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giugno 2001

ESPIRITO SANTO, LO STATO PIU' VENETO DEL BRASILE

Cilmar Franceschetto, discendente di una famiglia di Longare (Vicenza), è autore e coordinatore di un progetto unico nel suo genere in Brasile: "Imigrantes Espirito Santo", un archivio informatizzato che raccoglie dati e informazioni sull'emigrazione italiana. In questo suo articolo racconta l'esperienza di ricercatore, descrive il progetto e ripercorre la storia della comunità veneta dai tempi della colonizzazione ai nostri giorni

Mi sono laureato in giornalismo con specializzazione in fotografia. Prima di finire il corso, nel 1990, sono stato invitato da due ricercatori che si occupano di immigrazione, a realizzare, attraverso immagini, una sorta di censimento delle esperienze di vita dei discendenti di italiani emigrati nelle colonie di Spirito Santo: una sorta di ricerca "antropologica visuale".

Attraverso dei servizi fotografici, ho documentato esempi di architettura, di lavoro e religiosità delle famiglie che abitano nei municipi di Castelo, Venda Nova do Imigrante, Muniz Freire e Domingos Martins. A Venda Nova do Imigrante, in particolare, da questo lavoro abbiamo tratto il libro "Lembranças Camponesa" (Ricordi contadini), contenente oltre alle foto anche settanta interviste agli anziani del luogo, rappresentanti delle famiglie che compongono la comunità. Abbiamo verificato che più del 90% erano di origine veneta e che il 61% delle famiglie di questi intervistati provenivano dalla provincia di Treviso.

Da allora ho lavorato ad altre pubblicazioni sulla storia dell’immigrazione e ho realizzato diverse mostre fotografiche in vari comuni e anche nel capoluogo dello stato, Vitoria.

Risalgono, però, al 1987 i miei primi studi della lingua italiana e l'inizio delle ricerche sui registri dei miei antenati per riuscire ad ottenere la cittadinanza italiana.

Nel 1992 ho vinto, con una raccolta di immagini sulla presenza della cultura italiana nel territorio, un concorso professionale di fotografia organizzato dal Governo dello Stato e intitolato "Tipos do Espirito Santo".

 

"Imigrantes Espirito Santo": come è nata l'iniziativa

Dopo questa esperienza di lavoro sull’immigrazione italiana, nell'aprile del 1995 il Governo mi ha invitato a lavorare nell’Archivio Pubblico dello Stato di Spirito Santo.

Il nostro archivio è ricco di documenti che fanno riferimento alla storia dell'immigrazione. E come ricercatore in materia di flussi migratori italiani, ho iniziato ad aiutare le persone interessate ad avere informazioni sui loro antenati. Infatti, gran parte degli utenti dell'archivio sono discendenti di immigrati italiani, che cercano di ricostruire le loro origini per poter acquisire la cittadinanza italiana.

Per recuperare tali informazioni era necessario consultare diversi libri antichi, molti dei quali anche di difficile lettura, cosicché molti di questi "ricercatori" difficilmente riuscivano nel loro intento.

Per questa ragione e per rendere omaggio all'importanza che l'immigrazione italiana e da altri Paesi ha avuto nella colonizzazione del nostro Stato, ma anche per attribuire il giusto valore alla storia di tanti uomini e donne, decidemmo di realizzare un lavoro completo, basato su una ricerca organica, chiamato "Imigrantes Espirito Santo".

Sappiamo che i nostri antenati fuggivano dalla fame e dalla miseria di un Paese povero com'era allora l'Italia, cercando altrove terre dove poter lavorare e ambienti migliori nei quali creare le proprie famiglie. Avevano un sogno: "far la Merica". Si imbarcarono così nelle navi a vapore e attraversarono l’Atlantico, navigando per diverse settimane, riuscendo infine a trovare un luogo che consentisse loro di lavorare e vivere dignitosamente. E poiché la nostra storia è storia di immigrazione, valorizzare questa grande epopea è per noi discendenti un motivo di orgoglio e dignità. Questi avvenimenti meritano di essere riscoperti e fissati per sempre nella nostra memoria, perché appartengono alla storia di molte famiglie, ma anche a quella dei nostri Paesi: del Brasile, dello Stato di Espirito Santo, d’Italia.

