Insegnare
la storia e la cultura dellemigrazione nelle scuole venete, per abituare i giovani a
pensare al futuro della loro terra con attenzione e riconoscenza verso chi, in passato, ha
dovuto lasciarla.
E questa una delle istanze emerse con più forza dalla recente Conferenza di
Montecchio Maggiore, dove i delegati dei veneti nel mondo hanno incontrato i
rappresentanti delle istituzioni regionali, della cultura e del mondo economico. Molta
strada resta ancora da fare in questo senso, ma una ricerca su Internet ha rivelato che
qualcuno lha già intrapresa da qualche anno, convinto dellutilità e
dellimportanza di diffondere sin dai banchi di scuola la conoscenza della storia e
delle vicissitudini che hanno avuto per protagonisti milioni di emigrati.
Qualche tempo fa, alcune scuole venete sono state coinvolte nelliniziativa
"Uomo, energia e ambiente nella storia. Partire per lavorare". Lidea di
associare il lavoro umano, quello di chi è distante da casa in particolare, alle forze
dinamiche della natura, lha avuta il Consorzio BIM ASCO Piave, che ha indetto un
concorso per gli alunni delle medie e che ha premiato i migliori lavori di ricerca. Tra i
numerosi istituti che hanno partecipato, si è classificata prima la scuola "Tiziano
Vecellio" di Tarzo (Tv) che ha presentato uno studio assai articolato sul fenomeno
dellemigrazione locale, basandosi su testimonianze dirette, documentazione
fotografica e testi raccolti da insegnanti e ragazzi. Il risultato di questa esperienza è
presentato nel sito http://www.tragol.it/Scuole/emigra/indice.htm,
che offre innumerevoli motivi di interesse per chi si occupa dei fenomeni migratori, ma
anche per chi è alla ricerca di storie suggestive e di ricordi che sfuggono alla
banalità.
Liniziativa è stata seguita da diversi insegnanti, ma in particolare dal prof.
Silvano Bernardi, che ne ha raccontato le fasi e gli umori. "Le sensazioni che ho
raccolto in quanti hanno aderito al progetto - ha detto - rivelano la forte partecipazione
dei nostri paesi al tema dellemigrazione. Grazie alla mediazione dei ragazzi, intere
famiglie sono state chiamate a dare il loro contributo e lo hanno fatto con interesse
sempre crescente, tanto che ora, a concorso ultimato, sono ancora in molti a contattare la
scuola per proporre nuove idee e fornire indicazioni utili ad arricchire la ricerca. I
professori si sono preoccupati di coinvolgere gli enti e le associazioni locali, mentre
gli alunni hanno reperito una grande quantità di informazioni e materiale dai loro nonni
o dai parenti allestero, allettati in un primo momento dalla prospettiva di vincere
il premio, e spinti poi dalla curiosità per le vicende del loro paese, di cui forse non
sospettavano limportanza".
Sorprende, in particolar modo, la quantità
e la qualità del lavoro svolto dai ragazzi, la scrupolosa suddivisione degli argomenti,
la varietà delle iniziative in cui sono stati coinvolti. Le cinque classi hanno
affrontato ognuna un tema diverso in relazione alle varie forme assunte dal fenomeno
migratorio nel tempo: un gruppo di ragazzi ha affrontato il tema delle balie da latte, un
altro si è occupato del lavoro in miniera e altri hanno seguito le fasi migratorie verso
i vari Paesi europei. Altre due classi si sono divise il compito di studiare i flussi
migratori verso il Sud America e quelle legate al mestiere del gelataio, in Francia e
Germania. E toccato a tutti, invece, curare lelaborazione del tema dei
"cantieri", che ha riguardato molti operai specializzati della zona in diversi
periodi storici. Alcuni studenti, infine, hanno curato lelaborazione dei dati
statistici.
La ricerca ha comportato per la scuola di Tarzo un anno di ricerche, di letture e di
incontri, ma la soddisfazione per il lavoro svolto vanno ben al di là del premio
conquistato.
I CONTENUTI DELLA RICERCA
La "Tiziano Vecellio" si trova in via "Trevisani nel mondo" e
linsegna non può passare inosservata ai numerosi studenti che ogni giorno
percorrono il tragitto per recarsi a lezione. Eppure solo pochi di loro conoscevano il
significato di quella scritta, almeno fino a quando non si sono avventurati, spinti dalla
speranza di un premio e dallentusiasmo degli insegnanti, nella ricerca delle loro
origini.
