logo testata Veneti nel Mondo

periodico d'informazione on line per i nostri corregionali all'estero
anno VI - n. 5 - giugno 2003
a


Formazione professionale

Una nuova vita in Italia cominciando da un corso

Le testimonianze di alcuni giovani italo-brasiliani che stanno partecipanto all'attività formativa promossa nell'ambito del progetto "Ritorno al lavoro a Vicenza"

Il CPV (Centro Produttività Veneto) della Fondazione "Giacomo Rumor" di Vicenza sta dando attuazione in questo periodo il progetto "Ritorno al lavoro a Vicenza", che vede coinvolti 40 cittadini italo-brasiliani. Il progetto, finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, dall’Amministrazione Provinciale e dalla Camera di Commercio di Vicenza, prevede lo svolgimento di due corsi di formazione che si tengono contemporaneamente: uno presso il Centro di Formazione Professionale di Chiampo, specifico per il settore della meccanica; l’altro, riguardante il comparto del legno, presso l’Istituto "Scotton" di Bassano del Grappa.

I corsi sono iniziati il 31 marzo con 60 ore di lezione di lingua italiana presso l’Università di Caxias do Sul, in Brasile e termineranno il 12 settembre, dopo altre 500 ore di formazione nei due istituti vicentini, forniti di moderni laboratori e macchinari d’avanguardia, e 300 ore di stage in azienda.

Siamo andati a parlare direttamente con alcuni corsisti che stanno frequentando le lezioni a Bassano, per conoscerli meglio, sapere cosa li a spinti a venire in Italia e quali sono le loro aspettative e progetti futuri.

Ecco cosa ci hanno raccontato.

Luiz Chemello, 38 anni, di Caxias do Sul, ingegnere meccanico:

Il mio trisavolo, alla morte della giovane moglie, partì con i 4 figli da Villa Raspa di Mason Vicentino nel lontano1875 per cercare lavoro in Brasile e precisamente a San Marcos, dove già era presente una concentrazione di Chemello. Mio bisnonno, a sua volta, sposò una donna di origine italiana ed ebbe 13 figli. Lavoravano il legno e, con il passare del tempo, fecero fortuna. Ciascuno di questi 13 figli proseguì poi per la propria strada. Mio nonno decise di fare il commerciante agricolo e mio padre ritornò a lavorare il legno. Io mi trovo ora a fare il percorso inverso rispetto a quello del mio avo, alla ricerca di una vita migliore qui in Italia. La situazione in Brasile attualmente è molto incerta, c’è molta criminalità e instabilità economica, si lavora tanto ma si guadagna poco. Sappiamo che anche qui in Italia si lavora parecchio, ma il compenso è adeguato. Non c’è violenza, alla sera si può tranquillamente uscire a passeggio, cosa che ormai in Brasile nessuno si sogna più di fare. Sono sposato con una ragazza brasiliana di origine tedesca. Grazie a questo corso e allo stage, spero di essere inserito nel mondo dell’industria veneta. Prima di venire qui ho già avuto un’esperienza lavorativa di due anni nell’azienda Ansaldo di Genova come ingegnere meccanico. Sono poi ritornato in Brasile in qualità di caporeparto in una loro filiale. Ho già fatto parecchie amicizie e incontrato lontani parenti dai quali sono stato accolto con grande affetto e che adesso si stanno adoperando per trovarmi una sistemazione definitiva in questa regione. Il prossimo 15 luglio mi raggiungerà mia moglie e insieme cominceremo il nostro nuovo progetto di vita. Vorremmo che i nostri figli nascessero e crescessero qua. Per quanto riguarda il corso che stiamo facendo, devo dire che esso rappresenta una grandissima opportunità per chi, come me, ha coltivato il desiderio di venire in Italia. Da sempre, nelle nostre famiglie, abbiamo sentito parlare con grande nostalgia di questo Paese e molti di noi, pur appartenendo alla terza e quarta generazione, continuano a parlare il veneto quando sono a casa. Mio nonno, che ha 94 anni ed è ormai cieco e sordo, non ha mai potuto vedere l’Italia; ora è fiero di me perché dice che sto realizzando quello che era il suo sogno. Mia nonna ha 86 anni ed è anche lei di origine veneta: ha imparato a usare il computer e via Internet la tengo aggiornata su quanto sta avvenendo durante il mio soggiorno italiano. I miei genitori, invece, hanno visto per la prima volta l’Italia quando io mi trovavo a Genova e la loro emozione è stata davvero forte. Mio padre da tantissimi anni è presidente di un’associazione italiana in Brasile e io stesso sono molto orgoglioso delle mie origini. Il Rio Grande Do Sul è uno degli stati economicamente più sviluppati del Brasile ed è tra quelli con la maggior presenza di persone di origine italiana. Molte nostre città hanno preso il nome da quelle italiane: Nuova Venezia, Nuova Bassano, Nuova Trento… Gli italiani là si sono sempre distinti per la volontà, la capacità imprenditoriale e l’ingegno.

