Il 5
marzo 1696 nasceva a Venezia Giambattista Tiepolo, il più grande e imitato pittore
settecentesco, famoso soprattutto per i grandi cicli di affreschi d'impronta rococò. I
figli, Giandomenico e Lorenzo, ricalcarono, soprattutto nel periodo giovanile, lo stile
paterno, ma si distinsero in seguito per originalità di espressione, affinando, insieme
al padre, anche le tecniche del disegno e dell'incisione.
Il Veneto, grazie all'ingegno dei Tiepolo e di molti altri suoi celebrati artisti, come
il Tiziano, il Tintoretto e il Veronese, solo per citarne alcuni, fu per secoli una delle
più feconde terre dell'arte pittorica. Un'interessante rivisitazione di quel Veneto e dei
suoi protagonisti è offerta dal Museo d'Arte e di Storia di Ginevra, che ospita la mostra
"Tiepolo, pittori-incisori", un appuntamento con il quale non solo si celebra
l'opera della famiglia veneziana, ma anche il genere artistico a cui ha dato vita.
Giambattista Tiepolo dipingeva mondi fantastici in cui si alternavano mitologia e scene
di vita quotidiana. Grazie all'utilizzo della tecnica dei "contrapposti", che
egli perfezionò accostando i colori più comuni a tinte brillanti e nette, Giambattista
ricreava nei suoi capolavori un'atmosfera di profonda luminosità a cui poi il suo genio
fantastico imprimeva forza, costruendo negli immensi cieli azzurri quinte teatrali
popolate di figure sacre e profane, reali e fantastiche.
Giambattista si avvicinò all'incisione molto tardi, all'età di circa 43 anni. Il
primo esperimento dell'artista con la tecnica dell'acquaforte furono i famosissimi
Capricci, pure invenzioni dell'immaginazione e dal sapore evocativo, in cui dominavano le
scene di magia. Ma fu con gli "Scherzi di Fantasia" che il Tiepolo acquistò
maturità e maggior dimestichezza lasciando totale spazio all'estro e alla creatività. I
"Capricci" e gli "Scherzi" riprendevano, infatti, un concetto di
origine cinquecentesca che implicava la rottura degli schemi e il conseguente abbandono al
genio personale.
Anche i due figli, Giandomenico e Lorenzo, raggiunsero livelli artistici ragguardevoli:
mentre però Giandomenico, il primogenito, si distinse per l'inclinazione al grottesco e
alla caricatura, Lorenzo si specializzò nel ritratto a pastello dai toni di elevato
virtuosismo, utilizzando gessetti colorati dal tratto preciso e realistico.
Entrambi produssero importanti serie di "Teste" recuperando la
tradizione cinquecentesca legata alla scienza della fisiognomica, cioè dello studio dei
caratteri e dei tratti dei volti. Queste opere, di piccole dimensioni e di forte
caratterizzazione espressiva, rispondevano alle esigenze del mercato dell'epoca ed erano
destinate all'arredo di stanze di ridotte dimensioni.
La mostra di Ginevra riunisce circa 120 tra disegni e incisioni, solo una piccola parte
della produzione dei tre Tiepolo. Le opere esposte appartengono alle più importanti
collezioni svizzere (oltre a Ginevra, quelle di Basilea, Berna, Morges, Vevey e Zurigo)
che sono state riunite per l'occasione: si va dal soggetto religioso a quello profano,
dalla favola mitologica a quella allegorica, alla veduta reale o di fantasia, eseguiti con
virtuosismo e maestria da quelli che sono ormai riconosciuti come i maestri del
"contrapposto".
Nelle sale del Museo i capolavori tiepoleschi sono stati posti all'interno di una
cornice, una sorta di paesaggio di "sfondo" sapientemente ricostruito grazie ad
altre vedute di Venezia, fedeli o immaginarie, opere di protagonisti famosi nel panorama
artistico veneziano settecentesco, quali Bernardo Bellotto, Canaletto, Antonio Visentini,
Michele Marieschi e Gianfrancesco Costa e tratte dalle collezioni permanenti del Cabinet
des estampes.
Un'occasione, quella ginevrina, per ammirare ancora una volta il genio e la bravura di
un'intera famiglia di artisti veneti la cui maestria fu più volte richiesta all'estero
per adornare le sale di castelli, palazzi e chiese.
L'esposizione presso le sale del Musée d'art et d'histoire di Ginevra resterà aperta
fino al 26 agosto 2001, dal martedì alla domenica