logo testata Veneti nel Mondo

periodico d'informazione on line per i nostri corregionali all'estero
anno VI - n. 2 - marzo 2003
a


Testimonianze

Il Veneto solidale di don Giuseppe Stoppiglia

Dai meninos de rua agli interventi di solidarietà nei paesi africani: il fondatore dell’Associazione "Macondo" parla della difficile situazione brasiliana e dei progetti a favore dei poveri e dei più deboli

fotografia di don Giuseppe StoppigliaDon Giuseppe Stoppiglia è un Veneto nel mondo, un uomo che porta con sé i valori antichi della sua terra, sopra tutti quello della solidarietà per i più deboli e una grande forza e concretezza nell’agire per la realizzazione di questo ideale. Innumerevoli sono le sue attività, oltre all’azione a favore dei, i bambini di strada del Brasile: è fondatore dell’Associazione "Macondo" (che ha sede a Pove del Grappa, in provincia di Vicenza), della rivista "Madrugada" e un ambito conferenziere. Un uomo, come si suol dire, dalla tempra d’acciaio, forgiata negli anni, nelle fabbriche come giovane prete operaio e dal costante impegno nella difesa dei più deboli.

Don Stoppiglia, quali sono le attività principali dell’associazione "Macondo"?

Ci occupiamo di incontro e di scambio. Incontro con popoli, comunità, gruppi e persone, soprattutto nelle aeree del pianeta considerate povere oppure teatro di conflitti e di guerre. Scambio inteso come costruzione di luoghi gratuiti di confronto, dando ad ognuno la possibilità di celebrare le differenze, di sentirsi accolti, comunicando la propria cultura, storia, fede religiosa, le singole forme di ricerca e gli specifici modelli sociali e politici. "Insieme per vivere" è il nostro slogan, forse la nostra utopia. Probabilmente siamo dei sognatori, ma ci piace credere nell’uomo, nell’umanità e nei rapporti umani.
Tentiamo di raggiungere i due obiettivi attraverso un processo educativo: preparando viaggi conoscitivi per giovani e adulti nei vari paesi del Sud America, Africa e Asia, con permanenze per periodi più o meno lunghi, vivendo con le persone del posto e attivando ricerche con l’ausilio di insegnanti locali.
Inoltre, promuoviamo in Italia conferenze e incontri con testimoni della realtà di questi Paesi e iniziative rivolte soprattutto ai giovani (incontri, campi scuola, corsi), ma anche agli adulti (convegni, feste, seminari, conferenze, pubblicazioni).

E i contenuti di "Madrugada"?

La rivista trimestrale dell’Associazione propone delle riflessioni sulle situazioni di sofferenza e di ingiustizia che affliggono alcuni popoli e aree del pianeta e sulla necessità di intervenire in loro aiuto. Si tratta di far conoscere realtà che i mass-media trascurano o affrontano con troppa superficialità. Proponiamo, inoltre, attraverso studi monografici, temi appartenenti all’esistenza dell’uomo: vita interiore, religione, ambiente, salute…
Ci sono infine delle rubriche fisse, attraverso le quali si tenta di ascoltare e di scoprire la nostra epoca, il kairòs, il tempo che passa. Un po’ come metterci di sentinella, perché, trascorsa la notte, l’alba ci deve trovare svegli e pronti a partire.

In che cosa consiste la vostra attività in Brasile?

Ci occupiamo quasi esclusivamente dei "meninos de rua", sostenendo tre grandi Associazioni (due brasiliane e una italiana) di Rio de Janeiro. Quello dei bambini di strada è davvero un dramma, una tragedia che si consuma in tutte le grandi città del Sud del mondo: sono migliaia e vivono soli, abbandonati per le strade, le loro case sono sotto i ponti, i marciapiedi, persino i tombini. L’obiettivo principale è dare loro una casa dove dormire, sfamarli e quindi iniziare un rapporto affettivo nuovo con l’adulto, attraverso la scuola e il lavoro, il gioco e il vivere assieme. Quando sono tra loro fanno festa, perché sentono che è arrivato un amico, una specie di papà. Non avendo vissuto un rapporto affettivo stabile non capiscono perché una persona che viene da tanto lontano possa voler loro bene. Accettano anche le mie regole - andare a scuola, non rubare…- pur di essere destinatari di affetto, accoglienza, cibo e casa. Certo, far seguire loro un percorso educativo è difficile, a volte impossibile.
Sempre a favore dell’infanzia, in Brasile forniamo il nostro aiuto, anche economico, ad asili e scuole per bambini che provengono da famiglie povere e disagiate.

