Veneti nel Mondo
Anno III - numero 1 - Gennaio 1999


CELEBRAZIONI

 
ARBOREA: UN PEZZO DI VENETO IN SARDEGNA 


Settant'anni fa alcune centinaia di coloni provenienti dalle province di Rovigo, Vicenza, Treviso e Venezia iniziarono l'opera di bonifica di una vasta area  dell'oristanese e fondarono una piccola ma organizzata cittadina.
Oggi ad Arborea più della metà dei quattromila abitanti è
di origine veneta

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel febbraio 1919 nel comune sardo di Terralba fu firmato un accordo tra il sindaco ed il rappresentante della Società Bonifiche Sarde, l'ingegnere vicentino Giulio Dolcetta, per la realizzazione delle opere di bonifica in una vasta area dell'oristanese.
Si trattava di una zona brulla e deserta, inospitale per l'uomo e le sue attività, dominata dalla malaria che provocava incidenze di mortalità elevatissime.
Ma è da quel grande progetto di colonizzazione delle sabbie di Arborea e di bonifica dello stagno di Sassu che decolla in Sardegna negli anni trenta un impegnativo progetto di recupero e bonifica integrale di terre incolte ed acquitrini.
Il 28 ottobre 1928 viene inaugurato il borgo agricolo "Villaggio Mussolini", eretto a Comune autonomo nel dicembre 1930 col nome di "Mussolinia di Sardegna", che mantenne fino al 1944 quando assunse la denominazione attuale di Arborea.

Il primo nucleo di coloni proviene dalla provincia di Rovigo, cui ne seguiranno altri dalle province di Vicenza, Treviso e Venezia, e poi di altre regioni.
Sono circa duemila i coloni che vivono in un villaggio autosufficiente dove la terra conquistata al lavoro è frutto di una organizzazione rigida, quasi militare. Ci sono strutture sanitarie, scolastiche, commerciali, una chiesa, strutture sportive con annessa piscina, dopolavoro, una vera e propria isola nell'isola.
Allo scoppio della guerra sono stati bonificati 8.000 ettari, trasformando così una delle aree tra le più misere e malariche della Sardegna non solo nell'azienda più produttiva dell'isola, ma anche in quello che viene annoverato tra i massimi complessi irrigui esistenti nel centro-sud d'Italia, felice oasi di verde.
Agli inizi degli anni sessanta molti dei coloni veneti, circa un terzo, rientra nel continente per cercare nuove prospettive di lavoro in relazione a quello che fu definito il "miracolo economico" italiano. Molti però rimangono, con i loro eredi, ormai proprietari delle terre assegnate e dando vita a cooperative ed iniziative economiche.

Attualmente il comune di Arborea (provincia di Oristano) conta quasi 4.000 abitanti, metà dei quali di origine veneta, friulana e lombarda. Il nucleo più numeroso, però, è costituito proprio dagli oriundi veneti.
La ricorrenza dei settant'anni della fondazione della cittadina è stata l'occasione per rinsaldare i rapporti con la regione d'origine di molti abitanti.
Tra le iniziative, l'invito alla Compagnia teatro amatoriale "Astichello" di Vicenza ad esibirsi in occasione delle festività dell'8 dicembre scorso. Due gli spettacoli presentati, che hanno raccolto successo e suscitato commozione soprattutto tra i più anziani, : "Quel fiol d'un can d'un gato", rielaborazione di un classico popolare vicentino, e "El mas'cio: processo, morte e resuression!", recupero in chiave drammatica di documenti di vita contadina vicentina.

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