8 settembre 2000

FESTA DELL'EMIGRANTE IN TERRA VICENTINA

Dopo Arsiero nel '98 e Bassano nel'99 è toccato a Chiampo ospitare, l'agosto scorso, il terzo meeting promosso dall'Ente Vicentini nel mondo. Il significato di una festa che vuole essere anche momento di incontro e di riflessione sui temi delle migrazioni dei popoli.

Gioia, emozione, commozione, ma anche l’attenzione a tanti problemi hanno caratterizzato la terza edizione della festa dell’emigrante, promossa dall’Ente Vicentini nel mondo, con la partecipazione dell’amministrazione provinciale, della Regione e l’adesione corale dei sindaci vicentini. Una giornata intensa, che ha visto presenze un po’ da tutto il mondo, con storie, ricordi ed esperienze che si sono intrecciate per dare un significato forte ad una festa semplice, fatta in fondo di piccole cose.

La manifestazione, itinerante, ha toccato quest’anno Chiampo e, resa ancor più interessante dal Giubileo, la Pieve si è trasformata per gli emigranti in un luogo carico oltre che di affetti, di speranze.

Sono tanti i segnali di un rinnovato interesse, anche da parte delle istituzioni, nei confronti di chi, per scelta o per necessità, ha lasciato affetti e radici, per cercare fortuna altrove: una nuova attenzione e un desiderio di avviare più assidui rapporti, facilitati sicuramente dallo sviluppo delle tecnologie e dai nuovi mezzi di comunicazione, grazie ai quali le distanze vengono superate più agevolmente. Nel frattempo tante cose sono cambiate e da terra di emigranti il Veneto si è trasformato in terra di immigrati, di donne e uomini mossi da una prospettiva di vita migliore, come un tempo accadde a numerosi vicentini. Anche per loro all'inizio non fu facile. "Furono guardati con sospetto – ha ricordato il vescovo di Vicenza, mons. Pietro Nonis –, ma oggi sono considerati maestri di lavoro. E dopo tante mortificazioni subite si sono fatti onore ovunque".

"Quello di allora – ha ricordato il presidente dell’Ente Vicentini nel mondo, Danilo Longhi – fu un lungo e sofferto esodo che prima ha impoverito la provincia di braccia giovani e robuste, ma poi l’ha arricchita con le rimesse in moneta forte che hanno dato vita alla straordinaria esperienza della nostra imprenditorialità locale".

Qualcuno all’estero trovò benessere e successo, per altri la vita continuò ad essere difficile. Tutti però mantennero forte il legame con la loro terra. Un legame reso ancor più dolce dai ricordi e da una mai cancellata nostalgia.

Per questo è apparsa importante la festa dell’emigrante, ma anche per altro. Vissuto non solo come un momento isolato di convivialità, l'incontro ha segnato una tappa di un articolato viaggio di avvicinamento fra la Regione e la Provincia e chi, pur non vivendo più nel Veneto, sente di appartenere a questa terra. E quei cinquanta sindaci che hanno sfilato con la loro fascia tricolore, orgogliosi di esserci, sono un segnale di speranza per chi volesse un giorno tornare, la speranza di essere accolti quasi come se non se ne fossero mai andati. Un desiderio, quello del rientro nella terra d'origine, espresso da molti emigranti e accolto dal vescovo Nonis: "Non tutti i vicentini sanno vivere lontano - ha detto -. Costoro vanno incoraggiati a ritornare e messi nella condizione di farlo".

Un appello subito recepito anche dall’assessore regionale all’immigrazione Raffaele Zanon, il quale ha ricordato come nelle ambasciate cresca il numero di chi chiede di riottenere cittadinanza e passaporto italiani. "Bisogna però – ha precisato – creare i presupposti per il loro rientro e in questo compito debbono essere coinvolti sia la parte pubblica che il settore privato".

Ma i vicentini nel mondo non rappresentano solo un motivo d'orgoglio per la nostra regione. "Essi – ha detto infatti Longhi – sono anche le "antenne" di collegamento da tutto il mondo con Vicenza, per diffondere la conoscenza della nostra cultura, per promuovere i nostri prodotti, per monitorare mercati lontani a beneficio delle imprese di casa nostra".

Un legame forte dunque, che si rinsalda e rinnova annualmente. E sarà il Basso Vicentino ad ospitare, tra un anno, la prossima tappa di questo ormai irrinunciabile percorso.

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