Forse
non è una novità in senso assoluto, in quanto già nel 1991 l'allora
presidente del Consiglio Andreotti, con un proprio decreto, istituì
il Ministero per gli italiani all'estero e l'immigrazione, che dopo
poco più di un anno, il successivo governo Amato soppresse.
Ma certamente la creazione del ministero denominato "Italiani
nel Mondo" e la sua assegnazione all'On. Mirco Tremaglia, fanno
assumere a questa scelta una rilevanza e un significato che non ha
precedenti.
Due le valutazioni importanti che l'istituzione di questo dicastero
suggerisce: la prima è senza dubbio la volontà politica del recupero
non solo degli oltre 60 milioni di italiani nel mondo - tra emigranti,
figli e oriundi - ma anche di tutta una realtà economica, culturale e
sociale, che da anni attende la giusta considerazione per poter
finalmente giocare un ruolo da protagonista nel nuovo scenario della
globalizzazione. La seconda sta nel riconoscimento a Mirco Tremaglia
dell'impegno che egli ha sempre portato avanti nell'interesse degli
italiani all'estero. Sin dall'inizio della sua carriera parlamentare
Tremaglia, eletto per la prima volta nel 1972, si è sempre occupato
delle nostre comunità nel mondo, dei loro problemi e delle loro
necessità e soprattutto di quel diritto finora "negato" che
è il voto.
E a proposito vogliamo citare solo alcuni dei progetti di legge di
cui è stato primo firmatario: esercizio del diritto di voto dei
cittadini italiani residenti all'estero, estensione del trattamento di
pensione sociale ai cittadini italiani all'estero, norme per
l'insegnamento della lingua italiana in America, norme per il
funzionamento degli istituti scolastici italiani d'oltreoceano, norme
per la tutela dei lavoratori italiani operanti in Paesi
extracomunitari.
Ora che Tremaglia ha raggiunto un traguardo che inseguiva da
decenni, lo attende un duro lavoro per concretizzare le sue stesse
proposte. Una bella sfida che vede impegnato il ministro più anziano
alla guida del ministero più giovane: buon lavoro.