Qual è la situazione in Brasile, quali sono le possibilità di sviluppo solidale del Paese? E quanto incide l’azione delle missioni a supporto dei ceti più disagiati?

La situazione in Brasile è molto complessa, difficile da analizzare con il metro che normalmente usiamo per le nostre società. C’è un’elite, una piccola minoranza rispetto ai 170 milioni di abitanti, un’aristocrazia economica e sociale forte e potente, che detiene e controlla i sistemi produttivi (industria e agricoltura), commerciali, i mezzi di comunicazione e di distribuzione dei servizi. La grande maggioranza, invece, è povera, incapace di affrancarsi dallo stato in cui vive, dalla miseria, dalle ingiustizie, dall’analfabetismo e dall’assenza di formazione professionale. Questa ingiusta distribuzione della ricchezza determina dei processi sociali che non tengono conto della persona umana e allarga sempre più l’area della sopravvivenza, della violenza e della corruzione.
Uno sviluppo solidale è l’obiettivo di molti movimenti popolari e della stessa Chiesa Cattolica, da diversi anni collocatasi (anche se non totalmente) in prima fila per la rivendicazione della dignità umana e per la promozione di strutture di servizio (scuola, sanità, lavoro...). L’ascesa di Lula, figlio di questi movimenti, alla Presidenza della Repubblica, apre grandi speranze e dà garanzie che alcune aspettative per una più equa distribuzione delle risorse possano concretizzarsi.
Chi ha lavorato tra gli emarginati sa quanto sia duro, da sembrare a volte impossibile, far aumentare il senso di autostima nei poveri. L’assenza di fiducia in sé produce sfiducia anche tra le persone vicine e crea ulteriori ostacoli alla crescita culturale, della solidarietà e della partecipazione.
Gli interventi delle organizzazioni e soprattutto della Chiesa sono indispensabili per promuovere l’azione delle forze positive e creative presenti nella realtà brasiliana. Sono uno stimolo per ravvivare la spinta al cambiamento e all’individuazione di percorsi alternativi all’abbandono e all’emarginazione dei soggetti poveri.

Che rapporto c’è tra il Brasile e gli Stati Uniti?

Tra i due Paesi c’è un legame molto stretto di collaborazione e di scambio politico, commerciale e militare. Il popolo brasiliano però non manifesta grande simpatia per il modello americano, nel senso che le radici culturali dell’America Latina sono molto diverse da quelle Nord Americane, per motivi storici, culturali e religiosi. Forse viene identificato il modello americano con la Banca Mondiale, con il Fondo Monetario Internazionale, il WTO, cioè organismi finanziari considerati causa dell’indebitamento del Paese e della subalternità nei mercati americani.
L’ingerenza americana nei modelli di comportamento, nei programmi televisivi, è inferiore forse a quanto avviene in Italia. Sono piuttosto gli interessi delle multinazionali ad essere protetti, multinazionali che spesso saccheggiano questo Paese ricco di risorse naturali.

Come possiamo aiutare i ceti disagiati del Brasile?

Chi vuole aiutare i poveri, le persone emarginate, i bambini, penso debba rendere innanzi tutto un’informazione corretta ed efficace nel suo Paese. Quindi è opportuno collegarsi con gruppi, associazioni, comunità, sindacati e chiese che agiscono nei Paesi poveri, lavorando assieme a loro o contribuendo economicamente agli interventi più urgenti, di assistenza primaria, ma anche a progetti educativi e di cooperazione, a quelli finalizzati alla realizzazione di servizi e alla creazione di strutture e realtà produttive (cooperative, piccole imprese).

Quali sono i suoi prossimi impegni?

Avviare un progetto a Benquela, in Angola, rivolto ai "bambini soldato"; realizzare una scuola e un ambulatorio in un villaggio della Sierra Leone, nazione vessata da una grave guerra civile; costruire un rapporto con alcune comunità e gruppi di giovani in Albania, organizzando nella prossima estate un campo scuola di italiani e albanesi in quel paese.
Ma la mia missione è soprattutto quella di far scoprire la bellezza di essere sedotti da Cristo e trasmettere ai giovani la speranza che è possibile un mondo migliore.
Sono convinto che il bene vincerà sul male: se anche tutti i fiori venissero tagliati, nessuno potrà mai, comunque, fermare la primavera.

intervista di Giovanni Trabuio


Veneti nel Mondo
Registrazione Tribunale di Venezia n. 1314 del 14-01-99
direttore responsabile Giorgio Spigariol