"E’ sempre tempo di more sui Colli euganei"
Il 27 settembre prossimo, alle ore 15.00 si terrà, nella
sede della biblioteca del castello di Monselice in provincia di
Padova, un convegno sul tema "Piante Officinali e piccoli
frutti nel territorio del Parco Regionale dei Colli Euganei:
Possibilità e Prospettive", promosso dallo stesso ente.
Scopo dell’incontro è quello di divulgare i risultati di un
progetto con cui è stata verificata la possibilità di
coltivare le piante officinali e i piccoli frutti nell'area
euganea e sono state intraprese azioni di marketing per dare
maggiori prospettive alle produzioni. L'appuntamento sarà anche
l'occasione per far conoscere agli addetti ai lavori e agli
appassionati queste coltivazioni alternative.
Il convegno s'inserisce nello studio che il Parco Regionale
dei Colli Euganei, seguendo i fini istituzionali della L.R.
38/89, ha avviato per diffondere all'interno del suo territorio
la coltivazione delle piante officinali e dei piccoli frutti.
Il progetto intende rilanciare prodotti con elevato valore
aggiunto che saranno coltivati con tecniche ecocompatibili,
attestate e garantite da uno specifico marchio del Parco.
Questa proposta si inserisce in un filone impostato per
diversificare e ampliare qualitativamente la produzione agricola
e per favorire anche colture fino ad ora non tradizionali.
In particolare si verificherà la possibilità di
reintrodurre la coltivazione delle piante officinali e dei
piccoli frutti, considerati un elemento potenzialmente
qualificante della produzione delle aziende agricole, specie se
si consoliderà un’alleanza da un lato con il consumatore e
dall’altro con le strutture termali, raggiungendo tutta la
filiera economica che potremmo identificare come "l’industria
del benessere".
In una fase preliminare è stata predisposta una scheda
tecnica per ciascuna delle piante ritenute interessanti, con la
descrizione morfologica delle specie che possono essere
utilizzate nei Colli Euganei, considerando parametri come il
ciclo biologico, l'areale, le esigenze ecologiche (terreno,
clima, esposizione, fabbisogno idrico), le parti delle piante
che sono utilizzabili, le tecniche di coltivazione (semina,
impianto, raccolta), i principi attivi e il tempo balsamico, le
proprietà, la destinazione del prodotto, la conservazione e
alterazione delle droghe, l'estrazione dei principi attivi
(tecniche e modalità) e la collocazione sul mercato (mercati
locali, prodotto grezzo o di trasformazione).
Questi dati costituiranno una sorta di "prontuario
tecnico" utile per avere idee più precise per il passaggio
alla successiva fase della coltivazione vera e propria.
Parte del progetto è dedicata alla comunicazione,
soprattutto per verificare il gradimento nel mondo agricolo e
imprenditoriale del progetto stesso.
Infatti, come sottolinea il prof. Stefano Bona del
Dipartimento di agronomia Ambientale e Produzioni Vegetali
dell'Università degli studi di Padova, per la maggior parte
degli agricoltori passare ad una nuova tipologia di coltivazione
rispetto a quella cui sono abituati, rappresenta un vero e
proprio problema. La motivazione di questa ritrosia è ovvia: il
reddito garantito da alcune grandi colture è, se pur basso,
tendenzialmente stabile e soprattutto le tecniche adottate sono
conosciute. Si aggiunga a ciò la possibilità di ricorrere alle
prestazioni dei contoterzisti locali che sono attrezzati
adeguatamente per la gestione delle principali colture presenti
nel territorio.
Passare alla coltivazione di piante officinali richiede
quindi, una riconversione dell’organizzazione aziendale che
può essere anche radicale. Agli agricoltori spaventa
soprattutto la prospettiva di considerevoli investimenti
iniziali, dato che la maggior parte dei prodotti di queste
piante non sono vendibili direttamente ma devono subire una
prima trasformazione. Molto spesso tali lavorazioni
post-raccolta sono piuttosto limitate; per molte di queste
colture risulta necessaria solo una essiccazione prima della
vendita. Quindi una struttura, anche semplice, quale l’essiccatoio,
può essere sufficiente per ottenere un prodotto vendibile nel
mercato delle officinali ad un prezzo interessante.
Altro problema che l’agricoltore, che voglia iniziare a
produrre erbe officinali, incontra, è la mancanza di esperienza
con specie generalmente poliennali. Questo rappresenta un reale
problema solo per gli agricoltori che non hanno mai coltivato
medica, vite o altre colture arboree, ma fortunatamente, il loro
numero è molto ridotto.
Per molte colture officinali mancano però sufficienti
ricerche ed esperienze sulle fitopatie anche se la maggior parte
di queste piante presenta un buon grado di rusticità che
consente loro di difendersi abbastanza bene dalle malattie e
dagli insetti più comuni, nonché di sopportare alcune delle
più comuni condizioni avverse.
Piuttosto importante risulta invece la scarsità di
informazioni relative ai costi di produzione e soprattutto ai
possibili prezzi di vendita dei prodotti. Questo, allo stato
attuale, rappresenta il vero collo di bottiglia per una rapida
espansione delle colture officinali. La soluzione non è
semplice, dato che il mercato risulta fortemente condizionato
dalla presenza di partite di materiale proveniente dall’estero,
soprattutto dai paesi dell’est Europa, a prezzi
particolarmente competitivi.
La vera chiave di successo delle colture officinali prodotte
nel nostro territorio potrebbe essere basata sulla qualità e
non sul prezzo. Anche se può sembrare un luogo comune, la
qualità dei prodotti provenienti dai paesi dell’Est Europa è
piuttosto scarsa e soprattutto non è costante; non è
infrequente trovare merce dell’anno prima o contenente
materiale estraneo.
Un prodotto di qualità commercializzato con un marchio
adeguato rappresenta la vera alternativa alle partite
provenienti dall’estero e di scarsa qualità. L’eventuale
disciplinare di produzione associato al marchio potrebbe
rappresentare una ulteriore garanzia per il consumatore finale.
Non va dimenticato che il mercato in questi ultimi anni sta
sempre maggiormente premiando la produzione di colture
biologiche a fini alimentari e che la garanzia che questa
certificazione può portare, se applicata alle officinali, può
rappresentare un ulteriore impulso per il consumo di derivati
erboristici prodotti localmente.
E’ possibile risolvere gran parte dei problemi tecnici che
queste colture presentano, si domanda il prof. Bona? La risposta
fortunatamente è positiva. Sono presenti nel nostro territorio
dei tecnici molto preparati sull’intera filiera di produzione,
trasformazione e commercializzazione dei prodotti erboristici
che possono fornire degli utili consigli agli agricoltori che
vogliono cimentarsi in questa nuova ed entusiasmante impresa.
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regionale Colli Euganei