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giugno 2001

LA STORIA DELLA SERENISSIMA PER IL DEBUTTO DEI VENETI A BRUXELLES

L’auditorium dell'Istituto Marie-Haps di Bruxelles ha ospitato, lo scorso 31 maggio, la conferenza del famoso storico e scrittore veneziano Alvise Zorzi, dal titolo "Venezia: mille anni di storia europea". Un'occasione per raccontare la storia della città e per sollecitare le istituzioni europee a contribuire per la sua salvaguardia

"Vogliamo conoscere il passato per individuare i cambiamenti e cogliere dei suggerimenti per il nostro futuro". Con queste parole Alessandro Cabassi, in occasione del primo appuntamento ufficiale della neonata associazione dei Veneti a Bruxelles, ha introdotto la conferenza di Alvise Zorzi, presidente del comitato Unesco per la salvaguardia di Venezia e noto autore di romanzi come "La Repubblica del Leone", "San Marco per sempre", "Canal Grande" e "Il Doge". Circa mille anni di imprese, di conquiste, di alleanze, di successi raccontati con semplicità e vivacità da Zorzi, quasi a voler augurare all'Associazione le stesse fortune della città lagunare.

Lo studioso ha ripercorso la storia di Venezia, evidenziando in quante cose la Serenissima sia stata grande e in quante altre abbia saputo anticipare i tempi. Un'ascesa che inizia intorno all'anno Mille con la conquista delle coste dell'Istria e della Dalmazia, dall'altra parte di quel mare Adriatico che da lì in poi si sarebbe chiamato Golfo di Venezia. Da quel momento la vocazione di Venezia sarà quella di essere da tramite tra oriente e occidente, tra nord e sud.

Fu innanzitutto una vocazione mercantile perché Venezia non si dimostrò mai interessata a costruire un vero e proprio dominio territoriale, ma privilegiò i traffici tra Bisanzio e l'Europa.

I mercanti veneziani estesero i loro commerci accantonando il disprezzo e le diffidenze verso gli "infedeli", vendendo agli Arabi d’Africa e di Siria legname marino, armi e schiavi e sfidando così apertamente le minacce papali e le proibizioni imperiali.

Caso singolare, poi, che tutte le classi sociali cittadine vivessero dei traffici marittimi, in netto contrasto con la società europea caratterizzata dalla presenza della servitù rurale. Una Venezia abile nei commerci ma altrettanto capace nell'attività diplomatica, che le permise di acquisire diritti importanti per sviluppare e mantenere poi a lungo la supremazia nei traffici commerciali.

Il "salto di qualità" venne però compiuto in occasione della quarta Crociata, nel 1202. Non potendo i Crociati pagarsi il trasporto dalla città lagunare in Tessalonica, il doge Enrico Dandolo ottenne di utilizzarli per la riconquista del dominio veneziano di Zara e quindi li guidò in una guerra non più alla conquista del Santo Sepolcro, bensì all’assalto ed al saccheggio di Bisanzio, con il conseguente smembramento dell'Impero d'Oriente.

Così Venezia divenne potenza marittima e la principale intermediaria tra l’Oriente e l’Occidente. Dal primo importava tessuti di seta, cotone, lino, porpora, vini pregiati, olio ma soprattutto profumi, prodotti coloranti, spezie; dal secondo esportava rame, ferro, legname, pesce, sale, schiavi.

Venezia precorse i tempi anche nell'organizzazione dei suoi poteri istituzionali, evolvendosi costantemente. Il doge, che impersonava la continuità della Repubblica e che veniva eletto a vita dal Maggior Consiglio, più che una funzione di governo vero e proprio svolgeva un ruolo rappresentativo. I suoi poteri erano limitati e il suo operato sottoposto ad un rigido controllo. Le scelte fondamentali spettavano al Maggior Consiglio, organo oligarchico e massima espressione del potere collettivo assembleare, al Consiglio dei Savi, istituito per "l'onore e l'utile e la salvezza della nostra patria", al la Quarantia, che aveva invece funzioni giudiziarie e al Consiglio dei Pregadi, istituito per occuparsi delle questioni relative alla navigazione e alla politica internazionale.

Nel suo intervento Alvise Zorzi ha anche ricordato le misure che la Serenissima adottò anticipando le legislazioni dei governi moderni: essa fu infatti il primo Stato a emanare leggi per la protezione dell'opera e dell'ingegno (l'odierno copyright), per la tutela dei minori e dei malati mentali, sino ad arrivare all'istituzione di una sorta di magistratura degli avvocati d'ufficio per coloro che non erano economicamente in grado di pagarsi un difensore.

Ma al mito corrisponde sempre un antimito: da una parte Venezia rappresentava la città liberale, saggia e ricca, dall'altra, con la sua marcata politica espansionistica, costituiva un pericolo per gli stati confinanti tanto che nacquero delle vere e proprie coalizioni antiveneziane, come la Lega di Cambrai.

Il predominio della Serenissima durò, alternando glorie a sconfitte, fino al 12 maggio 1797 quando la città si arrese definitivamente a Napoleone.

Oggi Venezia è attanagliata da moltissimi problemi, di cui quattro ritenuti fondamentali da Zorzi: il continuo spopolamento, la fuga delle attività produttive, le alte maree e il turismo selvaggio. E parlando di questi "malanni" lo studioso ha fatto partire un appello alle istituzioni europee affinchè contribuiscano con idee, progetti e finanziamenti alla salvaguardia della città.

Una città che reca ancora nello sfarzo dei suoi palazzi, nelle pietre millenarie che lastricano ponti e calli, nell'ingegno della sua gente e nell'acqua, a volte docile e altre impietosa, la testimonianza di quella che fu la sua potenza, il suo prestigio e la sua saggezza.

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