anno  V - n. 2
22 gennaio 2003

 

 

 

 

 

 

 

 

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Editoria

La storia del Veneto in un volume di ricette e curiosità

Pane e dolci, un modo per raccontare il Veneto attraverso la sua tradizione gastronomica. E' quanto ha sottolineato l'assessore regionale alla cultura e all'identità veneta Ermanno Serrajotto presentando il volume "Dolci e pani del Veneto. Storie e ricette dalla Serenissima alla Mitteleuropa", realizzato congiuntamente dall'editore Terra Ferma di Vicenza e dalla Giunta regionale nella collana "Calieri", con la quale sono già state pubblicate in coedizione altre due opere, una dedicate al radicchio di Treviso e una al baccalà.

"E' una collana - ha detto l'assessore veneto alla cultura Ermanno Serrajotto - che sta mettendo assieme i tasselli di un grande quadro che parla della produzione agroalimentare e della gastronomia veneta. Un patrimonio culturale che la Regione vuole riscoprire e rivalutare. Questo libro, fatto non solo di ricette, ma anche di ricerca, ci consente di raccontare la nostra identità e la nostra storia. Non vogliamo che arrivi sulle nostre tavole quella "globalizzazione" dei sapori che non ci appartiene. Vogliamo poter continuare a gustare le ricette tipiche della nostra tradizione, come ci sono state tramandate dalle generazioni che ci hanno preceduto e che fanno parte integrante della nostra crescita culturale".

Giampiero Rorato, autore dei testi e curatore delle ricette, ha ricordato che attraverso il cibo si può tracciare la storia dell'umanità. "Il volume si sofferma sulla poesia e ricchezza del pane veneto, descrivendone le forme più tipiche, ''cioppe'', ''bovolo'', ''pagnocche'', solo per citarne alcune e raccontandone origini e descrivendone composizioni.

Un capitolo a parte e' dedicato ai ''biscotti della nonna'', dagli amaretti ai ''brutti ma boni'', dalle ''fave dei morti'', fino ai mitici baicoli e ai ''bussolai''.

Curiosità, storia e dettagliate ricette si trovano, infine, nel capitolo sui dolci: dove sono descritte le delizie tipiche del carnevale, quelle, inoltre, che per la loro particolarità hanno travalicato i confini regionali, le torte legate alla tradizione contadina, senza tralasciare i dolci al cucchiaio.

immagine copertina del libroI dolci - ha sottolineato Rorato - non hanno frontiere e attraverso la loro storia è possibile ripercorrere la storia dell'Europa. Un esempio emblematico è quello dello strudel. Nato a Bisanzio con il nome di "baklava" e diffusosi in tutto il Medio Oriente, trovando in Turchia la sua terra d'elezione. Seguendo le conquiste dei Turchi, il dolce è arrivato prima nella penisola balcanica e nel 1547 in Ungheria, dove cambiò nome e composizione, venendo identificato come "strudel". Nell'impero austro-ungarico il dolce divenne tra i più diffusi e dopo il Congresso di Vienna del 1815 entrò alla grande anche nella tradizione gastronomica delle Tre Venezie. Ma non è stato un caso isolato - ha concluso Rorato - perché la Repubblica di Venezia ha sempre avuto l'accortezza di portare a casa tutto ciò che di buono ha trovato nella sua espansione e nei suoi contatti commerciali. Tra gli ultimi dolci nati nel Veneto, il pandoro, che ha visto la luce nel 1892 per iniziativa di Melegatti, su impasto del pasticcere Perbellini e il Tiramisù, nato alla fine degli anni cinquanta del Novecento, dall'idea di un cuoco pasticcere di un ristorante trevigiano. Ma ogni area geografica ha una sua identità, dietro alla quale c'è la grande capacità creativa dei Veneti.

Il volume è completato da una serie di ricette di base, come quella della crema pasticcera e da una significativa bibliografia.