
8 settembre 2000EMIGRARE PER AMORE, UN RACCONTO PER RIFLETTERE
Anna Maria Zampieri ci ha inviato questo articolo
definendolo una ricerca-riflessione. Prende spunto dalla vicenda di Ida Toigo Scarpolini,
una giovane donna che partì dalle montagne bellunesi per unirsi in matrimonio con il suo
fidanzato, pioniere e boscaiolo nelle foreste della British Columbia. Una piccola storia
di emigrati, come sicuramente tante altre, un piccolo contributo per conoscere il
significato di "emigrazione"
E' finita o no l'emigrazione italiana? Si può definire
emigrazione quella attuale, fenomeno numericamente ridotto rispetto ai periodi dei grandi
esodi? Ed è da considerare tra le migrazioni anche la cosiddetta "fuga di
cervelli", cioè l'espatrio di studiosi, scienziati e tecnici, tra cui molti giovani
specializzati, che cercano - e spesso trovano - migliori opportunità fuori dell'Italia?
Sono forse domande inutili, perché, comunque sia definito il fenomeno, resta il fatto che
persone e popoli in migrazione sono sempre esistiti e continueranno ad esistere. Da un
punto di vista sociologico, storico, politico, economico o religioso, il fenomeno
continuerà ad essere oggetto di analisi e studi più o meno approfonditi. Compito del
giornalista è di raccogliere le cronache, raccontare i fatti, fornire alla storia le sue
pezze d'appoggio. I mille episodi della vita quotidiana, le difficoltà e le conquiste, i
dolori e le gioie. Parlare di emigrazione significa anche raccontare tante piccole storie,
personali e di gruppo. Messe insieme, esse possono descrivere e documentare
esaurientemente il fenomeno, far meglio capire l'importanza, anzi il dovere, di non
dimenticare. Quella che segue è una storia di oltre settant'anni fa. Racconta di una
giovane partita da un paese del nord Italia ed emigrata in Canada per amore. Mi piace
collegarla alle vicende delle ragazze di oggi, così dinamiche, e pensare che ci sia un
denominatore comune che unisce le storie di tutte quelle donne che, in ogni epoca, hanno
voluto essere sé stesse.
Powell
River è un piccolo centro industriale nato agli inizi del secolo scorso sulla
frastagliatissima Sunshine Coast, ad un centinaio di chilometri da Vancouver. Data la
conformazione montana della zona, i collegamenti avvengono per via marittima o aerea.
Raccordi stradali interni si dipanano nell'ampio territorio verso il nord della British
Columbia. Nel luogo, in mezzo alla foresta vergine, esistevano fin dal 1883 due
accampamenti di boscaioli. Vecchi documenti parlano di una trentina di boscaioli, che
"utilizzavano i servizi di dodici buoi, per trascinare i tronchi dalla zona di
disboscamento, lungo percorsi da slitta frettolosamente costruiti". Il bosco era
ancora intatto e si estendeva per molte miglia all'interno della costa. La selvaggina era
abbondantissima e i lupi ogni notte assediavano i porcili dei boscaioli. Nella zona, lungo
il Lois River, era insediata una tribù di nativi, gli Eagle River, che cacciavano
prevalentemente cervi, le cui pelli vendevano a un dollaro l'una. Nella vicina isoletta di
Harwood, un certo Timothy Moody allevava bestiame e vendeva carne ai boscaioli. Un cinese
percorreva la costa con la sua bottega galleggiante e faceva affari sia con gli italiani
che con gli altri boscaioli. Pare che all'epoca la vicina isola di Texada, una delle più
grandi del golfo (è lunga 50 chilometri), non fosse abitata. Solo in seguito diventò
sede di due piccole miniere e di una distilleria che forniva bevande alcoliche agli Stati
Uniti durante gli anni del proibizionismo.
