"Vogliamo
conoscere il passato per individuare i cambiamenti e cogliere dei suggerimenti per il
nostro futuro". Con queste parole Alessandro Cabassi, in occasione del primo
appuntamento ufficiale della neonata associazione dei Veneti a Bruxelles, ha introdotto la
conferenza di Alvise Zorzi, presidente del comitato Unesco per la salvaguardia di Venezia
e noto autore di romanzi come "La Repubblica del Leone", "San Marco per
sempre", "Canal Grande" e "Il Doge". Circa mille anni di imprese,
di conquiste, di alleanze, di successi raccontati con semplicità e vivacità da Zorzi,
quasi a voler augurare all'Associazione le stesse fortune della città lagunare.
Lo studioso ha ripercorso la storia di Venezia, evidenziando in quante cose la
Serenissima sia stata grande e in quante altre abbia saputo anticipare i tempi. Un'ascesa
che inizia intorno all'anno Mille con la conquista delle coste dell'Istria e della
Dalmazia, dall'altra parte di quel mare Adriatico che da lì in poi si sarebbe chiamato
Golfo di Venezia. Da quel momento la vocazione di Venezia sarà quella di essere da
tramite tra oriente e occidente, tra nord e sud.
Fu innanzitutto una vocazione mercantile perché Venezia non si dimostrò mai
interessata a costruire un vero e proprio dominio territoriale, ma privilegiò i traffici
tra Bisanzio e l'Europa.
I mercanti veneziani estesero i loro commerci accantonando il disprezzo e le diffidenze
verso gli "infedeli", vendendo agli Arabi dAfrica e di Siria legname
marino, armi e schiavi e sfidando così apertamente le minacce papali e le proibizioni
imperiali.
Caso singolare, poi, che tutte le classi sociali cittadine vivessero dei traffici
marittimi, in netto contrasto con la società europea caratterizzata dalla presenza della
servitù rurale. Una Venezia abile nei commerci ma altrettanto capace nell'attività
diplomatica, che le permise di acquisire diritti importanti per sviluppare e mantenere poi
a lungo la supremazia nei traffici commerciali.
Il "salto di qualità" venne però compiuto in occasione della quarta
Crociata, nel 1202. Non potendo i Crociati pagarsi il trasporto dalla città lagunare in
Tessalonica, il doge Enrico Dandolo ottenne di utilizzarli per la riconquista del
dominio veneziano di Zara e quindi li guidò in una guerra non più alla conquista del
Santo Sepolcro, bensì allassalto ed al saccheggio di Bisanzio, con il conseguente
smembramento dell'Impero d'Oriente.
Così Venezia divenne potenza marittima e la principale intermediaria tra
lOriente e lOccidente. Dal primo importava tessuti di seta, cotone, lino,
porpora, vini pregiati, olio ma soprattutto profumi, prodotti coloranti, spezie; dal
secondo esportava rame, ferro, legname, pesce, sale, schiavi.
Venezia precorse i tempi anche nell'organizzazione dei suoi poteri istituzionali,
evolvendosi costantemente. Il doge, che impersonava la continuità della Repubblica e che
veniva eletto a vita dal Maggior Consiglio, più che una funzione di governo vero e
proprio svolgeva un ruolo rappresentativo. I suoi poteri erano limitati e il suo operato
sottoposto ad un rigido controllo. Le scelte fondamentali spettavano al Maggior Consiglio,
organo oligarchico e massima espressione del potere collettivo assembleare, al Consiglio
dei Savi, istituito per "l'onore e l'utile e la salvezza della nostra patria",
al la Quarantia, che aveva invece funzioni giudiziarie e al Consiglio dei Pregadi,
istituito per occuparsi delle questioni relative alla navigazione e alla politica
internazionale.
Nel suo intervento Alvise Zorzi ha anche
ricordato le misure che la Serenissima adottò anticipando le legislazioni dei governi
moderni: essa fu infatti il primo Stato a emanare leggi per la protezione dell'opera e
dell'ingegno (l'odierno copyright), per la tutela dei minori e dei malati mentali, sino ad
arrivare all'istituzione di una sorta di magistratura degli avvocati d'ufficio per coloro
che non erano economicamente in grado di pagarsi un difensore.
Ma al mito corrisponde sempre un antimito: da una parte Venezia rappresentava la città
liberale, saggia e ricca, dall'altra, con la sua marcata politica espansionistica,
costituiva un pericolo per gli stati confinanti tanto che nacquero delle vere e proprie
coalizioni antiveneziane, come la Lega di Cambrai.
Il predominio della Serenissima durò, alternando glorie a sconfitte, fino al 12 maggio
1797 quando la città si arrese definitivamente a Napoleone.
Oggi Venezia è attanagliata da moltissimi problemi, di cui quattro ritenuti
fondamentali da Zorzi: il continuo spopolamento, la fuga delle attività produttive, le
alte maree e il turismo selvaggio. E parlando di questi "malanni" lo studioso ha
fatto partire un appello alle istituzioni europee affinchè contribuiscano con idee,
progetti e finanziamenti alla salvaguardia della città.
Una città che reca ancora nello sfarzo dei suoi palazzi, nelle pietre millenarie che
lastricano ponti e calli, nell'ingegno della sua gente e nell'acqua, a volte docile e
altre impietosa, la testimonianza di quella che fu la sua potenza, il suo prestigio e la
sua saggezza.