La storia del Veneto in un volume di ricette e curiosità
Pane e dolci, un modo per raccontare il Veneto attraverso la
sua tradizione gastronomica. E' quanto ha sottolineato
l'assessore regionale alla cultura e all'identità veneta
Ermanno Serrajotto presentando il volume "Dolci e pani
del Veneto. Storie e ricette dalla Serenissima alla Mitteleuropa",
realizzato congiuntamente dall'editore Terra Ferma di Vicenza e
dalla Giunta regionale nella collana "Calieri", con la
quale sono già state pubblicate in coedizione altre due opere,
una dedicate al radicchio di Treviso e una al baccalà.
"E' una collana - ha detto l'assessore veneto alla
cultura Ermanno Serrajotto - che sta mettendo
assieme i tasselli di un grande quadro che parla della
produzione agroalimentare e della gastronomia veneta. Un
patrimonio culturale che la Regione vuole riscoprire e
rivalutare. Questo libro, fatto non solo di ricette, ma anche di
ricerca, ci consente di raccontare la nostra identità e la
nostra storia. Non vogliamo che arrivi sulle nostre tavole
quella "globalizzazione" dei sapori che non ci
appartiene. Vogliamo poter continuare a gustare le ricette
tipiche della nostra tradizione, come ci sono state tramandate
dalle generazioni che ci hanno preceduto e che fanno parte
integrante della nostra crescita culturale".
Giampiero Rorato, autore dei testi e curatore delle ricette,
ha ricordato che attraverso il cibo si può tracciare la storia
dell'umanità. "Il volume si sofferma sulla poesia e
ricchezza del pane veneto, descrivendone le forme più tipiche, ''cioppe'',
''bovolo'', ''pagnocche'', solo per citarne alcune e
raccontandone origini e descrivendone composizioni.
Un capitolo a parte e' dedicato ai ''biscotti della nonna'',
dagli amaretti ai ''brutti ma boni'', dalle ''fave dei morti'',
fino ai mitici baicoli e ai ''bussolai''.
Curiosità, storia e dettagliate ricette si trovano, infine,
nel capitolo sui dolci: dove sono descritte le delizie tipiche
del carnevale, quelle, inoltre, che per la loro particolarità
hanno travalicato i confini regionali, le torte legate alla
tradizione contadina, senza tralasciare i dolci al cucchiaio.
I dolci - ha sottolineato Rorato - non hanno frontiere e
attraverso la loro storia è possibile ripercorrere la storia
dell'Europa. Un esempio emblematico è quello dello strudel.
Nato a Bisanzio con il nome di "baklava" e diffusosi
in tutto il Medio Oriente, trovando in Turchia la sua terra
d'elezione. Seguendo le conquiste dei Turchi, il dolce è
arrivato prima nella penisola balcanica e nel 1547 in Ungheria,
dove cambiò nome e composizione, venendo identificato come
"strudel". Nell'impero austro-ungarico il dolce
divenne tra i più diffusi e dopo il Congresso di Vienna del
1815 entrò alla grande anche nella tradizione gastronomica
delle Tre Venezie. Ma non è stato un caso isolato - ha concluso
Rorato - perché la Repubblica di Venezia ha sempre avuto
l'accortezza di portare a casa tutto ciò che di buono ha
trovato nella sua espansione e nei suoi contatti commerciali.
Tra gli ultimi dolci nati nel Veneto, il pandoro, che ha visto
la luce nel 1892 per iniziativa di Melegatti, su impasto del
pasticcere Perbellini e il Tiramisù, nato alla fine degli anni
cinquanta del Novecento, dall'idea di un cuoco pasticcere di un
ristorante trevigiano. Ma ogni area geografica ha una sua
identità, dietro alla quale c'è la grande capacità creativa
dei Veneti.
Il volume è completato da una serie di ricette di base, come
quella della crema pasticcera e da una significativa
bibliografia.