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Eventi culturali
"Presenza": un nuovo sguardo al mondo italo-canadese
Fino al 6 settembre del 2004 il "Museo delle Civiltà" di
Ottawa ospiterà la prima e più importante esposizione dedicata alla
presenza italiana in Canada e all’impronta che i nostri emigrati
hanno lasciato nel Paese nordamericano. Anna Maria Zampieri ha
intervistato per "Veneti nel Mondo" il curatore della
mostra, Mauro Peressini
Per la prima volta nella storia, il Canada mette ufficialmente in
mostra l’emigrazione italiana ed alcuni aspetti che ne hanno
influenzato il contesto multietnico e multiculturale. Ciò sta
avvenendo nella capitale, Ottawa, dove dal 13 giugno al 6 settembre
2004 resterà aperta la grande esposizione "Presenza".
Focalizzata soprattutto sulla generazione di italiani arrivati negli
anni tra il 1947 e il 1970 - cioè sulla seconda grande ondata
immigratoria (la prima, i cui protagonisti sono ormai scomparsi, si
colloca tra la fine dell’altro secolo e gli anni trenta) - la mostra
è ospitata in un’ampia galleria del futuristico "Museo delle
Civiltà" (Canadian Museum of Civilization) ed è il risultato di
anni di progettazione e ricerche da parte di un gruppo di appassionati
collaboratori guidati dal curatore del programma dell’Europa
sudoccidentale e dell’America latina, l’antropologo Mauro
Peressini, un french-canadian di origine friulana. Da Vancouver ho
avuto modo di cooperare con Peressini e il locale gruppo di lavoro,
individuando e segnalando reperti e testimonianze utili alla mostra.
Dottor Peressini, a lei va il merito principale per la
realizzazione di questa importante esposizione. Arrivato "al
traguardo", vuole parlare delle difficoltà superate, delle
collaborazioni ottenute, delle attese soddisfatte?
Per un progetto di quest’ampiezza, sviluppatosi nel corso di
circa quattro anni, è normale che il punto d’arrivo sia differente da
quello immaginato in partenza. Ma debbo dire che la maggiore mia frustrazione
non è stata quella di non arrivare a fare esattamente quanto previsto, ma
piuttosto di avere raccolto una tale ricchezza di informazioni, di
oggetti disponibili, di testimonianze video... e di non poter mostrare al
pubblico che una piccola frazione di quanto la gente e i collaboratori da ogni
parte del Canada mi hanno proposto.
Quella degli italiani in Canada è una presenza importante e non
solo dal punto di vista numerico: "Presenza" è dunque un
titolo dettato dalla constatazione della realtà?
Se c’è un gruppo che, invero, non ha alcun bisogno di insistere
sulla sua presenza in seno alla società canadese è proprio quello degli
italo-canadesi: uomini e donne che coprono tutto il ventaglio delle
occupazioni in questo paese. Un milione e 200 mila circa canadesi di
origine italiana partecipano pienamente alla società, nei settori delle arti,
della scienza, della tecnologia, dell’economia e della politica. Ma
allora, perché un’esposizione intitolata "Presenza"? Perché - al
di là della molteplicità di apporti - la mostra si sofferma su un tipo di
contributo più intangibile e spesso meno apprezzato rispetto al suo giusto
valore. Debbo precisare che il soggetto principale dell’esposizione
è la generazione all’origine delle comunità italo-canadesi: gli
emigranti. In maggioranza arrivati dalle campagne italiane, hanno
portato con sé tradizioni e valori culturali caratteristici delle
società rurali. Vivendo in società cosiddette "moderne",
noi abbiamo l’abitudine di dare solo uno sguardo nostalgico a questo
"heritage", a questa eredità che ci appare sovente come un
insieme di modi di fare e di pensare appartenenti ad un passato
superato. Proprio per contraddire tale giudizio l’esposizione ha
voluto proporre un nuovo sguardo su questo heritage. Attraverso
scritti, artefatti (oltre 300), dozzine di testimonianze video e
storie vere raccontate da personaggi fittizi, viene dimostrato al
contrario come parecchie tradizioni e molti valori culturali portati
dai rispettivi villaggi natali degli emigranti fanno pienamente parte
della contemporaneità delle nostre società. Vogliono dimostrare come
quelle tradizioni e quei valori incrocino i timori, gli interrogativi
e le speranze degli attuali cittadini canadesi in temi come l’alimentazione,
il lavoro, la vita comunitaria e la spiritualità. Tutto ciò fa
direttamente eco ai dibattiti in corso, per esempio, sulla produzione
alimentare nelle nostra società industrializzate. Non sono esse che,
alle prese con individualismo e invadenza delle attività economiche
(lavoro, consumo), si domandano come reinventare forme di sociabilità
e di convivenza più arricchenti e solidali?
La mostra è quindi un omaggio ad una generazione che ha additato
il gusto delle cose semplici come la convivialità, l’alimentazione
genuina, la socievolezza, la solidarietà comunitaria, la pratica del
lavoro collettivo, la gioia del tempo libero da trascorrere con amici
e vicini...
Ci sono due modi di parlare di un’eredità passata. Ci si può
rivolgere al passato e cercare di ricostruirlo il più fedelmente
possibile, ma si può anche partire dal presente, da quanto ci
preoccupa oggi - interrogativi e speranze - per rivolgersi poi a chi
ci ha preceduto, recuperando da ciò che ci è stato trasmesso
nutrimento per le nostre riflessioni e azioni. L’esposizione adotta
questa seconda strategia. In ciò rendendo omaggio alla generazione
degli immigranti italo-canadesi e sottolineando il carattere insieme
profondo e duraturo della loro presenza tra noi.
Varrà la pena di tornare a descrivere più in dettaglio la mostra e
gli avvenimenti in programma. Anche perché la presenza veneta è davvero
consistente, non solo per il richiamo visivo costituito da un’autentica
gondola veneziana (un regalo fatto in passato ad Ottawa dalla
Federazione Veneta dell'Ontario) e per
lo spettacolo proposto dal gruppo veneto di Montreal "Le arti per
via", ma soprattutto per la partecipazione di espositori
veneto-canadesi con testimonianze e reperti. Come ad esempio, ad
illustrare l’antica produzione della pasta fatta in casa, un "torcio-bigolaro"
di origine vicentina, un "bronzo" cimbro usato per cuocere i
cibi sul focolare, ricami e merletti di ispirazione veneziana, un
mosaico di Gino Lenarduzzi (mosaicista friulano di Vancouver, testé
defunto) e la famosa "Valigia" dell’anziano scultore
padovano Tony Mazzega, simbolo e soggetto dell’esposizione.
Anna Maria Zampieri Pan
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