4 febbraio 2000

L’EMIGRAZIONE ENTRA NELLE SCUOLE: L’ESPERIENZA DI TARZO

Una ricerca finalizzata alla partecipazione di un concorso ha consentito agli studenti della scuola media "Tiziano Vecellio" di Tarzo (Tv) di avvicinarsi e di conoscere il mondo dell’emigrazione. I ragazzi hanno ripercorso, con l’aiuto di racconti, testimonianze e dati statistici, il difficile cammino dei loro progenitori e scoperto un importante, ma spesso trascurato, capitolo della storia veneta. Il loro lavoro, premiato come il migliore, è presente in Internet.

Insegnare la storia e la cultura dell’emigrazione nelle scuole venete, per abituare i giovani a pensare al futuro della loro terra con attenzione e riconoscenza verso chi, in passato, ha dovuto lasciarla.

E’ questa una delle istanze emerse con più forza dalla recente Conferenza di Montecchio Maggiore, dove i delegati dei veneti nel mondo hanno incontrato i rappresentanti delle istituzioni regionali, della cultura e del mondo economico. Molta strada resta ancora da fare in questo senso, ma una ricerca su Internet ha rivelato che qualcuno l’ha già intrapresa da qualche anno, convinto dell’utilità e dell’importanza di diffondere sin dai banchi di scuola la conoscenza della storia e delle vicissitudini che hanno avuto per protagonisti milioni di emigrati.

Qualche tempo fa, alcune scuole venete sono state coinvolte nell’iniziativa "Uomo, energia e ambiente nella storia. Partire per lavorare". L’idea di associare il lavoro umano, quello di chi è distante da casa in particolare, alle forze dinamiche della natura, l’ha avuta il Consorzio BIM ASCO Piave, che ha indetto un concorso per gli alunni delle medie e che ha premiato i migliori lavori di ricerca. Tra i numerosi istituti che hanno partecipato, si è classificata prima la scuola "Tiziano Vecellio" di Tarzo (Tv) che ha presentato uno studio assai articolato sul fenomeno dell’emigrazione locale, basandosi su testimonianze dirette, documentazione fotografica e testi raccolti da insegnanti e ragazzi. Il risultato di questa esperienza è presentato nel sito http://www.tragol.it/Scuole/emigra/indice.htm, che offre innumerevoli motivi di interesse per chi si occupa dei fenomeni migratori, ma anche per chi è alla ricerca di storie suggestive e di ricordi che sfuggono alla banalità.

L’iniziativa è stata seguita da diversi insegnanti, ma in particolare dal prof. Silvano Bernardi, che ne ha raccontato le fasi e gli umori. "Le sensazioni che ho raccolto in quanti hanno aderito al progetto - ha detto - rivelano la forte partecipazione dei nostri paesi al tema dell’emigrazione. Grazie alla mediazione dei ragazzi, intere famiglie sono state chiamate a dare il loro contributo e lo hanno fatto con interesse sempre crescente, tanto che ora, a concorso ultimato, sono ancora in molti a contattare la scuola per proporre nuove idee e fornire indicazioni utili ad arricchire la ricerca. I professori si sono preoccupati di coinvolgere gli enti e le associazioni locali, mentre gli alunni hanno reperito una grande quantità di informazioni e materiale dai loro nonni o dai parenti all’estero, allettati in un primo momento dalla prospettiva di vincere il premio, e spinti poi dalla curiosità per le vicende del loro paese, di cui forse non sospettavano l’importanza".

Sorprende, in particolar modo, la quantità e la qualità del lavoro svolto dai ragazzi, la scrupolosa suddivisione degli argomenti, la varietà delle iniziative in cui sono stati coinvolti. Le cinque classi hanno affrontato ognuna un tema diverso in relazione alle varie forme assunte dal fenomeno migratorio nel tempo: un gruppo di ragazzi ha affrontato il tema delle balie da latte, un altro si è occupato del lavoro in miniera e altri hanno seguito le fasi migratorie verso i vari Paesi europei. Altre due classi si sono divise il compito di studiare i flussi migratori verso il Sud America e quelle legate al mestiere del gelataio, in Francia e Germania. E’ toccato a tutti, invece, curare l’elaborazione del tema dei "cantieri", che ha riguardato molti operai specializzati della zona in diversi periodi storici. Alcuni studenti, infine, hanno curato l’elaborazione dei dati statistici.

La ricerca ha comportato per la scuola di Tarzo un anno di ricerche, di letture e di incontri, ma la soddisfazione per il lavoro svolto vanno ben al di là del premio conquistato.