E' sulla base di questa convinzione che abbiamo dato vita al progetto, utilizzando non solo tutte le informazioni contenute nel nostro archivio, ma anche quelle che ci vengono fornite dalle famiglie relative ai loro antenati, compresi i documenti fotografici, certificati di nascita, matrimonio e morte. Un progetto ambizioso al quale, oltre a me, che sono impegnato operativamente in qualità di responsabile della ricerca e dell'organizzazione, dedicano molta attenzione e risorse il Governatore, Dr. José Ignácio Ferreira, il Segretario di Stato alla Cultura, Sebastião Maciel de Aguiar, il Direttore Generale dell’Archivio Pubblico, Agostino Lazzaro.

Un lavoro senza uguali nel Brasile.

Tutti i dati vengono informatizzati e raccolti attraverso il "Registro di Entrata degli immigrati", predisposto dal Governo dello Stato attraverso l’Archivio Pubblico. Compilando le schede che compongono il registro si ottengono almeno quaranta informazioni relative ad ogni singolo caso: luogo e data di nascita dell'immigrato, paternità e maternità, data d'imbarco in Italia e di sbarco in Brasile, nome della nave, ecc. Ogni registrazione, insomma, è frutto di informazioni raccolte da più fonti. Tutto ciò è il risultato di sei lunghi e duri anni di lavoro, trascorsi confrontando i dati trovati in diverse liste e pubblicazioni.

Adesso stiamo allargando il servizio anche ai municipi (comuni) all’interno dello Stato. Disponiamo di una sorta di macchina-ufficio che contiene gli strumenti per riprodurre documenti e fotografie e per compilare il registro. Con una equipe di cinque persone, lo scorso anno abbiamo per la prima volta sviluppato il decentramento del progetto nella realtà di Venda Nova do Imigrante. Per due settimane abbiamo fornito assistenza ai discendenti di immigrati in quel municipio e dovendo rispondere alle richieste di informazioni anche in altre realtà, stiamo ottenendo nuovi dati statistici sulla presenza italiana in diversi municipi.

Le richieste di Venda Nova do Imigrante riguardavano prevalentemente gli immigrati italiani venuti dalla provincia di Treviso: ben il 64%. Su base regionale, poi, le richieste riguardanti il Veneto erano addirittura il 94%. Questi dati si possono consultare sul sito dell'APEES (www.ape.es.gov.br).

 

Riassunto dei dati che testimoniano la presenza veneta nello Stato di Espirito Santo

 

Tra tutti i Paesi, quello dal quale giunse il maggior numero di immigrati in Espirito Santo è l'Italia. Dal 1812 fino 1900, ogni quattro immigrati, tre erano italiani, il 76%.

Come possiamo osservare nel grafico sopra riportato, la maggioranza degli immigrati entrati nei porti dello Stato sono di origine veneta: il 37% su un totale di 35.000 italiani, ossia circa 12.000 veneti.

La provincia più rappresentata è Treviso e a seguire tutte le altre.

Anche se nello Stato di Espirito Santo, oltre al già citato esempio di Venda Nova, vi sono numerose altre realtà che si contraddistinguono per una concentrazione di immigrati originari da una medesima provincia italiana (nel municipio di Santa Teresa la maggioranza è trentina), possiamo dire che la comunità veneta è quella più diffusamente distribuita in tutto il territorio (altri esempi: nella regione di Acioli il 53% sono veneti e il 25% trevisani; a Muniz Freire, comune confinante con Venda Nova, ci sono molte famiglie di origine veneziana; a Águia Branca, una provincia del nord colonizzata negli anni Trenta dai polacchi, oggi la maggioranza degli abitanti è di origine veneta).

Un’altra osservazione molto importante è che non esiste praticamente angolo dello Stato nel quale non vi siano comunità italiane: anche le aree più recentemente colonizzate hanno visto la presenza di immigrati italiani di seconda generazione. Per fare un confronto, nel Rio Grande do Sul le famiglie di origine italiana si concentrano nella regione al nordest dello Stato.

