Nel 50° anniversario della tragica alluvione, che nel 1951 ha
colpito il Polesine dando vita al grande fenomeno migratorio, il cui
segno rimane indelebile, l’Associazione "Polesani nel
Mondo" sta promuovendo varie iniziative all’interno del
territorio della provincia e a fianco delle varie Fameje sparse
nel mondo, per ricordare il drammatico evento e tenere desta l’attenzione
delle migliaia di concittadini che, in varie occasioni ed epoche,
hanno dovuto lasciare la terra natia per cercare dignitose occasioni
di vita altrove.
L'Associazione, impegnata in questi giorni a definire il programma
del convegno "Alluvione ed Emigrazione", che si
terrà a Rovigo il 10 e 11 novembre prossimi, ha anche dato alle
stampe, in collaborazione con l’A.S.P. del capoluogo polesano, il
secondo libro di Adolfo Rossi, Nel Paese dei dollari.
L’opera consente di approfondire la conoscenza dell’illustre
scrittore, giornalista e diplomatico polesano che, emigrante per
scelta di vita più che per necessità economiche, non ancora
ventiduenne, nell’agosto del 1879 sbarcò a New York, deciso a
conoscere direttamente il nuovo mondo di cui si era fatto un’idea
attraverso varie letture. Dopo aver esercitato i mestieri più vari,
che lo portarono a muoversi con una certa disinvoltura nella metropoli
americana e ad impratichirsi della nuova lingua, ad Adolfo Rossi si
presentò l’opportunità che diede una svolta alla sua vita:
divenire redattore de Il progresso Italo-americano, un giornale
appena fondato.
Della sua avventurosa vita americana e delle prime esperienze
giornalistiche a New York, Adolfo Rossi parla nel libro Un Italiano
in America, edito per la prima volta a Milano nel 1892, dopo il
suo ritorno in Italia dove continuò con successo la professione di
giornalista, collaborando con le più importanti testate del tempo,
tra le quali Il Messaggero e Il Corriere della Sera. Il
volume è stato ripubblicato nel 1995, nell’ambito delle
celebrazioni del 25° anniversario di fondazione della "Polesani
nel Mondo" e dello stesso è stata recentemente proposta un’edizione
ad uso scolastico.
L’occasione per ristampare la seconda fatica letteraria di Rossi,
Nel Paese dei dollari - che vide la luce per la prima volta nel
1893 per i tipi di Max Kantorowicz Editore Milano - viene ora offerta,
come detto, da un altro importante anniversario legato al movimento
migratorio dal Polesine, l’alluvione del 1951. Il drammatico evento
originò un fenomeno di abbandono del territorio, continuato con
intensità anche dopo la riparazione delle falle della triplice rotta
del Po. Un vero esodo, dovuto alla mancanza di opportunità di lavoro,
che si protrasse per circa un ventennio, sottraendo al Polesine un
terzo dei suoi abitanti.
L’esperienza di Adolfo Rossi appartiene al primo grande flusso
migratorio della provincia di Rovigo sul finire del XIX secolo, che
vide in venticinque anni oltre 60.000 polesani affrontare la penosa
odissea del viaggio per le Americhe e la dura realtà del
"trapianto" in zone sconosciute.
Nel Paese dei dollari, ambientato negli Stati Uniti, offre l’opportunità
di approfondire il rapporto del giornalista polesano con la società
americana e costituisce pertanto un importante tassello per conoscere
in modo più completo il personaggio che, per la sua attività di
scrittore e giornalista prima e di diplomatico poi, è da considerarsi
il principale rappresentante dei polesani che hanno vissuto la non
facile esperienza dell’emigrazione, riuscendo a trovare, fuori dal
territorio natio, la strada più idonea per la propria valorizzazione
personale.
