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3 maggio 2001

IL BRASILE DI MARCO ED ELENA

Tre erano i premi in palio nel Concorso "Radici del Brasile", indetto dall'Ambasciata brasiliana in Italia. Due sono finiti nel Veneto, a Padova e Vicenza. Ad aggiudicarseli sono stati Jon Marco Church, studente del Liceo Classico "Marchesi" di Padova, ed Elena Maculan, del Liceo "Brocchi" di Bassano del Grappa. Così ci hanno raccontato la loro esperienza.

Jon Marco Church

"Sono particolarmente lieto di comunicarti che il tuo elaborato, relativo al Concorso "Radici del Brasile", è risultato al primo posto nella classifica dei tre vincitori".

Comincia così la lettera che Jon Marco Church, studente del Liceo Classico "Marchesi" di Padova, ha ricevuto nel febbraio scorso dall'Ambasciata del Brasile a Roma (nella foto qui sotto, Palazzo Pamphili, sede dell'Ambasciata).

Avevamo dato notizia di questo concorso anche noi di "Veneti nel Mondo" nel maggio 2000: in occasione del cinquecentesimo anniversario della scoperta del paese sudamericano, l'Ambasciata brasiliana si era rivolta agli studenti italiani dell'ultimo anno della scuola media superiore, invitandoli ad elaborare una monografia sulla formazione e l'evoluzione del popolo brasiliano, prendendo spunto dal libro "Radici del Brasile" di Sergio Buarque De Holanda, una delle più significative personalità della cultura di quel Paese. I tre migliori scritti sarebbero stati premiati con un biglietto aereo di andata e ritorno per il Brasile.

Marco ha 19 anni ed è veneto, nel senso che da sempre vive nella città patavina. Ma di veneto, a parte il legame per la terra che lo ha visto crescere e il senso di appartenenza, anche convinto, alla comunità nella quale sino ad ora ha vissuto, ha ben poco. Il giovane Church - padre americano di famiglia gallese, docente alla facoltà di Scienze Politiche di Padova, madre friulana con sangue veneto e toscano -, nell'aspetto e negli atteggiamenti tradisce la sua origine anglosassone: biondo, curato, giacca e pullover che ricordano le divise dei college inglesi, modi cortesi e sicuri nel contempo, buon conversatore. Ma è soprattutto la sua affermazione "sono sempre stato molto internazionalista", piazzata nel bel mezzo di uno scambio di opinioni sulle caratteristiche della società brasiliana, a chiarire quale sia la sua interpretazione dell'appartenenza a un popolo, a un'etnia. Il suo pensiero al proposito rivela una maturazione e un intelligente interesse per l'essere umano - dove "essere" è verbo e non sostantivo -, difficilmente riscontrabile nelle persone della sua età: "Il senso di appartenenza - dice - è un valore aggiunto in una società moderna, ma solo se vissuto in un sistema di relazioni, di scambi, di predisposizione alla conoscenza delle diverse storie e culture degli uomini". Marco racconta dei suoi viaggi, in particolare di quello più recente nella terra dei suoi antenati, il Galles, e sottolinea, con una punta di orgoglio, che, ad esempio, la considerazione dell'Italia e dell'italianità all'estero, a suo avviso, sta superando gli stereotipi, positivi e negativi, che ne hanno sempre condizionato l'immagine: un segno, che lui ritiene significativo, che vale anche per altri Paesi e nazioni, nell'era del "globale" e in una società nella quale popoli e razze diverse sono inevitabilmente destinate a mescolarsi e a convivere.

Forse questa visione ottimistica è influenzata dalla sua educazione familiare, dalla capacità che ha ereditato di porsi di fronte a questi temi in modo libero, oggettivo, come di chi studia e non di chi ha bandiere da difendere. E, in fondo, è lui stesso ad ammetterlo quando gli chiedo cosa lo ha spinto a partecipare al concorso: "Due sono i motivi che mi hanno stimolato - è la risposta -: l'interesse trasmessomi da mio padre per la storia, intesa soprattutto come evoluzione sociale ed economica, dei Paesi del mondo e la fortunata coincidenza di aver conosciuto, proprio nel periodo in cui ci venne proposto il concorso, numerosi brasiliani, la cui frequentazione ha accresciuto notevolmente la mia curiosità per questo popolo".

