anno  IV - n. 38
25 settembre 2002

 

immagine tazza caffè su quotidiano

 

 

 

Foto: immagine fiordaliso

 

 

 

 

 

 

 

 

Foto: immagine fiore di ginestrina

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Foto: immagine bacche ginepro

 

 

Mondo agricolo Veneto - logo

Attualità

"E’ sempre tempo di more sui Colli euganei"

Il 27 settembre prossimo, alle ore 15.00 si terrà, nella sede della biblioteca del castello di Monselice in provincia di Padova, un convegno sul tema "Piante Officinali e piccoli frutti nel territorio del Parco Regionale dei Colli Euganei: Possibilità e Prospettive", promosso dallo stesso ente. Scopo dell’incontro è quello di divulgare i risultati di un progetto con cui è stata verificata la possibilità di coltivare le piante officinali e i piccoli frutti nell'area euganea e sono state intraprese azioni di marketing per dare maggiori prospettive alle produzioni. L'appuntamento sarà anche l'occasione per far conoscere agli addetti ai lavori e agli appassionati queste coltivazioni alternative.

Il convegno s'inserisce nello studio che il Parco Regionale dei Colli Euganei, seguendo i fini istituzionali della L.R. 38/89, ha avviato per diffondere all'interno del suo territorio la coltivazione delle piante officinali e dei piccoli frutti.

Il progetto intende rilanciare prodotti con elevato valore aggiunto che saranno coltivati con tecniche ecocompatibili, attestate e garantite da uno specifico marchio del Parco. Questa proposta si inserisce in un filone impostato per diversificare e ampliare qualitativamente la produzione agricola e per favorire anche colture fino ad ora non tradizionali.

In particolare si verificherà la possibilità di reintrodurre la coltivazione delle piante officinali e dei piccoli frutti, considerati un elemento potenzialmente qualificante della produzione delle aziende agricole, specie se si consoliderà un’alleanza da un lato con il consumatore e dall’altro con le strutture termali, raggiungendo tutta la filiera economica che potremmo identificare come "l’industria del benessere".

In una fase preliminare è stata predisposta una scheda tecnica per ciascuna delle piante ritenute interessanti, con la descrizione morfologica delle specie che possono essere utilizzate nei Colli Euganei, considerando parametri come il ciclo biologico, l'areale, le esigenze ecologiche (terreno, clima, esposizione, fabbisogno idrico), le parti delle piante che sono utilizzabili, le tecniche di coltivazione (semina, impianto, raccolta), i principi attivi e il tempo balsamico, le proprietà, la destinazione del prodotto, la conservazione e alterazione delle droghe, l'estrazione dei principi attivi (tecniche e modalità) e la collocazione sul mercato (mercati locali, prodotto grezzo o di trasformazione).

Questi dati costituiranno una sorta di "prontuario tecnico" utile per avere idee più precise per il passaggio alla successiva fase della coltivazione vera e propria.

Parte del progetto è dedicata alla comunicazione, soprattutto per verificare il gradimento nel mondo agricolo e imprenditoriale del progetto stesso.

Infatti, come sottolinea il prof. Stefano Bona del Dipartimento di agronomia Ambientale e Produzioni Vegetali dell'Università degli studi di Padova, per la maggior parte degli agricoltori passare ad una nuova tipologia di coltivazione rispetto a quella cui sono abituati, rappresenta un vero e proprio problema. La motivazione di questa ritrosia è ovvia: il reddito garantito da alcune grandi colture è, se pur basso, tendenzialmente stabile e soprattutto le tecniche adottate sono conosciute. Si aggiunga a ciò la possibilità di ricorrere alle prestazioni dei contoterzisti locali che sono attrezzati adeguatamente per la gestione delle principali colture presenti nel territorio.

Passare alla coltivazione di piante officinali richiede quindi, una riconversione dell’organizzazione aziendale che può essere anche radicale. Agli agricoltori spaventa soprattutto la prospettiva di considerevoli investimenti iniziali, dato che la maggior parte dei prodotti di queste piante non sono vendibili direttamente ma devono subire una prima trasformazione. Molto spesso tali lavorazioni post-raccolta sono piuttosto limitate; per molte di queste colture risulta necessaria solo una essiccazione prima della vendita. Quindi una struttura, anche semplice, quale l’essiccatoio, può essere sufficiente per ottenere un prodotto vendibile nel mercato delle officinali ad un prezzo interessante.

Altro problema che l’agricoltore, che voglia iniziare a produrre erbe officinali, incontra, è la mancanza di esperienza con specie generalmente poliennali. Questo rappresenta un reale problema solo per gli agricoltori che non hanno mai coltivato medica, vite o altre colture arboree, ma fortunatamente, il loro numero è molto ridotto.

Per molte colture officinali mancano però sufficienti ricerche ed esperienze sulle fitopatie anche se la maggior parte di queste piante presenta un buon grado di rusticità che consente loro di difendersi abbastanza bene dalle malattie e dagli insetti più comuni, nonché di sopportare alcune delle più comuni condizioni avverse.

Piuttosto importante risulta invece la scarsità di informazioni relative ai costi di produzione e soprattutto ai possibili prezzi di vendita dei prodotti. Questo, allo stato attuale, rappresenta il vero collo di bottiglia per una rapida espansione delle colture officinali. La soluzione non è semplice, dato che il mercato risulta fortemente condizionato dalla presenza di partite di materiale proveniente dall’estero, soprattutto dai paesi dell’est Europa, a prezzi particolarmente competitivi.

La vera chiave di successo delle colture officinali prodotte nel nostro territorio potrebbe essere basata sulla qualità e non sul prezzo. Anche se può sembrare un luogo comune, la qualità dei prodotti provenienti dai paesi dell’Est Europa è piuttosto scarsa e soprattutto non è costante; non è infrequente trovare merce dell’anno prima o contenente materiale estraneo.

Un prodotto di qualità commercializzato con un marchio adeguato rappresenta la vera alternativa alle partite provenienti dall’estero e di scarsa qualità. L’eventuale disciplinare di produzione associato al marchio potrebbe rappresentare una ulteriore garanzia per il consumatore finale. Non va dimenticato che il mercato in questi ultimi anni sta sempre maggiormente premiando la produzione di colture biologiche a fini alimentari e che la garanzia che questa certificazione può portare, se applicata alle officinali, può rappresentare un ulteriore impulso per il consumo di derivati erboristici prodotti localmente.

E’ possibile risolvere gran parte dei problemi tecnici che queste colture presentano, si domanda il prof. Bona? La risposta fortunatamente è positiva. Sono presenti nel nostro territorio dei tecnici molto preparati sull’intera filiera di produzione, trasformazione e commercializzazione dei prodotti erboristici che possono fornire degli utili consigli agli agricoltori che vogliono cimentarsi in questa nuova ed entusiasmante impresa.

Link correlati
Parco regionale Colli Euganei