 4 aprile 2001
I TANTI VOLTI DELLEMIGRAZIONE VENETA
Una mostra storico-fotografica itinerante ci
invita a unosservazione ragionata dellemigrazione veneta. Unoccasione
per decifrare il presente attraverso le immagini del passato
Perché non
accostarsi per una volta alle vicende dellemigrazione veneta partendo
dallosservazione dei volti di chi ha vissuto quellesperienza? Perché non
interrogarsi sui vari aspetti di quel fenomeno, sollecitati dalle immagini che ce li
ripropongono nella loro concretezza? E questo lo spirito che anima la mostra
storico-fotografica "Lemigrazione trevigiana e veneta nel mondo",
organizzata dal FAST (Foto Archivio Storico Trevigiano) in collaborazione con
lISTRESCO (Istituto per la Storia della Resistenza e della società contemporanea
della Marca Trevigiana) e patrocinata dalla Regione Veneto. Lesposizione, che ha
carattere itinerante, è già stata allestita a Treviso, Villorba e Castelfranco e sarà
riproposta nei prossimi mesi a Preganziol, Badoere, Conegliano, Spresiano, San Donà di
Piave e Paese.
La mostra è organizzata secondo un percorso che guida il visitatore attraverso le
varie tappe della vicenda migratoria: dal viaggio al primo insediamento nelle nuove terre,
dalle attività lavorative svolte alla conservazione dellidentità familiare,
religiosa e culturale. E però possibile seguire lesposizione anche secondo
una dimensione cronologica, servendosi delle fotografie, dei documenti e dei commenti per
ricostruire levoluzione dellemigrazione veneta nellarco di un secolo,
partendo dal lontano 1876.
Particolare interesse suscita la sezione dedicata alle abitazioni degli emigranti e al
loro sviluppo storico. Per esempio, i primi a giungere in America Latina negli ultimi
decenni dellOttocento dovettero adattarsi inizialmente a vivere in capanne di legno,
rialzate dal terreno per proteggersi dagli animali, per poi edificare case in pietra o
mattoni, che, raggruppandosi, generarono le prime città "venete". Emblematiche,
in questo senso, le foto che testimoniano la nascita, lo sviluppo e la vitalità di Caxias
do Sul, città con forte presenza di emigrati veneti nello stato brasiliano del Rio Grande
do Sul.
Anche il tema del lavoro è documentato in modo approfondito, con lillustrazione
dei vari ruoli assunti dai veneti: agricoltori, talvolta adattatisi a coltivazioni nuove e
sconosciute, così come minatori, operai o muratori. Ma è forse con un pizzico di
orgoglio in più che si osservano i volti di chi ha fatto fortuna allestero
valorizzando le conoscenze artigianali o unattitudine imprenditoriale ereditati
dalla terra dorigine e che hanno permesso loro di diventare sarti, barbieri, fabbri,
ristoratori, o persino industriali del vino, del legno o del metallo. Non poteva poi
mancare una testimonianza degli elementi dellidentità culturale che gli emigranti
veneti hanno saputo conservare nei più diversi contesti storici e geografici: il
matrimonio, la famiglia, la religione con i riti liturgici e il culto dei santi,
lassociazionismo e lo spirito di solidarietà reciproca.
Completano la mostra altre sezioni riguardanti le origini del fenomeno migratorio, le
vicissitudini del viaggio, gli scontri con le popolazioni indigene e i pregiudizi subiti
dagli emigranti veneti. Inoltre, in occasione di questo appuntamento culturale, il FAST ha
avviato la costituzione di un archivio fotografico digitale sullemigrazione, da cui
sarà ricavato un cd-rom interattivo con 600 immagini, da diffondere presso le scuole e le
biblioteche del Veneto.
Nel complesso, la mostra rappresenta unopportunità per capire meglio il presente
e la propria identità attuale attraverso la conoscenza del passato che ne è alla base.
E, ancora, ci si può servire del ricordo dellesperienza della gente veneta per
cercare di comprendere un aspetto rilevante, destabilizzante e a volte inquietante del
nostro presente, cioè limmigrazione nel Veneto di uomini e donne provenienti da
altre terre.
Altre informazioni sulle iniziative descritte sono reperibili in Internet
allindirizzo www.fotostorica.it.
Valerio Vial
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