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Emigrazione in libri

(ottobre 2001)

Adolfo Rossi, un polesano negli States

Nel Paese dei dollari è il titolo del libro, ristampato per iniziativa della "Polesani nel Mondo", di questo lendinarese che fu scrittore, giornalista e diplomatico, ma che può essere soprattutto considerato uno dei più illustri rappresentanti dell'emigrazione veneta

Nel 50° anniversario della tragica alluvione, che nel 1951 ha colpito il Polesine dando vita al grande fenomeno migratorio, il cui segno rimane indelebile, l’Associazione "Polesani nel Mondo" sta promuovendo varie iniziative all’interno del territorio della provincia e a fianco delle varie Fameje sparse nel mondo, per ricordare il drammatico evento e tenere desta l’attenzione delle migliaia di concittadini che, in varie occasioni ed epoche, hanno dovuto lasciare la terra natia per cercare dignitose occasioni di vita altrove.

L'Associazione, impegnata in questi giorni a definire il programma del convegno "Alluvione ed Emigrazione", che si terrà a Rovigo il 10 e 11 novembre prossimi, ha anche dato alle stampe, in collaborazione con l’A.S.P. del capoluogo polesano, il secondo libro di Adolfo Rossi, Nel Paese dei dollari.

L’opera consente di approfondire la conoscenza dell’illustre scrittore, giornalista e diplomatico polesano che, emigrante per scelta di vita più che per necessità economiche, non ancora ventiduenne, nell’agosto del 1879 sbarcò a New York, deciso a conoscere direttamente il nuovo mondo di cui si era fatto un’idea attraverso varie letture. Dopo aver esercitato i mestieri più vari, che lo portarono a muoversi con una certa disinvoltura nella metropoli americana e ad impratichirsi della nuova lingua, ad Adolfo Rossi si presentò l’opportunità che diede una svolta alla sua vita: divenire redattore de Il progresso Italo-americano, un giornale appena fondato.

Della sua avventurosa vita americana e delle prime esperienze giornalistiche a New York, Adolfo Rossi parla nel libro Un Italiano in America, edito per la prima volta a Milano nel 1892, dopo il suo ritorno in Italia dove continuò con successo la professione di giornalista, collaborando con le più importanti testate del tempo, tra le quali Il Messaggero e Il Corriere della Sera. Il volume è stato ripubblicato nel 1995, nell’ambito delle celebrazioni del 25° anniversario di fondazione della "Polesani nel Mondo" e dello stesso è stata recentemente proposta un’edizione ad uso scolastico.

L’occasione per ristampare la seconda fatica letteraria di Rossi, Nel Paese dei dollari - che vide la luce per la prima volta nel 1893 per i tipi di Max Kantorowicz Editore Milano - viene ora offerta, come detto, da un altro importante anniversario legato al movimento migratorio dal Polesine, l’alluvione del 1951. Il drammatico evento originò un fenomeno di abbandono del territorio, continuato con intensità anche dopo la riparazione delle falle della triplice rotta del Po. Un vero esodo, dovuto alla mancanza di opportunità di lavoro, che si protrasse per circa un ventennio, sottraendo al Polesine un terzo dei suoi abitanti.

L’esperienza di Adolfo Rossi appartiene al primo grande flusso migratorio della provincia di Rovigo sul finire del XIX secolo, che vide in venticinque anni oltre 60.000 polesani affrontare la penosa odissea del viaggio per le Americhe e la dura realtà del "trapianto" in zone sconosciute.

Nel Paese dei dollari, ambientato negli Stati Uniti, offre l’opportunità di approfondire il rapporto del giornalista polesano con la società americana e costituisce pertanto un importante tassello per conoscere in modo più completo il personaggio che, per la sua attività di scrittore e giornalista prima e di diplomatico poi, è da considerarsi il principale rappresentante dei polesani che hanno vissuto la non facile esperienza dell’emigrazione, riuscendo a trovare, fuori dal territorio natio, la strada più idonea per la propria valorizzazione personale.