Nel primo decennio del secolo scorso il luogo fu scelto come località
ideale per una cartiera, una delle tante nate successivamente nell'ampio territorio
britishcolumbiano. Cominciarono i lavori di disboscamento e di preparazione, seguiti nel
1910 dall'avvio della costruzione del complesso. C'era bisogno di manodopera ed ebbe
quindi inizio l'immigrazione. A slavi, scandinavi, polacchi, irlandesi, scozzesi, russi,
si unirono anche operai italiani. Vivevano in baracche di legno, lavoravano dall'alba al
tramonto, non avevano famiglia, preparavano il futuro con determinazione e speranza. Qui
si inserisce la nostra storia, pubblicata settantacinque anni fa dal "Digester",
periodico della Powell River Company. La storia è emblematica di un aspetto
dell'emigrazione tipico di quegli anni: gli uomini partivano da soli, facendosi
raggiungere in un secondo momento da mogli e fidanzate. Una usanza che registrò una certa
ripresa nel secondo dopoguerra, relativamente soprattutto all'emigrazione in Australia,
assumendo addirittura forme più radicali, poiché spesso i matrimoni venivano organizzati
per corrispondenza.
Ma ecco la nostra storia, datata New York 2 luglio 1924 e
fedelmente tradotta dal testo originale inglese. "Il vecchio detto, secondo il quale
l'intero mondo gira intorno alla donna, ha trovato conferma oggi ad Ellis Island, quando
una minuta giovane italiana dagli occhi blu, la signorina Ida Toigo (questo il suo nome)
arrossendo ha ammesso di essere a metà del suo viaggio intorno alla terra, per sposare un
uomo che vive nelle foreste dello sconfinato nordovest canadese. Non fermatemi - ha
implorato la signorina Toigo - non avete bisogno della mia piccola quota di immigrante da
aggiungere alle altre, poiché io sono solo in transito attraverso gli Stati Uniti. Questo
paese significa per me soltanto tremila miglia delle settemila che sto percorrendo per
sposarmi. Accontentatevi di annotarmi in transito e ditemi qual è il prossimo treno
diretto in British Columbia, dove proseguirò il mio viaggio fino a Powell River. In
quella città Luigi Scarpolini mi attende per sposarci. Per favore, sbrigatevi, perché
sono già in ritardo. Sono lontana quattromila miglia dalle montagne della mia
madrepatria, l'Italia, e Luigi sarà preoccupato per me".
"Una rapida comunicazione con i rappresentanti
dell'immigrazione in Canada, e la signorina Toigo è passata dalla custodia
dell'assistente italiana a quella di assistenti canadesi, che l'hanno messa sul treno per
il secondo percorso del suo lungo viaggio romantico per terre e per mari. Non sapeva
esattamente dove avrebbe trovato il suo promesso sposo, ne' come avrebbe viaggiato dopo
aver raggiunto Vancouver. Quando gli agenti della ferrovia la interrogavano circa la sua
destinazione, doveva frugare nella piccola borsa per estrarne un foglietto di carta dove
c'era scritto soltanto: Luigi Scarpolini, Powell River B.C. So bene che tutto ciò può
apparire molto strano - ha dichiarato la giovane - e che la gente può pensare che è
insolito per una ragazza girare il mondo come una matta per sposare un uomo. Ma il mondo
sta cambiando. Le ragazze oggi fanno cose che avrebbero sconcertato le loro madri. Luigi
era soldato. La mia casa, in provincia di Belluno, è stata testimone della guerra fra le
truppe italiane e quelle austriache. Ci siamo incontrati in quel periodo di emergenza e,
prima che la guerra fosse finita, eravamo già fidanzati. Alla ricerca di opportunità,
come moltissimi altri giovani europei, Luigi partì per il Canada. E' da là che mi ha
chiamata. Andrei in capo al mondo per essere sua moglie. La vita è opaca quando sono
lontana da lui e so che lui mi vuole con sé."
E' una testimonianza di coraggio, che ci fa comprendere come
l'intraprendenza femminile non sia legata solamente al movimento femminista. Da sempre
esistono donne intrepide, che sfidano rischi e fatiche sorrette dai loro ideali: nel caso
di Ida Toigo l'unione con l'uomo amato e una vita da pionieri in un paese sconosciuto. Il
nome dei coniugi Scarpolini (deceduti quarant'anni dopo a Vancouver in un incidente
stradale) resta scritto con molti altri nella storia della primissima emigrazione veneta
in British Columbia.
Anna Maria Zampieri |
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