7 ottobre 2002: Chipilo ha compiuto 120 anni
Della piccola enclave veneta in terra messicana abbiamo più volte
scritto nel nostro mensile. Recentemente abbiamo ricevuto da una collega
padovana, Daniela Borgato, l’articolo che qui pubblichiamo, con il quale
torna ad occuparsi di questa originale comunità in occasione dei suoi 120
anni di vita
Chipilo è un paese messicano di quasi 4000 abitanti. Si trova su un
altopiano, a 2200 metri di altezza, nella regione di Puebla, a circa 100
chilometri da Città del Messico. Qui, da oltre un secolo, si parla
correntemente veneto, anzi per essere più precisi si parla un dialetto praticamente uguale a quello usato a Segusino, nel trevigiano, cent'anni
fa. La gente - che ha conservato cognomi come Bortolotti, Stefanoni, Zago,
Montagner - alleva mucche e vitelli, produce latticini. "Prima che
rivassimo noialtri - dicono i chipileni - l'unico late ke gaveva
bevù (i messicani) gera quelo de so mama".
La storia dei veneti di Chipilo, che i messicani chiamano ancor oggi
"taliani", inizia verso la fine dell'Ottocento quando, dopo una
rovinosa rotta del Piave, una cinquantina di famiglie trevigiane di
Segusino per sfuggire alla miseria emigrò in Messico, paese che concedeva
agli immigrati ampi territori da colonizzare. Era il 7 ottobre del 1882,
quando 529 italiani e 8 famiglie messicane diedero vita alla colonia di
Chipilo, nella valle di Puebla. Lo Stato diede loro terreni, attrezzi
agricoli e bestiame da riscattare entro dieci anni. Gli emigranti
introdussero l'uso del falcetto, costruirono i primi carretti a due ruote
e da subito si indirizzarono all'allevamento di mucche e vitelli
diventando allevatori, "ganadores". Sulle insegne dei primi
negozi si leggevano nomi come "La nave Italia" ed
"Esperanza". I "taliani" di Segusino giunti in Messico
con pochissime cose portavano nel cuore infatti tante speranze per il
futuro. I coloni, praticamente tagliati fuori dal resto del territorio, formarono a Chipilo quasi un'isola, dove si continuavano a
tramandare le antiche tradizioni, a praticare abitudini venete, a parlare il dialetto stretto del paese, a raccontare storie, detti, proverbi di
casa.
"A Chipilo – ha scritto Eduardo Montagner Anguiano in
"Veneti nel Mondo" - quest'anno si celebrano con Segusino i 120
anni di emigrazione veneta. E' passato tanto tempo e sono successe tante
cose da quel lontano 1882, ma ancor oggi in questi luoghi batte un cuore
veneto e veneti sono i modi di sentire, di parlare e di vivere". E
continua: "Ciò che più inorgoglisce noi veneti di Chipilo è che
qui si può ancora trovare, conservato di generazione in generazione quel
dialetto che venne portato dai nostri avi". Un dialetto che specie
nei primi cinquant'anni di assoluto isolamento con l'esterno, si
cristallizzò mantenendosi inalterato per decenni.
Oggi molte parole venete sono state dimenticate, con il trascorrere
degli anni l'uso del dialetto si è ristretto verso l'ambito familiare e i
rapporti con gli amici, ma esiste un patrimonio linguistico ricchissimo
che va assolutamente salvaguardato. Sul dialetto chipileno, che i
messicani chiamano "il talian" sono stati fatti diversi studi.
Vi hanno indagato soprattutto dialettologi come Mario Sartor e Flavia
Ursini in "Cent'anni di emigrazione, una comunità veneta sugli
altipiani del Messico", lo storico di Chipilo Zago Bronca, autore
de "Los Cuath'tatarame de Chipilo" e Carolyn J. Mackay
autrice de "Il dialetto veneto di Segusino e Chipilo, fonologia,
grammatica e lessico", la cui seconda edizione è stata
presentata a Venezia dall'assessore regionale alla cultura, Ermanno
Serrajotto, lo scorso 12 novembre.
Ma i chipileni di oggi quanto sentono ancora le loro origini venete?
La gente del posto - scrive lo storico locale Zago Bronca - li chiama
"Los Cuath'tatarame de Chipilo": i giganti di Chipilo. Sono alti, forti,
possenti e sono giganti del lavoro. Labor omnia vincit è infatti il motto
posto in evidenza sullo stemma del paese accanto al leone di San Marco. I chipileni
riconoscono di avere una cultura particolare, chipilena appunto, sono cittadini messicani ma sentono forti i legami con le loro origini, e di
sé amano dire che sono muy trabajadores, gran lavoratori.
Della
Chipilo del Terzo Millennio ha delineato un ampio profilo socio economico Anna
Missio, neolaureata alla facoltà di lettere a Ca’ Foscari, che ha presentato
una tesi in etnologia dal titolo "Labor omnia vincit, economia e identità
di una colonia veneta in Messico", relatore il professor Glauco Sanga. I
chipileni secondo i dati raccolti da Anna Missio, sono grandi allevatori. Hanno
circa 20.000 capi di bestiame: 12.000 vacche e 8.000 vitelli; ogni giorno producono oltre 100.000 litri di latte e si avvalgono per le loro
attività di 6000 salariati indios. Verso la fine degli anni Ottanta con
l'introduzione massiccia del latte in polvere l'economia di Chipilo ha
dato qualche segno di cedimento. Ma i chipileni si sono prontamente
riciclati nel settore del mobile rustico. Hanno diviso le stalle a metà:
da una parte hanno continuato ad allevare mucche e a produrre latticini,
dall'altra hanno aperto decine e decine di imprese a gestione familiare.
Metà allevatori e metà falegnami e mobilieri producono nelle loro
fabbrichette qualcosa come 60.000 mobili rustici al mese, soprattutto per
la "Segusino" l'enorme ditta locale che esporta in 50 paesi
esteri.
Il 7 ottobre Chipilo ha festeggiato 120 anni di vita e lo ha fatto con Segusino con la quale è gemellata da due decenni. L'evento è stato
preceduto in estate da una serie di incontri. Particolarmente
significativo quello con l'Orchestra giovanile del Veneto diretta da Fabrizio Castania e
da Josè Angel Ramirez. L'orchestra in tournée in Messico ha fatto tappa
per due giorni a Chipilo dove si è esibita in concerto, accolta con grande
entusiasmo dagli abitanti. Grande animatore del gemellaggio è stato il sindaco di Segusino, Agostino Coppe.
"Chipilo - spiega Coppe, che nel
paese messicano è di casa essendoci andato almeno una ventina di volte -
rappresenta una realtà unica nel suo genere. I chipileni sono cittadini
messicani, ma sentono molto forte il richiamo delle origini comuni".
"In questi anni - ricorda - almeno 500 di loro sono venuti a Segusino
e 300 di noi sono andati in Messico. Nel tempo sono nate diverse amicizie
e iniziative di collaborazione come la costruzione in loco di una scuola
professionale per ottici, per operatori nella trasformazione dei prodotti caseari, per
segretarie d'azienda". Ma diversi sono gli eventi programmati per
rinsaldare
e approfondire i legami di amicizia esistenti tra le due comunità.
Daniela Borgato