"Il Brasile, invero, mi ha sempre attratto" sostiene Marco, salvo chiedersi un istante dopo se esiste un posto dove non vorrebbe andare: "Marghera? - si interroga - Ma no, anche lì c'è qualcosa da scoprire, da imparare…". Ma il Brasile ha qualcosa di speciale? "Per me sì. Io sono affascinato dall'idea di comprendere la vera natura di un popolo, le sue origini, come si forma e si evolve. Ed è un interesse prima di tutto per l'umano. La realtà brasiliana, in questo senso, è unica: è un crogiolo di razze e di etnie diverse che hanno costituito insieme le condizioni della convivenza, che hanno pure creato uno stile di vita condiviso indistintamente da uomini con differenti origini e colore di pelle. Potremmo quasi definirlo un prototipo di quella che è la società multirazziale e multiculturale verso la quale stiamo inesorabilmente avvicinando".

Niente di meglio, quindi, che andare a conoscere in prima persona questa realtà, dopo averla studiata sui libri. "Il biglietto che ho vinto - risponde Marco - mi servirà proprio per andare a vedere se quello che ho scritto corrisponde al vero. Nel prossimo autunno conto, dopo aver raggiunto Rio de Janeiro, di soggiornare anche in altre città del Brasile, forse San Paolo, forse Salvador Bahia".

Marco descrive, infine, l'accoglienza calorosa ricevuta a Roma nel marzo scorso dall'Ambasciatore brasiliano Paulo Tarso Flecha del Lima, in occasione della consegna dei premi. Una cerimonia alla quale ha partecipato anche il Ministro italiano della Pubblica Istruzione, Tullio de Mauro e dove ha incontrato Elena Maculan, la ragazza vicentina che come lui ha vinto il Concorso. Ma anche in quell'occasione il suo pensiero dev'essere stato rivolto a quell'aereo che lo porterà oltreoceano "a conoscere personalmente - come è scritto nella lettera dell'Ambasciatore - quella realtà della quale hai approfondito molti degli aspetti nel tuo lavoro: una realtà culturale e sociale di estrema ricchezza e complessità".

 

Elena Maculan

Elena ha un sogno, neanche tanto segreto, ed è quello di diventare scrittrice. Quasi 17 anni, studentessa della quarta ginnasio al liceo classico "Brocchi" di Bassano del Grappa (Vicenza), ha vissuto la partecipazione al concorso come una piccola prova generale per il futuro che vorrebbe. Sicuramente gli insegnamenti del prof. Silvano Sgarbossa, che l’ha affiancata in questo lavoro, hanno contribuito a fornirle indicazioni utili, ma il Brasile, con il suo mosaico di genti e colori, con il suo legame così forte con l’Italia, l’aveva affascinata da sempre. Non poteva esserci occasione più ghiotta allora che approfondire, con lo stimolo allettante del concorso, un tema che già trovava interessante.

E a voler cercare i segni nel proprio destino, c’è una strana coincidenza nel racconto di Elena, una storia dettagliata, frutto della sua fantasia ma anche del suo studio, che presenta uno strano legame con la realtà: dopo aver ritirato il premio, infatti, la giovane ha scoperto di avere per davvero una lontana parente, che si chiamava proprio Maria Teresa, come la protagonista del suo racconto, partita per il Brasile tanto tempo fa. "Me ne ha parlato la nonna – racconta – ma purtroppo non abbiamo più ricevuto sue notizie e non sappiamo nemmeno dove si sia stabilita".

Forse, con la forza di affetti che sanno superare la lontananza, proprio quella Maria Teresa ha voluto mandare un segno, per avvicinare parenti che vivono lontano e magari non sanno nemmeno della reciproca esistenza. E forse Elena potrà incontrare qualcuno di loro quando a settembre farà il "viaggio premio" in Brasile. "Non vorrei visitare solo il Brasile di Rio o del Carnevale – spiega – perché, come ho scritto anche nel mio racconto, non credo sia quella la vera realtà del paese. Io vorrei andare negli Stati del Sud, dove si sono insediati molti dei nostri emigrati, anche per confrontare quello che ho studiato e letto nei libri con la realtà".

Prima di quattro fratelli, Elena Maculan vive a Schiavon e sogna di viaggiare. Forse per questo vede nel suo immediato futuro lo studio delle lingue. Un desiderio di conoscere che, alimentato dalla sua fantasia, potrebbe trasformarla un giorno in quella scrittrice che lei vuol diventare.

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