Diverso è lo spirito con cui Rossi lavorò al suo secondo libro:
in Un italiano in America, c’è soprattutto il gusto di
narrare le proprie esperienze di giovane volenteroso e le ottimistiche
attese nei confronti della realtà americana, in cui poi felicemente
trovò sbocco la sua vocazione al giornalismo, già manifestatasi
precocemente nella natia Lendinara con l’edizione del Grillo del
focolare; in Nel Paese dei dollari, viceversa, l’atteggiamento
dell'autore appare più critico, la sua attenzione si rivolge alle
istituzioni e all’ideologia liberista e libertaria che è alla base
della società statunitense, individuandone aspetti incongruenti
(come, ad esempio, la pena di morte comminata con tanta disinvoltura,
il potere dominante del denaro, la presenza di certe disposizioni
anacronistiche e assurde), ma anche facendone emergere gli aspetti
qualificanti.
Con il metodo del dialogo, che favorisce la riflessione ed esalta
la pluralità di pensiero, Rossi propone ai lettori situazioni
tipicamente americane su cui riflettere o imparare, senza mai ergersi
a rigido censore dei costumi di oltre oceano, ma non esimendosi dal
far conoscere la sua opinione. Poi, a un certo punto, interrompe la
dissertazione e lascia libero il lettore di trarre le proprie
conclusioni finali. Un sistema di procedere questo che dimostra tutta
l’onestà intellettuale di cui l’autore sempre diede prova anche
nell’attività giornalistica.
Ma non si può certo parlare di un giornalismo non schierato: gli
argomenti stessi scelti da Rossi ci indicano chiaramente il suo
profondo interesse per le tematiche democratiche e sociali. E nelle
pagine finali la voce dello scrittore, seppur in modo pacato, emerge
con maggior determinazione, sia per sottolineare le opportunità che
offre la società americana e il positivo ruolo delle sue istituzioni,
sia – nel capitolo dove parla del proprio ritorno in patria – nell’evidenziare
l’arretratezza delle iniziative pubbliche e private italiane a
confronto di quelle statunitensi. Netta è a questo proposito la
condanna espressa in relazione alle assurde spese sostenute dallo
stato italiano per mantenere un grande esercito, distogliendo risorse
dagli investimenti produttivi e concorrendo ad un clima di corsa agli
armamenti, da cui Rossi profetizza, purtroppo inascoltato, infausti
giorni per l’Europa.
Il volume si chiude con un’appendice che Adolfo Rossi dedica alla
parentesi americana di Alberto Mario, il concittadino lendinarese per
cui sempre nutrì grande ammirazione. Mario nel 1858 aveva raggiunto,
con la moglie Jessie White, gli Stati Uniti per un ciclo di conferenze
patriottiche sulle speranze unitarie e repubblicane dell’Italia. Con
la sua dotta eloquenza aveva conquistato gli italiani di New York,
ottenendo un ampio moto di simpatia ed un sostegno economico alla
causa italiana.
Ciò che in ogni caso appare evidente dalla lettura del libro di
Adolfo Rossi è il metodo usato dall’autore, sempre seguito anche
nella sua vasta produzione giornalistica: dapprima l’accurata
documentazione sui fatti per portare poi i lettori sul piano della
dialettica delle idee, da cui devono sfociare le opinioni personali.
Un maestro di giornalismo dunque, un personaggio che mai dimenticò
la sua esperienza di emigrante e che, quando gli venne offerta l’opportunità,
attuò una svolta coraggiosa nella sua vita, accettando l’incarico
offertogli nel 1901 dal Governo italiano di entrare a far parte del
Commissariato per l’Emigrazione. Un personaggio che mai ha rinnegato
le sue origini polesane, mantenendo anzi un rapporto costante con la
terra natia che ha onorato con una vita fatta di impegno e
responsabilità.
L’opera è stata presentata venerdì 21 settembre presso la Nuova
Pescheria di Rovigo alla presenza del Presidente dell’Associazione
Don Valentino Tonin, del presidente della Provincia Federico Saccardin,
dei Sindaci di Rovigo, Paolo Avezzù, e di Lendinara , Piero Bassani.
Parole di gratitudine sono state rivolte in particolare Prof. Lino
Segantin, per la chiarezza con la quale ha presentato l'opera ed il
personaggio di Adolfo Rossi, uomo che ha contribuito alla storia del
Polesine.
Luigi Barbato