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che dal 1990 sta cercando e raccogliendo documenti che gli consentano
di ricostruire la storia dei suoi avi, per poi darla alle stampe.
Dal signor Jean Gaston ci aspettavamo di ricevere un messaggio via
e-mail, magari ricco di particolari sul suo lavoro e invece, con
nostra sorpresa, alcuni giorni fa arrivava in redazione una corposa
busta contenente numerose copie di documenti che in oltre dieci anni
di ricerche questo ingegnere statunitense è riuscito a recuperare da
vecchi e polverosi archivi, da istituti di ricerca genealogica, da
biblioteche.
Ed è proprio da una di queste, precisamente dalla Biblioteca
Marciana di Venezia, che arrivarono a Jean Gaston le prime preziose
informazioni. In un manoscritto del XVI secolo di Capellari Vivaro,
venivano citate alcune cronache di Aurelio Teboldo e di Padre Ireneo
della Croce, nelle quali si dava notizia di come nell'868 i Bonci,
discendenti da antichi tribuni romani, passassero da Trieste a Venezia
in seguito all'invasione di Grado da parte dei Saraceni. Nei secoli
successivi alcuni componenti della famiglia si distinsero negli
ambienti militari e acquisirono un tale prestigio da meritare un
blasone: dapprima uno scudo vermiglio attraversato da una fascia
d'argento, tramutato poi, a seguito di una guerra vinta a Levante, in
croce nera su campo d'oro. La famiglia nel 1297 entrò a far parte del
Consiglio dei Nobili della Serenissima.
La presenza dei Bonci a Venezia ha lasciato notevoli e tangibili
tracce: furono infatti loro a edificare, nel 1014, e a ristrutturare,
nel 1473, la Chiesa di San Andrea de la Zirada, a Venezia. Nella
Chiesa di Santa Maria della Carità, sempre a Venezia, venne sepolto
nel 1484 tal Marino Bonci, un patrizio veneto e dai documenti del
convento della stessa chiesa si rilevò che nel 1520 una delle sue tre
figlie fece edificare un altare del Crocefisso. L'ultimo nobile tra i
Bonci veneti fu Giovanni Battista, podestà a Rovigo, sepolto anche
lui a Venezia nella Chiesa dei SS. Giovanni e Paolo, insieme a dogi e
patrizi.
Da una ricerca sul patriziato veneziano, Jean Gaston ha ricostruito
il legame tra 244 nobili famiglie: i Bonci si legarono ai Da Lezze,
Foscarini, Pasqualigo, Salamon, Steno, solo per citarne alcuni.
La famiglia non si fermò nel Veneto, ma si spostò dapprima verso
le Marche e la Toscana e successivamente verso l'Europa e gli Stati
Uniti.
Anche nella Firenze rinascimentale si distinsero: da un antico
documento risulta addirittura che furono sostenitori dei Medici,
guadagnandosi per le loro gesta i blasoni d'arme. I Bonci furono
diplomatici, cardinali, pittori, valenti militari. Personaggi che
hanno scritto pagine di storia nel corso di parecchi secoli.
Nell'elenco un posto d'onore va ad Alessandro, famosissimo tenore. Fu
lui ad essere chiamato nel 1906 alla cerimonia di apertura della nuova
Manhattan Opera House nell'interpretazione di Arturo nell'opera I
Puritani di Bellini. E a lui è stato dedicato un teatro a Cesena.
Questi, in breve sintesi, i risultati della ricerca fino ad oggi
condotta da Jean Gaston, il quale si è persino preso la briga di
farne recapitare una copia ai discendenti della sua famiglia sparsi
per il mondo. Anche a loro il "vecchio" postino ha
consegnato una busta con la ricca documentazione e una lettera di
accompagnamento di Jean Gaston, contenente un caloroso invito:
continuare a "cercare e cercarsi", con la speranza che tutti
i Bonci possano un giorno riunirsi proprio davanti alla chiesa di San
Andrea de la Zirada a Venezia.
E forse è proprio per raggiungere prima questo obiettivo che
Alessandro (