 giugno 2001
EMIGRAZIONE DI RITORNO:
ACCORDO REGIONE VENETO - MINISTERO DEL LAVORO
Per non vedere piu’
"una economia che li vuole disperatamente, e una societa’ che
non riesce ad accettarli", il Ministero del Lavoro e delle
Politiche sociali e la Regione del Veneto hanno siglato un accordo che
favorisce l’integrazione lavorativa e sociale degli stranieri
extracomunitari regolarmente presenti nel territorio regionale, dei
lavoratori immigrati nazionali e degli emigrati Veneti e loro
discendenti che intendano tornare in patria.
"Una scelta come quella del
Veneto – ha detto Guido Bolaffi, Capo del Dipartimento per le
Politiche Sociali e Previdenziali del Ministero del Lavoro, alla
presentazione dell’iniziativa, svoltasi oggi a Venezia – significa
stabilire il principio che chi viene da noi per lavorare ha diritto di
avere, da parte delle istituzioni, investimenti che riguardano i
propri figli, la possibilita’ di un’abitazione decente e
soprattutto l’accesso alla lingua, che è una chiave di volta per
evitare che, chi abita da noi, debba tenere sempre gli occhi bassi
perche’ non capisce che cosa gli dicono intorno".
Sottolineando che questa iniziativa
è stata realizzata finora solo da Veneto e Toscana, "due regioni
profondamente differenti tra loro", Bolaffi ha rilevato che il
problema dell’integrazione degli immigrati e’ "una zona
neutra con la quale si deve fare i conti, e dove l’ideologia non
c’entra nulla". "Siamo alle battute iniziali di un
processo – ha concluso – che durera’ decenni". L’accordo,
ha detto da parte sua l’assessore regionale alle Politiche della
Sicurezza e dei Flussi Migratori, Raffaele Zanon, illustrandolo nel
dettaglio - "esprime con chiarezza una pratica amministrativa
fatta di concretezza".
Finalizzato alla realizzazione di un
progetto sperimentale di ambito regionale, il documento prevede
l’investimento di quattro miliardi di lire (dei quali tre da parte
del Governo, e il resto da parte della Regione, che li aggiungera’ a
quanti gia’ previsti dal Piano triennale regionale 2001
all’attenzione del Consiglio regionale) per interventi nella
promozione di programmi di alfabetizzazione e formazione; sostegno
all’accesso all’alloggio; sviluppo della funzione di mediazione
culturale; promozione del riconoscimento dei diritti degli stranieri
extracomunitari, con particolare attenzione all’istituto della carta
di soggiorno; revisione della legislazione regionale in materia di
immigrazione. Un Tavolo Unico regionale di coordinamento per le
politiche di immigrazione sara’ lo strumento consultivo e di
monitoraggio dell’accordo.
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