Il concorso "Partire per lavorare" è stato solo il pretesto per riportare
allattenzione dei giovani le tematiche e i problemi legati allemigrazione. E
listituto di Tarzo, che si è distinto per aver basato il lavoro di recupero storico
su dati concreti, reperendoli presso larchivio comunale e verificandoli con i
racconti e le esperienze di varie persone, è indubbiamente riuscito nellintento.
Attraverso la lettura degli elementi raccolti, gli alunni hanno rivissuto la storia del
loro paese, la cui prima ondata migratoria, che corrisponde al periodo intorno al 1848, si
caratterizzava per la partenza di interi nuclei famigliari verso il Brasile. Questi
sfuggivano alla pressione austriaca e allindigenza e trovarono, seppur lentamente,
di che vivere nel Rio Grande do Sul.
A queste antiche partenze ne fecero seguito molte altre, soprattutto nel 1892, quando
il Governo italiano sovvenzionò lorganizzazione degli spostamenti verso il Sud
America. Molti tarzesi partirono in quel periodo muniti del "passaporto rosso",
che dava loro il diritto di vitto e viaggio gratuito da Genova allAmerica. Giunsero
nei dintorni di Rio de Janeiro, Santa Caterina, San Paulo dove patirono una condizione
ancora più difficile di quella incontrata dai loro paesani della precedente ondata
migratoria. In quei luoghi condussero "vita da pionieri", ma con poche
possibilità di migliorare le proprie condizioni, bonificando per i grossi proprietari
locali i terreni destinati alla coltivazione di caffè, granoturco e canna da zucchero.
Negli anni che seguirono la prima guerra mondiale, gli abitanti di Tarzo cercarono di
sopravvivere alla miseria stringendosi in società o cooperative di lavoro. Ma questi
tentativi di mettere a frutto le risorse economiche del paese riuscirono solo a rimandare
linevitabile decisione di cercare in altri luoghi migliori condizioni. Malgrado le
passate esperienze non lasciassero spazio a visioni ottimistiche sul futuro degli
emigrati, la meta privilegiata fu anche in quel caso il Sud America. Gli stati europei,
infatti, che erano stati a loro volta coinvolti nella guerra, non offrivano possibilità
di lavoro. Costituiva una rara eccezione la Francia, che richiese per alcuni anni
manodopera specializzata dallItalia per ricostruire edifici e strutture distrutte
dai conflitti.
Ma la storia di Tarzo non è stata segnata
solamente dallallontanamento di famiglie e gruppi numerosi. Altre volte furono le
singole partenze a commuovere il paese. E il caso delle balie, costrette a recarsi
nelle grandi città del nord Italia per "vendere" il proprio latte ai figli dei
ricchi; o lesperienza dei minatori, che venivano "reclutati" nelle miniere
del Belgio, dopo essere passati per una attenta selezione medica. Uno di loro, Innocente
Carlet, ben ricorda la tragedia del 1956 a Marcinelle, dove persero la vita 162 minatori,
inghiottiti dalla terra per limprovviso incendio del pericoloso gas
"grisù".
Anche lesistenza di quanti vissero saltuariamente lesperienza migratoria
non è stata facile. Molti trevigiani dovettero trasferirsi lontano dalle loro case, dove
lasciarono moglie e figli, per raggiungere i cantieri edili di tutto il mondo. Altri
partirono per la Svizzera, per svolgere quelle attività che gli abitanti locali si
rifiutavano di fare, oppure si avvicinarono al mestiere di gelatai, dapprima come
ambulanti, poi come operai e infine, in tempi recenti, come imprenditori in proprio.
Lapprofondimento di questi temi ha anche consentito ai ragazzi della
"Vecellio" di comprendere quanto le vicende mondiali possano influire sul
destino di intere comunità e, grazie alle testimonianze di uninsegnante volontaria
in una scuola media albanese e di un lavoratore extracomunitario residente nel trevigiano,
di confrontare diverse esperienze migratorie: quella di chi è partito da Tarzo lasciando
a malincuore il calore della propria casa, ma anche quella di chi si è recato in un Paese
povero per portare aiuto o di chi ha abbandonato la propria terra per stabilirsi nella
nostra regione, condividendo con gli emigrati veneti le stesse preoccupazioni, nostalgie e
speranze che accompagnano linizio di una nuova vita allestero.