logo testata Veneti nel Mondo

periodico d'informazione on line per i nostri corregionali all'estero
anno VI - n. 5 - giugno 2003
a


Eventi culturali

"Presenza": un nuovo sguardo al mondo italo-canadese

Fino al 6 settembre del 2004 il "Museo delle Civiltà" di Ottawa ospiterà la prima e più importante esposizione dedicata alla presenza italiana in Canada e all’impronta che i nostri emigrati hanno lasciato nel Paese nordamericano. Anna Maria Zampieri ha intervistato per "Veneti nel Mondo" il curatore della mostra, Mauro Peressini

il museo di Ottawa Per la prima volta nella storia, il Canada mette ufficialmente in mostra l’emigrazione italiana ed alcuni aspetti che ne hanno influenzato il contesto multietnico e multiculturale. Ciò sta avvenendo nella capitale, Ottawa, dove dal 13 giugno al 6 settembre 2004 resterà aperta la grande esposizione "Presenza". Focalizzata soprattutto sulla generazione di italiani arrivati negli anni tra il 1947 e il 1970 - cioè sulla seconda grande ondata immigratoria (la prima, i cui protagonisti sono ormai scomparsi, si colloca tra la fine dell’altro secolo e gli anni trenta) - la mostra è ospitata in un’ampia galleria del futuristico "Museo delle Civiltà" (Canadian Museum of Civilization) ed è il risultato di anni di progettazione e ricerche da parte di un gruppo di appassionati collaboratori guidati dal curatore del programma dell’Europa sudoccidentale e dell’America latina, l’antropologo Mauro Peressini, un french-canadian di origine friulana. Da Vancouver ho avuto modo di cooperare con Peressini e il locale gruppo di lavoro, individuando e segnalando reperti e testimonianze utili alla mostra.

Dottor Peressini, a lei va il merito principale per la realizzazione di questa importante esposizione. Arrivato "al traguardo", vuole parlare delle difficoltà superate, delle collaborazioni ottenute, delle attese soddisfatte?
Per un progetto di quest’ampiezza, sviluppatosi nel corso di circa quattro anni, è normale che il punto d’arrivo sia differente da quello immaginato in partenza. Ma debbo dire che la maggiore mia frustrazione non è stata quella di non arrivare a fare esattamente quanto previsto, ma piuttosto di avere raccolto una tale ricchezza di informazioni, di oggetti disponibili, di testimonianze video... e di non poter mostrare al pubblico che una piccola frazione di quanto la gente e i collaboratori da ogni parte del Canada mi hanno proposto.

Quella degli italiani in Canada è una presenza importante e non solo dal punto di vista numerico: "Presenza" è dunque un titolo dettato dalla constatazione della realtà?
il prof. Mauro Peressini
Se c’è un gruppo che, invero, non ha alcun bisogno di insistere sulla sua presenza in seno alla società canadese è proprio quello degli italo-canadesi: uomini e donne che coprono tutto il ventaglio delle
occupazioni in questo paese. Un milione e 200 mila circa canadesi di origine italiana partecipano pienamente alla società, nei settori delle arti, della scienza, della tecnologia, dell’economia e della politica. Ma allora, perché un’esposizione intitolata "Presenza"? Perché - al di là della molteplicità di apporti - la mostra si sofferma su un tipo di contributo più intangibile e spesso meno apprezzato rispetto al suo giusto valore. Debbo precisare che il soggetto principale dell’esposizione è la generazione all’origine delle comunità italo-canadesi: gli emigranti. In maggioranza arrivati dalle campagne italiane, hanno portato con sé tradizioni e valori culturali caratteristici delle società rurali. Vivendo in società cosiddette "moderne", noi abbiamo l’abitudine di dare solo uno sguardo nostalgico a questo "heritage", a questa eredità che ci appare sovente come un insieme di modi di fare e di pensare appartenenti ad un passato superato. Proprio per contraddire tale giudizio l’esposizione ha voluto proporre un nuovo sguardo su questo heritage. Attraverso scritti, artefatti (oltre 300), dozzine di testimonianze video e storie vere raccontate da personaggi fittizi, viene dimostrato al contrario come parecchie tradizioni e molti valori culturali portati dai rispettivi villaggi natali degli emigranti fanno pienamente parte della contemporaneità delle nostre società. Vogliono dimostrare come quelle tradizioni e quei valori incrocino i timori, gli interrogativi e le speranze degli attuali cittadini canadesi in temi come l’alimentazione, il lavoro, la vita comunitaria e la spiritualità. Tutto ciò fa direttamente eco ai dibattiti in corso, per esempio, sulla produzione alimentare nelle nostra società industrializzate. Non sono esse che, alle prese con individualismo e invadenza delle attività economiche (lavoro, consumo), si domandano come reinventare forme di sociabilità e di convivenza più arricchenti e solidali?

La mostra è quindi un omaggio ad una generazione che ha additato il gusto delle cose semplici come la convivialità, l’alimentazione genuina, la socievolezza, la solidarietà comunitaria, la pratica del lavoro collettivo, la gioia del tempo libero da trascorrere con amici e vicini...
Ci sono due modi di parlare di un’eredità passata. Ci si può rivolgere al passato e cercare di ricostruirlo il più fedelmente possibile, ma si può anche partire dal presente, da quanto ci preoccupa oggi - interrogativi e speranze - per rivolgersi poi a chi ci ha preceduto, recuperando da ciò che ci è stato trasmesso nutrimento per le nostre riflessioni e azioni. L’esposizione adotta questa seconda strategia. In ciò rendendo omaggio alla generazione degli immigranti italo-canadesi e sottolineando il carattere insieme profondo e duraturo della loro presenza tra noi.
Varrà la pena di tornare a descrivere più in dettaglio la mostra e gli avvenimenti in programma. Anche perché la presenza veneta è davvero consistente, non solo per il richiamo visivo costituito da un’autentica gondola veneziana (un regalo fatto in passato ad Ottawa dalla Federazione Veneta dell'Ontario) e per lo spettacolo proposto dal gruppo veneto di Montreal "Le arti per via", ma soprattutto per la partecipazione di espositori veneto-canadesi con testimonianze e reperti. Come ad esempio, ad illustrare l’antica produzione della pasta fatta in casa, un "torcio-bigolaro" di origine vicentina, un "bronzo" cimbro usato per cuocere i cibi sul focolare, ricami e merletti di ispirazione veneziana, un mosaico di Gino Lenarduzzi (mosaicista friulano di Vancouver, testé defunto) e la famosa "Valigia" dell’anziano scultore padovano Tony Mazzega, simbolo e soggetto dell’esposizione.

Anna Maria Zampieri Pan

 


Veneti nel Mondo
Registrazione Tribunale di Venezia n. 1314 del 14-01-99
direttore responsabile Giorgio Spigariol