RICERCA DELLE ORIGINI, CHE PASSIONE!
Carlos Alberto Creato, Giorgio De Guglielmi e Livio Dalle Molle, collaborano da
una parte all'altra dell'oceano alla ricostruzione delle comuni origini di famiglie
italiane e brasiliane. E tra i loro successi anche quello che ha consentito ad Angelo
Cunico di Vicenza di abbracciare consanguinei di cui ormai ignorava l'esistenza
"Mi chiamo Carlos Alberto Creato, sono nipote degli immigrati italiani Albino
Angelo Creato, nato a Vallese - Oppeano (Verona) e di Antonia Cunico, nata a Valmarana di
Altavilla Vicentina".
Comincia così il lungo messaggio, con preghiera di pubblicazione, che abbiamo ricevuto
da Indaiatuba, nello Stato brasiliano di San Paolo. In realtà i messaggi sono più d'uno
e, riferendosi a un articolo apparso sul "Giornale di Vicenza" relativo al
ricongiungimento dei rami italiano e brasiliano della famiglia Cunico, precisano a chi
debba essere attribuito il merito della ricerca sulle comuni origini. "Questa storia
- afferma Carlos Alberto -, così come è raccontata, non riporta il ruolo che hanno
svolto i miei amici, Giorgio De Guglielmi di Schio e Livio Dalle Molle di Valdagno".
Ma andiamo con
ordine. Il 19 marzo scorso il quotidiano vicentino presentava così un articolo: "Ricongiungimenti:
una storia quasi televisiva la sorpresa arrivata ad Angelo Cunico ai Ferrovieri (Vicenza)".
"È una storia di incontri di persone - specifica l'articolista - che vivono in
continenti diversi, separate da chilometri e da generazioni. Di parenti, che non sanno di
essere tali. È così che Angelo Cunico, 60 anni, nato e vissuto a Vicenza, ha scoperto di
avere qualcosa come duecento tra lontani cugini e zii che ha ritrovato tutti (o quasi,
unimpresa riunirli) in Brasile". Tutto è cominciato con una lettera a firma di
Carlos Alberto Creato, inviata nell'ottobre del 2000 a molti Cunico, compreso Angelo,
della città e della provincia di Vicenza. "Sono nipote di immigrati italiani -
scrisse nella lettera - e tra questi anche Angelo Cunico partito da Valmarana".
Stesso nome e stesso cognome, ma non è un caso, perché l'Angelo Cunico di cui parla
Carlos Alberto è il nonno dell'Angelo Cunico che abita ai Ferrovieri. La lettera evoca
immediatamente ricordi e particolari che l'Angelo junior credeva di aver
dimenticato, come, ad esempio, quando da bambino la nonna gli raccontava, quasi come fosse
una fiaba, la sua esperienza in Brasile: "intorno al caminetto nonna Sara ci
descriveva quando dormiva nella "fazenda" in capanne di legno, con il tetto di
paglia ed entravano i serpenti...". Egli decide così di rispondere alla lettera e
con Carlos Alberto Creato comincia a ricostruire e a ripercorrere la vita di Angelo Cunico
senior, nato nel 1869, carabiniere, sposato con Sara. Cunico lascia lArma per
motivi personali e da Roma ritorna a Vicenza. Erano tempi "di fame" e quando
Angelo seppe che in Brasile offrivano ai braccianti lavoro, casa e terra, partì per
l'America con i fratelli Giuseppe, Antonia, Marietta e Romano. Essendo lui, Angelo,
lunico a saper leggere e scrivere, una volta giunti in Brasile, riuscì a farsi
assegnare un posto di responsabilità nella "fazenda" e iniziò a dirigere 300
lavoratori. Otto anni più tardi ritornò in Italia per motivi di salute.
Lo scorso gennaio Angelo Cunico junior ha voluto conoscere di persona i suoi
parenti ed è partito alla volta del Brasile, accompagnato dalla figlia. "Siamo scesi
dallaereo e ci hanno accolto con un gran sorriso e un mazzo di fiori. Da quel
momento, per dodici giorni, è stato un continuo trovarsi e parlare dei nostri padri. Una
festa continua" ha raccontato Cunico al Giornale di Vicenza, descrivendo la visita in
quei luoghi dove i suoi nonni e zii avevano vissuto e lavorato. "Tutti gentilissimi,
davvero molto ospitali. Ci siamo scambiati indirizzi e numeri di telefono. Ci siamo
abbracciati e commossi: molti di loro non parlano litaliano. Altri hanno ricordi
vaghi del dialetto vicentino che hanno imparato dai nonni o dai genitori".
Il 7 aprile scorso, come detto, scrive alla nostra redazione Carlos Alberto Creato, per
evidenziare il ruolo importante svolto nella ricerca da lui e dai suoi amici italiani De
Guglielmi e Dalle Molle, grazie ai quali è avvenuto il ricongiungimento della famiglia:
"Con loro abbiamo cercato per quasi un anno la famiglia Cunico tra le 292 della
provincia di Vicenza, per questo voglio porgere loro il mio più sincero ringraziamento
per avermi aiutato a ritrovare i miei parenti a Vicenza". Questi due amici, aggiunge
Creato, conoscono la storia dell'emigrazione italiana in Brasile e dedicano il loro tempo
alla ricerca delle radici degli oriundi italiani in Brasile. Assieme, spiega, e in modo
assolutamente volontaristico, con un impegno di tempo e denaro, senza chiedere nulla in
cambio, abbiamo ritrovato molti documenti e consentito il ricongiungimento di molte
parentele tra il Brasile e l'Italia.
"Anch'io, come Angelo Cunico, sapevo di avere dei parenti in Brasile - scrive dal
canto suo, in un altro messaggio Livio Dalle Molle -, figli, nipoti e pronipoti del
fratello di mio nonno Giulio, Giovanni. Anche mio nonno era emigrato verso la fine del
1800 in Brasile e là era nato mio padre a Jundiai (San Paolo), ma nei primi anni del 1900
mio nonno, con la sua famiglia, era ritornato in Italia, mentre suo fratello Giovanni era
rimasto in Brasile. Per parecchi anni le due famiglie avevano mantenuto corrispondenza, ma
poi, come spesso accade, i contatti si erano persi. Di questa vicenda della mia famiglia
mi restavano i ricordi dei racconti sentiti dagli zii, di un paese diverso, sconfinato e a
quel tempo quasi selvaggio, racconti che alimentavano la mia fantasia di bambino, e la
consapevolezza che in quel paese vi erano dei parenti sconosciuti".
"Verso l'inizio del 2000 - continua il racconto di Dalle Molle - incominciai a
cercare i parenti del Brasile ed ebbi una grande fortuna, incontrai attraverso Internet,
l'amico Carlos Alberto che in poco tempo li rintracciò. Ora i contatti sono ripresi con
grande soddisfazione di qua e di là del mare, e questo grazie a Carlos Alberto. Ma
desidero anche esprimere la mia sincera ammirazione a Giorgio De Gugliemi, per l'aiuto del
tutto disinteressato che ci ha fornito nelle nostre ricerche".
Insomma, ci è parso doveroso riconoscere pubblicamente i meriti di questi tre
appassionati ricercatori che, in modo del tutto disinteressato, aiutano oriundi e italiani
a incontrarsi. Un lavoro che, come loro stessi affermano, è ripagato dalla soddisfazione
di sapere che persone rimaste lontane per tanto tempo, grazie a loro possono conoscersi e
abbracciarsi.