Continua, con i corsi organizzati dalla Fondazione "Rumor",
il progetto "Ritorno al lavoro a Vicenza", voluto e
finanziato dalla Provincia, in collaborazione con il Ministero del
Lavoro e la Camera di Commercio
Come riportato in un altro articolo del giornale, il Centro
Produttività Veneto della Fondazione "Giacomo Rumor" di
Vicenza sta organizzando due corsi di formazione, nel settore del
legno e della meccanica, per 40 cittadini brasiliani di origine
italiana del Rio Grande do Sul, in cerca di occupazione. Alla fine di
questa esperienza formativa, il corsista potrà ritornare in Brasile e
inserirsi più agevolmente nel mondo del lavoro, oppure prolungare la
sua permanenza in aziende italiane. Si tratta del progetto
"Ritorno al lavoro a Vicenza", finanziato dal Ministero del
Lavoro e delle Politiche sociali, dall’Amministrazione Provinciale e
dalla Camera di Commercio di Vicenza e sostenuto operativamente da
varie associazioni di categoria (Industriali, Artigiani, Piccole e
Medie Industrie) e dall’ente "Vicentini nel Mondo".
Dell’iniziativa abbiamo parlato con il capoarea del Centro di
produttività della Fondazione "Rumor", Stefano Reginato.
"Fondamentale per la realizzazione del progetto – spiega -,
oltre alla politica del Governo e della Regione Veneto, è stato l’impegno
della Provincia, fortemente orientata al rientro degli italiani e dei
figli dei nostri emigranti, come forza lavoro, per dare loro
opportunità di inserimento nel tessuto produttivo locale. Il
Ministero del lavoro ha emanato ancora nel 2001 un bando al quale noi
abbiamo partecipato con questi due progetti che sono stati
riconosciuti e finanziati. I lavori, sostanzialmente, sono iniziati
nell’agosto del 2002 con l’espletamento delle formalità e i primi
contatti con i collaboratori brasiliani".
Verso la fine dello scorso anno il direttore della Fondazione, dr.
Girardi, e l’assessore provinciale Alessandro Testolin, si sono
recati in Brasile per seguire le prime fasi del progetto, "uno
dei più importanti – precisa Reginato - che il Centro Produttività
Veneto abbia sinora realizzato. La Fondazione, comunque, ha già
maturato una notevole esperienza in ambito formativo, in quanto da 13
anni organizza corsi per i figli di emigrati veneti in Sud America,
Australia, Sudafrica e Paesi nord europei".
"Questo progetto – continua il capoarea - ha un duplice
obiettivo: dare una mano agli italiani che vivono all’estero e che
si trovano in difficoltà e rispondere alla richiesta di manodopera
del nostro settore produttivo. Un professore universitario di Porto
Alegre, in videoconferenza, mi ha chiesto: Perché le aziende sono
così interessate agli italo-brasiliani? Egli, evidentemente, non
conosce la situazione vicentina, dove ormai il 20% della forza lavoro
è costituita da cittadini extracomunitari e dove l’inserimento di
uno straniero non rappresenta ne’ una novità ne’ un problema. A
maggior ragione, risulta più facile assumere persone di origine
italiana che, come in questo caso, hanno la nostra stessa cultura e
conoscono abbastanza bene la nostra lingua".
Per questo, in una sola settimana, i promotori dell’iniziativa
hanno trovato le aziende disposte a ospitare gli studenti per lo
stage, prospettando loro l’assunzione a fine corso: una ditta che
produce condizionatori, ne ha richiesti addirittura sette. E dato che
dei 40 corsisti ben 35 sperano di rimanere in Italia a lavorare,
sembra proprio che il loro desiderio possa realizzarsi.
Maria Cristina Caldana