Diverso è lo spirito con cui Rossi lavorò al suo secondo libro: in Un italiano in America, c’è soprattutto il gusto di narrare le proprie esperienze di giovane volenteroso e le ottimistiche attese nei confronti della realtà americana, in cui poi felicemente trovò sbocco la sua vocazione al giornalismo, già manifestatasi precocemente nella natia Lendinara con l’edizione del Grillo del focolare; in Nel Paese dei dollari, viceversa, l’atteggiamento dell'autore appare più critico, la sua attenzione si rivolge alle istituzioni e all’ideologia liberista e libertaria che è alla base della società statunitense, individuandone aspetti incongruenti (come, ad esempio, la pena di morte comminata con tanta disinvoltura, il potere dominante del denaro, la presenza di certe disposizioni anacronistiche e assurde), ma anche facendone emergere gli aspetti qualificanti.

Con il metodo del dialogo, che favorisce la riflessione ed esalta la pluralità di pensiero, Rossi propone ai lettori situazioni tipicamente americane su cui riflettere o imparare, senza mai ergersi a rigido censore dei costumi di oltre oceano, ma non esimendosi dal far conoscere la sua opinione. Poi, a un certo punto, interrompe la dissertazione e lascia libero il lettore di trarre le proprie conclusioni finali. Un sistema di procedere questo che dimostra tutta l’onestà intellettuale di cui l’autore sempre diede prova anche nell’attività giornalistica.

Ma non si può certo parlare di un giornalismo non schierato: gli argomenti stessi scelti da Rossi ci indicano chiaramente il suo profondo interesse per le tematiche democratiche e sociali. E nelle pagine finali la voce dello scrittore, seppur in modo pacato, emerge con maggior determinazione, sia per sottolineare le opportunità che offre la società americana e il positivo ruolo delle sue istituzioni, sia – nel capitolo dove parla del proprio ritorno in patria – nell’evidenziare l’arretratezza delle iniziative pubbliche e private italiane a confronto di quelle statunitensi. Netta è a questo proposito la condanna espressa in relazione alle assurde spese sostenute dallo stato italiano per mantenere un grande esercito, distogliendo risorse dagli investimenti produttivi e concorrendo ad un clima di corsa agli armamenti, da cui Rossi profetizza, purtroppo inascoltato, infausti giorni per l’Europa.

Il volume si chiude con un’appendice che Adolfo Rossi dedica alla parentesi americana di Alberto Mario, il concittadino lendinarese per cui sempre nutrì grande ammirazione. Mario nel 1858 aveva raggiunto, con la moglie Jessie White, gli Stati Uniti per un ciclo di conferenze patriottiche sulle speranze unitarie e repubblicane dell’Italia. Con la sua dotta eloquenza aveva conquistato gli italiani di New York, ottenendo un ampio moto di simpatia ed un sostegno economico alla causa italiana.

Ciò che in ogni caso appare evidente dalla lettura del libro di Adolfo Rossi è il metodo usato dall’autore, sempre seguito anche nella sua vasta produzione giornalistica: dapprima l’accurata documentazione sui fatti per portare poi i lettori sul piano della dialettica delle idee, da cui devono sfociare le opinioni personali.

Un maestro di giornalismo dunque, un personaggio che mai dimenticò la sua esperienza di emigrante e che, quando gli venne offerta l’opportunità, attuò una svolta coraggiosa nella sua vita, accettando l’incarico offertogli nel 1901 dal Governo italiano di entrare a far parte del Commissariato per l’Emigrazione. Un personaggio che mai ha rinnegato le sue origini polesane, mantenendo anzi un rapporto costante con la terra natia che ha onorato con una vita fatta di impegno e responsabilità.

L’opera è stata presentata venerdì 21 settembre presso la Nuova Pescheria di Rovigo alla presenza del Presidente dell’Associazione Don Valentino Tonin, del presidente della Provincia Federico Saccardin, dei Sindaci di Rovigo, Paolo Avezzù, e di Lendinara , Piero Bassani.

Parole di gratitudine sono state rivolte in particolare Prof. Lino Segantin, per la chiarezza con la quale ha presentato l'opera ed il personaggio di Adolfo Rossi, uomo che ha contribuito alla storia del Polesine.

Luigi Barbato

 


Veneti nel Mondo
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