Fortuna Carolina Raquel, 43 anni, di Caxias do Sul:

Ho lasciato in Brasile il marito e i miei tre figli di 16, 14 e 10 anni, per frequentare questo corso che probabilmente permetterà di dare a me e alla mia famiglia, che presto mi raggiungerà, un futuro migliore. Mio marito ed io in Brasile siamo impiegati in una ditta come ragionieri, ma gli stipendi sono bassi e la realtà sociale lascia molto a desiderare. Mio padre è nato a Caldogno, vicino a Vicenza; aveva 40 giorni quando, assieme ai fratelli, fu portato dai miei nonni a Rio Grande do Sul. Ha lavorato per 35 anni in un’acciaieria del posto, ma non si è mai naturalizzato, ha preferito conservare la cittadinanza italiana e lavorare come straniero. Vorrei educare i miei figli in questo Paese dove non c’è violenza. Anche per me il corso è stato una grandissima e inaspettata opportunità perché in Brasile una donna a 43 anni non ha più molte prospettive.

Come è considerato il cittadino di origine italiana in Brasile?

Non c’è alcuna discriminazione, nella nostra provincia sono quasi tutti Italiani. Si parla molto il dialetto, specialmente nelle piccole città e anche chi appartiene alla terza o quarta generazione mantiene la doppia cittadinanza. Ci sono anche altre comunità nel Rio Grande: tedesca, giapponese, irlandese, spagnola…. Ma, in primo luogo, ci consideriamo tutti brasiliani. Noi italiani non facciamo gruppo a sé, viviamo tranquillamente inseriti nel tessuto sociale che è molto variegato e che, da sempre, non ha mai avuto problemi di convivenza. Fa parte della cultura brasiliana trovarsi sempre bene con tutti, ed avere un’indole allegra.

Marcos Sinigaglia, 26 anni, di Veranopolis, studente all’ultimo anno di architettura:

Mia sorella mi ha fatto davvero un gran regalo quel giorno che arrivò a casa dicendo che mi aveva iscritto a questo corso! Per quanto riguarda le mie origini italiane, so che il bisnonno è nato a Castegnero, in provincia di Vicenza, ed è partito nel 1898 per il Brasile dove, a Veranopolis, si è dedicato alla coltivazione dell’uva e alla produzione del vino. Così hanno fatto anche mio nonno e mio padre. In famiglia tuttora si parla il dialetto, perché anche mia madre, il cui cognome è Merlo, è di discendenza veneta. L’aspetto per me più bello, in questa esperienza italiana, è stato quello di poter vedere con i miei occhi tutti quei monumenti antichi, quei dipinti, quelle città d’arte dell’Italia, famose al mio Paese e che si studiano per tanto tempo all’ Università. Prima di venire qui, in Brasile oltre a studiare, lavoravo in un’industria che fabbrica mobili su misura. Con questo stage mi viene data l’opportunità di andare in un’azienda che fa lo stesso tipo di prodotto, con la possibilità di sperimentare macchinari nuovi, sofisticati e all’avanguardia, che ancora lì non si trovano. Anche la mia intenzione è quella di rimanere in Italia, anche se non so per quanto tempo. In Brasile è sinonimo di prestigio aver fatto un corso di formazione come questo indetto dalla Fondazione, è più facile poi trovare un buon lavoro. Mi manca solo un anno per laurearmi. Ho intenzione di recarmi alla facoltà di Architettura di Venezia per sapere se mi è possibile finire qui l’Università

Luiz Rodolfo Rozzarola Corso, 18 anni, di Caxias Do Sul, il più giovane dei corsisti:

Il mio trisavolo da parte di padre è partito nel 1875 da Belluno e il bisnonno di mia madre da Milano. L’avo paterno in Italia faceva il falegname e in Brasile ha costruito una segheria che via via si è andata ingrandendo grazie anche all’apporto dei figli e dei nipoti che hanno portato avanti la tradizione di famiglia sino a creare una grande industria che esporta in tutta Europa. Anche se il mio futuro sarà in quest’azienda, io, che frequento il primo anno di ingegneria di produzione, avevo già l’intenzione, una volta laureato, di venire in Italia per passare un lungo periodo in un’azienda del mobile vicentina. Questo corso è stato una occasione bellissima per anticipare questo progetto. In Brasile è molto rinomato l’Italian Stile e i macchinari che vengono usati per la fabbricazione del mobile sono i migliori in assoluto. L’esperienza che ricaverò da questo corso, il fatto di imparare le leggi che regolano questo mercato, l’approfondimento della lingua e della cultura di questo Paese del quale in famiglia si è sempre parlato con nostalgia e grande ammirazione, sono occasioni che raramente capitano nella vita lavorativa di un giovane. Mi considero molto fortunato e particolarmente grato al Governo italiano.

Maria Cristina Caldana

 

 


Veneti nel Mondo
Registrazione Tribunale di Venezia n. 1314 del 14-01-99
direttore responsabile Giorgio Spigariol