Un ponte tra Santorso, in provincia di Vicenza, e il
Brasile è stato gettato da Mario Menegozzo, volontario impegnato da
quindici anni in attività e iniziative finalizzate al miglioramento
delle condizioni di vita nei Paesi sottosviluppati e del terzo mondo.
Intuizione e grande impegno caratterizzano anche il
suo più recente progetto di cooperazione, attraverso il quale prevede
di insegnare ai brasiliani di Marmeleiro, nello stato del Paranà, i
metodi di produzione del formaggio e di altri prodotti del settore
lattiero caseario.
Grazie alla collaborazione del Comune e al
contributo di Banca Popolare Vicentina e Cassa Rurale di Rovereto,
Mario Menegozzo, negli ultimi mesi dello scorso anno, è volato in
Brasile con due tecnici casari in pensione, Marcello Mastrotto e
Domenico Pellizzaro, per insegnare l’arte casearia alla comunità di
Marmeleiro, composta per il 45% di italiani, dei quali il 70% è di
origine veneta.
Ma come è nata l’idea di questa collaborazione?
"Tutto è iniziato circa quattro anni fa – spiega Menegozzo -
quando due miei lontani parenti, originari di Santorso ma residenti in
Brasile, sono venuti a trovarmi. Durante la loro permanenza nel
vicentino li ho portati a visitare alcune aziende della zona, tra le
quali la cooperativa lattiero casearia. Due anni fa uno dei due, che
si occupa di agricoltura in ambito statale, è tornato perché
interessato in modo specifico alla produzione lattiero casearia.
Tornato in Brasile, coinvolgendo e interessando numerose persone, è
riuscito a costituire la CLAF, Cooperativa de Leite de Agricoltura
Familiar. Dopo di che mi ha chiesto di andare a Marmeleiro con alcuni
tecnici del settore per trasferire conoscenza ed esperienze sui metodi
di produzione e sulle attrezzature da utilizzare".
Così, nel novembre 2002, Mastrotto e Pellizzaro
sono partiti per il Brasile, dove sono rimasti più di due settimane,
portando con loro strumenti di lavoro e materiale informativo e
didattico.

i due casari italiani, Marcello Mastrotto e Domenico
Pellizzaro, nel Caseificio Bom Jesus Do Sul.
"Durante il periodo di permanenza – dice
Menegozzo - i due tecnici hanno analizzato il latte, che è risultato
di ottima qualità, anche migliore di quello prodotto in Italia, e
sono arrivati alla conclusione che con una materia prima così ricca e
buona, la produzione lattiero casearia di Marmeleiro poteva essere
incrementata di almeno un terzo. Il vero valore di questo progetto è
che i protagonisti dello stesso sono stati i produttori locali: la
nostra funzione è stata solo quella di portare utili consigli, senza
però sostituirci a loro".
Tornati i tecnici in Italia, Menegozzo è partito a
sua volta per il Brasile, per verificare di persona la situazione:
"Ho girato tutto il Paranà – racconta – organizzando
incontri e riunioni per raccontare l’esperienza avviata e per
spiegare che tale esperienza era ripetibile in altre zone. Ho raccolto
interesse e disponibilità. D’altronde il Paranà presenta una
situazione particolare: si tratta di un’area del Brasile ad alta
densità di originari del Veneto, in cui cooperative e casse rurali
sono già presenti e vengono gestite autonomamente a livello locale.
La popolazione ha già una naturale predisposizione all’imprenditorialità
e non è certo spaventata dal lavoro. A Marmeleiro, cittadina che ha
appena trent’anni di storia, si sono insediate molte famiglie
spostatesi da altri posti perché attratti dalle condizioni ambientali
favorevoli e da una terra fertile e adatta alla coltivazione".
"In base alle ultime notizie giuntemi via
e-mail – continua Menegozzo -, la cooperativa intende organizzare
una fiera sul latte e suoi derivati, con l’obiettivo di valorizzare
i prodotti. C’è anche un po’ di preoccupazione per lo spiccato
interesse che il settore sta suscitando presso alcuni privati
imprenditori: gli agricoltori del luogo debbono stare attenti, adesso,
a non farsi sottrarre un’opportunità di sviluppo economico di cui
loro possono essere gli artefici principali".
Oltre alla fiera, il progetto legato alla crescita
cooperativistica del lattiero caseario, secondo Menegozzo, dovrebbe
ora privilegiare gli aspetti formativi, offrendo la possibilità a
qualche operatore del settore di effettuare un periodo di stage
aziendale in Italia: "E’ già stato individuato un giovane di
origine italiana – spiega -, disposto a venire in Italia per un
certo periodo per fare pratica all’interno di un’azienda vicentina
del settore. Vedrebbe come si lavora qui, come sono attrezzate le
nostre piccole aziende e poi tornerebbe in Brasile con maggiore
esperienza e con idee e suggerimenti per le cooperative
sudamericane".
Menegozzo ha seguito anche un progetto di sviluppo
agricolo in Paranà relativo alle colture biologiche. "In quello
Stato – dice – c’è un grosso problema di inquinamento delle
falde acquifere per lo spropositato utilizzo di insetticidi e mi è
stato chiesto, in occasione dei contatti avuti, di trovare una
soluzione per limitare il problema all’origine: proteggere le
colture dagli insetti". Alcuni tecnici interpellati hanno chiesto
documenti, anche fotografici, sui metodi di coltivazione in atto e
dall’analisi degli stessi e delle strutture utilizzate si è
proposto l’utilizzo, in fase sperimentale, di un particolare tipo di
reti per la costruzioni di serre. "La ditta Boscato – spiega
Menegozzo - ha messo a disposizione le reti che sono state inviate in
Brasile, ma per problemi burocratici sono state bloccate alla dogana.
Per risolvere il problema ho fatto un bel baccano, scrivendo ad
enti e istituzioni e addirittura inviando una lettera al presidente
Lula. La cosa ha suscitato un grande interesse tra i media brasiliani
e siamo riusciti a sbloccare la situazione e oggi le reti sono già
state installate in alcune zone. Tutto questo è stato possibile
grazie all’interessamento degli abitanti del luogo e al
coinvolgimento di numerose persone, fra le quali Christophe De Lannoy,
Olivo Dambros, Nelly e Joao Dapont Osorio, di Mario Dambros, di Pietro
e degli altri collaboratori tecnici".
Menegozzo sta già pensando ai prossimi obiettivi:
"In primo luogo avviare i progetti di formazione nel lattiero
caseario per i giovani del luogo – conclude - e poi far sì che l’attrezzatura
necessaria per l’operatività in questo settore venga prodotta
direttamente in Brasile. L’obiettivo principale, insomma, è fornire
dei supporti perché la gente poi impari a muoversi autonomamente,
assumendosi loro impegni e responsabilità. L’errore sarebbe quello
di calare dall’alto un progetto preconfezionato, escludendo dalla
realizzazione dello stesso i diretti interessati".
Sabrina Nicoli