Un ultimo interessante dato: in rapporto al numero dei suoi abitanti, nello Stato di Espírito Santo è insediata la più numerosa colonia italiana dell'intero Brasile. Circa il 75% dei capixabas (gli abitanti dello Stato di Espirito Santo), infatti, hanno antenati italiani.

 

La comunità veneta dalla colonizzazione ai giorni nostri

Rispetto agli immigrati di altre regioni, come i trentini e lombardi, i veneti si sono insediati nello stato di Espirito Santo con più facilità, tanto che la percentuale dei veneti che hanno lasciato il territorio capixaba per trasferirsi in altre parti del Brasile è la più bassa.

Il primi nuclei di italiani giunti nell'Espirito Santo erano di origine trentina (1874-ottobre1876) e lombarda (ottobre 1876 – 1877). La prima spedizione di trentini risale al febbraio 1874: 386 passeggeri – tra i quali anche una ventina di trevigiani – si insediarono nella colonia "privata" denominata "Nuova Trento", gestita da Pietro Tabacchi. Fu un'esperienza negativa e i coloni, costretti ad una condizione di "semi schiavitù", si ribellarono quasi subito al Tabacchi, scegliendo poi di spostarsi in altre province del Sud. Alcune famiglie, incluse le venete, si inserirono in colonie create precedentemente dai tedeschi (1847-1873) all’interno dello stato. Il 9 dicembre 1877 la nave Italia sbarcò a Vittoria 895 passeggeri, prevalentemente lombardi, ma anche trentini: di questi solo 98 rimasero nelle colonie dell'Espirito Santo. Lo stesso accadde per gli immigrati imbarcati nella nave Werneck, che approdò a Vittoria nello stesso periodo: i circa 1600 coloni si diressero verso Rio Grande do Sul, Santa Catarina e Paranà.

Lo Stato non riusciva a "trattenere" le persone provenienti dall'altra parte dell'Oceano e il loro inserimento nelle colonie dell'Espirito Santo avvenne con lentezza e difficoltà. Le caratteristiche della terra, la mancanza di viveri, le difficili condizioni di lavoro, le epidemie e l'ambiente ostile provocarono la rivolta di trentini e lombardi che si trasferirono principalmente in altre colonie del Sud del Brasile.

Queste condizioni si presentarono anche ai veneti, che arrivarono in maggioranza dal 1878 fino 1895, anno in cui venne proibita dal governo italiano l'immigrazione nello Stato di Espirito Santo, a causa delle epidemie che si erano sviluppate nelle colonie e nelle fazendas del territorio.

Dal 1878 tutte le colonie create dal governo capixaba ricevettero famiglie provenienti da Treviso, Verona, Vicenza e da altre province del Veneto. Al sud si insediarono nella Colonia Imperiale del Rio Novo; al centro nella Colonia Imperiale Santa Leopoldina, (Santa Croce, Nucleo Timbuhy) e dal 1880 nelle altre colonie create dallo Stato; al Nord nella Colonia Santa Leocadia, presso il fiume São Mateus. Dopo la fine della schiavitù, nel 1888, questa presenza si espanse in moltissime fazendas del Sud, a Cachoeiro di Itapemirim principalmente, e del Nord, dove si trova ancora oggi la città di Nuova Venezia.

 

La comunità italiana oggi: problemi, iniziative, progetti e speranze

Con l'avvento di un clima politico più favorevole negli anni Ottanta, nel nostro Stato sono state create diverse associazioni culturali italiane. In molti municipi si promuovono e organizzano annualmente feste e manifestazioni all'insegna dell'italianità. La più importante e conosciuta a livello nazionale è la "Festa della Polenta" a Venda Nova do Imigrante. La municipalità ha addirittura creato uno spazio per ospitare questo evento, il cui nome è Centro di Eventos Padre Cleto Caliman, in omaggio al creatore della sagra, figlio di immigrati trevisani. A Venda Nova si trova anche la corale Santa Cecilia, che si è esibita in vari stati brasiliani e anche nel Veneto, a Treviso, specialmente. C’è poi il gruppo "Toni Bonni" che ripropone le musiche italiane portate dai nostri antenati più di cent’anni fa, comprese quelle da ballo, che sono ancor oggi molto apprezzate. Ma ci sono anche altri gruppi danzanti, canori, musicali e associazioni che tengono viva la cultura italiana, anche attraverso mostre ed iniziative diverse. Molto importante è il lavoro di informazione che svolgono alcune di queste a favore degli oriundi italiani che desiderano ottenere la doppia cittadinanza.

