L'8 agosto è diventata la giornata nazionale del sacrificio del
lavoro italiano nel mondo e, a testimonianza di una rinnovata
attenzione istituzionale nei confronti dei nostri emigrati,
l'assessore veneto ai Flussi Migratori, Raffaele Zanon, ha presenziato
a Marcinelle, in Belgio, alla commemorazione della tragedia che nel
1956 costò la vita a 262 minatori, 136 dei quali nostri
connazionali, nella miniera di Bois du Cazier.
Secondo Zanon la celebrazione di questo triste anniversario,
presieduta anche quest'anno dal ministro per gli Italiani nel Mondo,
Mirko Tremaglia, rappresenta l'occasione per le Istituzioni italiane
di ricordare gli emigrati che persero la vita all'estero nello
svolgimento del proprio lavoro e inoltre di manifestare il proprio
sentimento di vicinanza ai familiari, anch'essi vittime di questi
tragici eventi.
Iniziò nel 1946 l’esodo degli italiani verso queste terre del
centro Europa, a seguito della sottoscrizione dell’accordo
Italia-Belgio che prevedeva l’invio di migliaia di nostri
connazionali per lavorare nelle miniere. L’accordo, tristemente
denominato "uomo-carbone", portava nelle miniere belghe
braccia italiane e, in cambio, garantiva alla Patria proprio quel
carbone estratto con indescrivibile fatica e sofferenza dagli
emigrati. I quali dovevano avere "un’età ancor giovane (35
anni al massimo) e un buono stato di salute". Per loro, un
contratto di 12 mesi, "una pala, una piccozza, un casco, una
lampada, e via verso l’oscurità", come ricordò il Ministro
Tremaglia, nella ricorrenza dei 40 anni della tragedia.
Il Governo italiano si era impegnato ad inviare migliaia di minatori
ogni settimana nei cinque bacini carboniferi belgi, e per ogni
emigrato che andava in Belgio, l’Italia avrebbe ricevuto 200 chili
di carbone al giorno.
L’apporto dei nostri lavoratori fu essenziale: la produzione delle
miniere salì a 6-7 milioni di tonnellate all’anno e in questa
crescita vennero coinvolte altre attività, come, ad esempio, le
industrie siderurgiche e metallurgiche, le vetrerie, le industrie di
apparecchiature elettriche.
Poi accadde l’immane disastro del 1956, che a ben guardare è
solo una piccola parte del ben più grande dramma che si consumò
anche per effetto di quello che venne poi definito "sciagurato
accordo": furono, infatti, oltre ottocento gli italiani periti
complessivamente nelle miniere del Belgio.
Dalla miniera di Bois du Cazier quell'8 agosto non risalirono anche
cinque veneti: Dario Dalla Vecchia di Belluno, Giuseppe Polese, Mario
Piccin e Guerrino Casanova di Treviso e Giuseppe Corso di
Verona.
"E' tempo di far conoscere ai giovani questa storia - ha
evidenziato ancora Zanon nel suo saluto a nome di tutte le Regioni
d'Italia - che ci permette non solo di ricordare i valori della nostra
emigrazione, ma anche di affrontare e capire il fenomeno delle nuove
immigrazioni che il Veneto registra dal sud del mondo. Inoltre, ciò
contribuirà a rafforzare quel sentimento di identità nazionale che
ha caratterizzato nella sofferenza e nel sacrificio tanti italiani nel
mondo".