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Editoria

Ortaggi speciali veneti: nel vicentino si esalta il broccolo di Creazzo

"Sei nato sotto un cavolo?". Una favola che serviva per non dire al piccino che l'aveva messo al mondo la mamma. La verità si apprendeva quando si diventava più grandicelli. Di cavoli, broccolo e derivati, in questo periodo di freddo, si fa largo uso in gastronomia. Nel Vicentino, ad esempio, continua ad esaltare una specialità locale, il fiolaro.

Recentemente, dopo il clamoroso successo della prima, è stata pubblicata la seconda edizione del volume "Il broccolo fiolaro di Creazzo - Le ricette dei ristoratori vicentini", nato dalla collaborazione fra Vicenza Qualità, i ristoratori vicentini e la casa editrice Terra Ferma.

Passato e presente si fondono nel ricettario del libro, che vuole ritrovare la tradizione passando per l’innovazione. La storia del broccolo viene ripercorsa nel saggio introduttivo di Antonio di Lorenzo, assieme ad informazioni sulle qualità del terreno in cui prospera il broccolo e sui metodi di coltivazione e cottura. Le ricette propongono antipasti, primi, secondi e dessert a base di broccolo fiolaro, accompagnato a paste, polenta, formaggi, carni, pesci.

Nella pubblicazione si ribadisce l’interesse per questo "nuovo" prodotto, confermando l'attenzione che i mass media in questi ultimi anni gli hanno riservato nel corso di numerose trasmissioni tematiche televisive di tutto il mondo, interesse che ha fatto sì che la produzione si adeguasse alla sempre maggiore richiesta di mercato, tanto è vero che in una sola stagione i produttori sono passati da due a sei. E anche quest’anno un gruppo di ristoratori vicentini ha organizzato una serie di serate a tema sul broccolo fiolaro di Creazzo con un riscontro di pubblico davvero eccezionale.

La riscoperta, quindi, di un prodotto tipicamente vicentino che ha la particolarità di non assomigliare né per forma, né per gusto alle altre varietà di broccolo.

Come ricorda Antonio di Lorenzo, nel saggio introduttivo, il primo ad innamorarsene fu Johann Wolfgang von Goethe durante la tappa vicentina del viaggio in Italia, che il poeta tedesco intraprese nel 1786. Il 23 settembre di quell'anno Goethe, in visita al mercato vicentino, fermò in un disegno l'immagine di una giovane contadina che caricava sulle spalle una arco di legno flessibile, alle cui estremità pendevano due ceste colme di ortaggi. Si trattava del "bigòlo", strumento di lavoro quotidiano dei contadini, ma non ci sono prove, naturalmente, che quelle ceste di ortaggi contenessero del broccolo fiolaro di Creazzo. "Certo è che ancora nell'ottocento la produzione di broccolo fiolaro è di 150 mila cespi l'anno: è un prodotto conosciuto e rinomato in tutta la provincia". Ma anche quest'ortaggio è soggetto ai tempi che evolvono, ad un mercato che inizia a risentire delle prime avvisaglie di un mercato globale. Sono gli anni Cinquanta-Sessanta e nell'Italia che cambia, cambiano anche i gusti dei consumatori, tra i quali trionfa la bistecca, "si popolano le serre che consentono coltivazioni senza problemi di stagione e di prodotto, mentre il broccolo Fiolaro appassisce e rapidamente tramonta sulle tavole", per ritornarci in questi ultimi anni, forse per reazione a quegli stessi motivi che ne determinarono la "crisi". In un mercato sempre più omologato su prodotti "insipidi", la gente è alla riscoperta di prodotti tipici e di qualità.

"Scettici? Provare per credere: se ne apprezzerà la bontà, si salverà e magari si rilancerà una significativa ancorché minuscola componente della 'cultura materiale' vicentina" e veneta.