 

I legami con il Veneto

Attraverso l'opera delle associazioni sono stati promossi anche rapporti di scambio e la realtà nella quale i contatti con l'Italia sono più assidui è senza dubbio Venda Nova do Imigrante. Qui, ad esempio, è stato riprodotto il modello di attività agrituristica del Veneto. Inoltre anche le famiglie stesse mantengono relazioni dirette con la regione d'origine.

L'Associazione di Cultura Italiana di Iconha, realtà nelle quale vivono molti veronesi, ha avviato una iniziativa con il Veneto che prevede, ogni anno, l'organizzazione di un soggiorno di un mese per giovani agricoltori dello Stato di Spirito Santo, che possono così conoscere da vicino la situazione veneta, visitando aziende e venendo a contatto con la cultura e il modo di vivere del popolo italiano. Sarebbe necessario creare nuove forme di interscambi anche in altri settori, dalla cultura alla formazione, dalla diffusione della lingua italiana alla pubblicazione di opere che raccontano la nostra storia, puntando il più possibile alla conservazione della cultura italiana presente nello Stato di Espirito Santo.

In questo senso, però, il più grande passo in avanti sarebbe quello di trasformare il nostro vice-consolato in un Consolato di carriera, per rispondere con maggior efficacia agli interessi della nostra comunità, soprattutto relativamente alle numerose richieste di oriundi italiani di acquisire la doppia cittadinanza, pratiche che oggi sono bloccate per mancanza di funzionari e di un'adeguata autonomia operativa del vice-consolato.

 

Le tradizioni venete

Di Veneto nello Stato di Espirito Santo c'è molto. A cominciare dalla lingua: in numerosi comuni esistono gruppi di persone che parlano e comunicano in dialetto veneto. Inoltre, le famiglie non hanno dimenticato le canzoni dei nostri antenati, canzoni che invece in Italia sono ormai andate perdute. E anche in cucina "si parla" ancora veneto: la polenta, le minestre tipiche, il pane fatto in casa, la luganega, lo scodeghin, insieme molti altri prodotti della gastronomia italiana sono ancora presenti sulle tavole delle nostre famiglie.

I veneti sono, inoltre, tra i migliori imprenditori dello Stato: rilevante è la loro presenza nel commercio e nella gestione di grandi imprese, come ad esempio la Itapemirim, della famiglia Cola, originaria di Dueville (Vicenza) e la Aguia Branca, della famiglia Chieppe di Verona, due tra le più grandi aziende di autotrasporto passeggeri dell'America Latina. Nel settore del commercio di elettrodomestici si segnalano le aziende Dadalto (della famíglia Da Dalt, di Treviso), Giacomin, Pianna, ecc. Ma i discendenti di veneti si distinguono anche nella commercializzazione di marmi e graniti e nell'esportazione di papaya.

E gli oriundi veneti occupano anche posti di rilievo in ambito politico. E' il caso dell'attuale senatore e ex-govenatore dello Stato, Gerson Camatta e di sua moglie, Rita Pasti Camatta, deputato Federale. discendenti di trevisani e veronesi, nati a Venda Nova do Imigrante.

In questo contesto di attenta preservazione della cultura italiana e di forte partecipazione allo sviluppo dello Stato, i veneti dell'Espirito Santo si sentono impegnati nella ricostruzione della storia dei loro antenati, per lasciare viva nelle future generazioni la memoria di un popolo, quel popolo di immigrati che ha garantito al Brasile un contributo determinante per il suo sviluppo e che rappresenta per la storia del nostro Stato il capitolo più importante.

Cilmar Franceschetto
autore e coordinatore del progetto
"Imigrantes Espirito Santo" 
www.ape.es.gov.br  

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