giugno 2001

L'EMIGRAZIONE RACCONTATA A TEATRO

Continuano le repliche di "L'anima sui cop", spettacolo multimediale che racconta la storia di una famiglia trevigiana partita per il Brasile alla fine dell'Ottocento alla ricerca della "terra promessa". Una storia tra le tante per descrivere la diaspora veneta, rivissuta attraverso i testi di Luciano Caniato e la regia di Mirko Artuso  

Finale.jpg (15520 byte)"L’anima sui cop" è il titolo di uno spettacolo multimediale sull’emigrazione trevigiana e veneta che, dopo il debutto di Treviso nello scorso febbraio e alcune repliche in altre località della provincia, sarà presentato il prossimo mese di agosto a Istrana.

È la storia di due contadini veneti, Bepi e Maria Freschet che, spinti dalla povertà, sono costretti ad emigrare in Brasile con la loro famiglia. Partono da Genova il 2 dicembre 1888 per arrivare nella "terra promessa" il giorno di Natale dello stesso anno, proprio nel momento in cui nasce il loro ultimo figlio. Bepi, baldanzoso ed ingenuo, è sicuro che la nuova terra porterà loro fortuna. Maria, più cauta, è continuamente assalita da dubbi e insicurezze. Dopo tre anni di permanenza nel "nuovo mondo", però, le prospettive si rovesciano: mentre Bepi è un uomo demotivato e scarico, Maria ha preso su di sé il carico della famiglia, eleggendo il Brasile come sua patria. Tra i due si inserisce il personaggio di Franceschin, uomo intraprendente e senza l’onere di una famiglia al seguito, che, lavorando sodo, ha ottenuto ciò che voleva. Dall’intreccio di dialoghi e monologhi esce un’umanità sofferente, ma mai doma; un esempio di resistenza al dolore e alla sfortuna. Perché, comunque, vada, bisogna edificare un futuro (i cop) su cui piantare la bandiera del proprio coraggio (l’anima). Come hanno fatto gli avi. L’epilogo, infine, si pone come riflessione sulla perdita della cultura contadina e sulla consunzione del dialetto che ne è stata l’espressione.

Scritto nel dialetto di Conegliano e dintorni, con intrusioni lessicali pedemontane, "L’anima sui cop" è un omaggio agli emigranti di ieri e di oggi. Bepi e Maria sono infatti persone simboliche, attraverso le quali passa e si amplifica la vasta gamma dei sentimenti di chi abbandona la terra natale per ritrovare altrove dignità e fortuna.
"L’opera teatrale che abbiamo realizzato - spiega il regista Mirko Artuso, che ha curato anche l'allestimento e ideato le scene - racconta di un mondo contadino e delle sue contraddizioni, dei luoghi da cui migliaia di uomini, donne, bambini ogni anno sono partiti. Uno sguardo lucido sul fenomeno dell’emigrazione cercando possibili legami tra ieri e oggi con l’intenzione di sospendere il giudizio e preoccuparci dei veri protagonisti: l’uomo e il paesaggio".

I testi poetici originali dell'opera sono di Luciano Caniato, il prologo è di Gianluigi Secco e le musiche di Paolo Troncon. Gli interpreti sono Nora Fuser, Sandro Buzzatti e Stefano Rota.

 

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