I CONTENUTI DELLA RICERCA

La "Tiziano Vecellio" si trova in via "Trevisani nel mondo" e l’insegna non può passare inosservata ai numerosi studenti che ogni giorno percorrono il tragitto per recarsi a lezione. Eppure solo pochi di loro conoscevano il significato di quella scritta, almeno fino a quando non si sono avventurati, spinti dalla speranza di un premio e dall’entusiasmo degli insegnanti, nella ricerca delle loro origini.

Il concorso "Partire per lavorare" è stato solo il pretesto per riportare all’attenzione dei giovani le tematiche e i problemi legati all’emigrazione. E l’istituto di Tarzo, che si è distinto per aver basato il lavoro di recupero storico su dati concreti, reperendoli presso l’archivio comunale e verificandoli con i racconti e le esperienze di varie persone, è indubbiamente riuscito nell’intento.

Attraverso la lettura degli elementi raccolti, gli alunni hanno rivissuto la storia del loro paese, la cui prima ondata migratoria, che corrisponde al periodo intorno al 1848, si caratterizzava per la partenza di interi nuclei famigliari verso il Brasile. Questi sfuggivano alla pressione austriaca e all’indigenza e trovarono, seppur lentamente, di che vivere nel Rio Grande do Sul.

A queste antiche partenze ne fecero seguito molte altre, soprattutto nel 1892, quando il Governo italiano sovvenzionò l’organizzazione degli spostamenti verso il Sud America. Molti tarzesi partirono in quel periodo muniti del "passaporto rosso", che dava loro il diritto di vitto e viaggio gratuito da Genova all’America. Giunsero nei dintorni di Rio de Janeiro, Santa Caterina, San Paulo dove patirono una condizione ancora più difficile di quella incontrata dai loro paesani della precedente ondata migratoria. In quei luoghi condussero "vita da pionieri", ma con poche possibilità di migliorare le proprie condizioni, bonificando per i grossi proprietari locali i terreni destinati alla coltivazione di caffè, granoturco e canna da zucchero.

Negli anni che seguirono la prima guerra mondiale, gli abitanti di Tarzo cercarono di sopravvivere alla miseria stringendosi in società o cooperative di lavoro. Ma questi tentativi di mettere a frutto le risorse economiche del paese riuscirono solo a rimandare l’inevitabile decisione di cercare in altri luoghi migliori condizioni. Malgrado le passate esperienze non lasciassero spazio a visioni ottimistiche sul futuro degli emigrati, la meta privilegiata fu anche in quel caso il Sud America. Gli stati europei, infatti, che erano stati a loro volta coinvolti nella guerra, non offrivano possibilità di lavoro. Costituiva una rara eccezione la Francia, che richiese per alcuni anni manodopera specializzata dall’Italia per ricostruire edifici e strutture distrutte dai conflitti.

Ma la storia di Tarzo non è stata segnata solamente dall’allontanamento di famiglie e gruppi numerosi. Altre volte furono le singole partenze a commuovere il paese. E’ il caso delle balie, costrette a recarsi nelle grandi città del nord Italia per "vendere" il proprio latte ai figli dei ricchi; o l’esperienza dei minatori, che venivano "reclutati" nelle miniere del Belgio, dopo essere passati per una attenta selezione medica. Uno di loro, Innocente Carlet, ben ricorda la tragedia del 1956 a Marcinelle, dove persero la vita 162 minatori, inghiottiti dalla terra per l’improvviso incendio del pericoloso gas "grisù".

Anche l’esistenza di quanti vissero saltuariamente l’esperienza migratoria non è stata facile. Molti trevigiani dovettero trasferirsi lontano dalle loro case, dove lasciarono moglie e figli, per raggiungere i cantieri edili di tutto il mondo. Altri partirono per la Svizzera, per svolgere quelle attività che gli abitanti locali si rifiutavano di fare, oppure si avvicinarono al mestiere di gelatai, dapprima come ambulanti, poi come operai e infine, in tempi recenti, come imprenditori in proprio.

L’approfondimento di questi temi ha anche consentito ai ragazzi della "Vecellio" di comprendere quanto le vicende mondiali possano influire sul destino di intere comunità e, grazie alle testimonianze di un’insegnante volontaria in una scuola media albanese e di un lavoratore extracomunitario residente nel trevigiano, di confrontare diverse esperienze migratorie: quella di chi è partito da Tarzo lasciando a malincuore il calore della propria casa, ma anche quella di chi si è recato in un Paese povero per portare aiuto o di chi ha abbandonato la propria terra per stabilirsi nella nostra regione, condividendo con gli emigrati veneti le stesse preoccupazioni, nostalgie e speranze che accompagnano l’inizio di una nuova vita all’estero.

 

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