaceutico sig. Domenico Pittarini, dirò, che non
potevamo avere miglior sorte; invece che approfittare nel suo
interesse, essendo solo, piacemi constatare, e ci tengo a constatarlo,
ho trovato in lui una ottima persona e come professionista e coma
patriota e come socio fondatore".
Per la festa del 20 settembre dello stesso anno
scrisse un atto comico-storico che fece recitare agli alunni della
scuola. Il 20 gennaio del 1896, venne eletto vice sindaco di El trebol
e il 22 luglio del 1897 assunse l'incarico di ispettore scolastico
presso al scuola fondata dalla "Stella d'Italia". Nel 1901,
il 7 novembre scrisse una lettera al nipote Centofanti e lo stesso
anno il prospetto delle quote dei soci evidenzia il mancato pagamento
dei mesi di novembre e dicembre con a lato la nota
"defunto". Dal registro civile di Sastre si legge:
"Domenico Pittarini è morto di lesione organica alle ore 12 del
giorno 28 novembre 1901 a El Trebol, a 73 anni di età,
farmacista..."
Con tutto questo materiale è stato possibile
ricostruire minuziosamente la sua vita. In nostro aiuto sono venute
anche le notizie riportate nel giornale dell'epoca "El Visentin"
che nella piccola posta faceva riferimento spesso al Pittarini. Alla
fine del lavoro le persone, che a vario titolo hanno collaborato
fornendo materiali o informazioni, sono più di 150.
Per quanto riguarda le sue opere, questo libro,
oltre a riportare il testo integrale delle sue 5 commedie, tre delle
quali per la prima volta stampate in un volume, contiene tutte le sue
poesie e diversi scritti inediti, reperiti dai giornali dell'epoca e
firmati con vari pseudonimi.
Impreziosito dalla prefazione del prof. Emilio
Franzina e dalle illustrazioni del prof. Galliano Rosset, qui si
ripropone un Pittarini colto, che comprende l'importanza dei
cambiamenti del suo tempo e che conosce i problemi e gli stati d'animo
dei contadini, perché questo è anche il suo mondo, respirato fin
dalla prima infanzia, conosciuto nell'azienda paterna, acquisito nelle
sere di filò trascorse assieme alle famiglie dei fittavoli e
"boari" che lavoravano per suo padre. Poi il dissesto
finanziario paterno. E anche la famiglia Pittarini è costretta a fare
S. Martin, in quel 11 novembre del 1838, per rientrare da Mirabella in
Sandrigo a coltivare personalmente gli ultimi campi rimasti in
proprietà.
Da farmacista, con la scelta di lasciare la città
per ritornare nei paesi dove aveva trascorso l'infanzia, i contadini
avranno ancora un ruolo prevalente nella sua quotidiana esistenza di
lavoro; a Sandrigo come a Breganze, a S. Pietro in Gù come a Fara.
Con loro avrà in comune le annata "buone" e quelle
"cattive", fino a condividerne la sorte più intima, le
privazioni, i debiti, l'emigrazione...
A questa figura di galantuomo di fine ottocento va
il nostro pensiero di stima, d'affetto e d'ammirazione.
Paolo De Caneva