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Attualità

Approvato
il Piano Regionale delle attività di cava
Salvaguardia,
recupero ambientale, razionalizzazione delle attività
estrattive ed intensificazione delle attività di vigilanza.
Saranno queste le linee guida del nuovo piano regionale delle
attività di cava approvato dalla Giunta Regionale che ora
approderà in consiglio regionale per l’esame della Settima
Commissione.
Si tratta di
un tema particolarmente delicato che negli ultimi anni ha creato
dibattiti di vario genere in Veneto soprattutto da parte di
molti comitati cittadini che hanno spesso contestato
l’apertura di nuove iniziative da parte dei privati. Il nuovo
piano che è stato approvato dalla Regione, prende atto in
sostanza delle problematiche emerse nel territorio dando
maggiore spazio ai temi della riqualificazione ambientale,
prevedendo cioè – attraverso una sempre maggiore
consapevolezza ambientalista ed ecologista – nuove operazioni
volte alla salvaguardia del territorio anche dal punto
dell’assetto idrogeologico.
Per questo,
dopo oltre vent’anni dall’adozione della legge 44 che
organizzava per la prima volta in regione le attività di
estrazione dei materiali inerti e dei preziosi marmi e graniti,
ora la Giunta ha approvato un nuovo piano ordinatore che
disciplina i modi ed i metodi (oltre alle incombenze del
ripristino), del mondo veneto delle cave. Uno degli effetti
immediati del piano per i suoi effetti sarà il maggiore
coinvolgimento in fase programmatoria del ruolo degli enti
locali e la maggiore responsabilizzazione degli imprenditori e
degli operatori pubblici. I quattro pilastri su cui si basa
questo nuovo documento sono quindi la salvaguarda ambientale, il
recupero dell’ambiente, l’intensificazione dei controlli e
la razionalizzazione delle attività estrattive. Il principio
che li accomuna è legato al fatto che molti territori sono oggi
particolarmente danneggiati da questo genere di attività,
creando il cosiddetto “effetto gruviera”. Conseguenza del
piano sarà dunque la forte limitazione ai nuovi siti, e
parallelamente la maggiore razionalizzazione nello sfruttamento
degli esistenti. In particolare ben l’80 per cento delle
escavazioni sarà concentrata nei siti già interessati a queste
attività, mentre solo il 20 per cento riguarderà nuove
iniziative nello stesso settore.
L’ultima
novità del nuovo piano cave regionali riguarda la
pianificazione delle attività estrattive. Attraverso periodiche
verifiche del rapporto con il mercato della costruzione e delle
opere pubbliche, la Regione segnalerà l’effettiva necessità
di materiale da cava richiesto dal mondo produttivo. In questo
modo si tenta di dar vita ad una equazione fra materiale
estratto (debito ambientale) con la reale richiesta di materiale
proveniente dal mercato. Inoltre, in base al principio della
sussidiarietà, sarà data ampia delega alle provincia
concernente i materiali di rilevanza provinciale quali la
trachite, brecce, calcari lucidabili a marmo, calcari da taglio
eccetera.
L’intero
programma sarà monitorato da un Osservatorio Ambientale
opportunamente istituito con compiti di controllo e monitoraggio
che comprenderà anche il controllo delle “buone pratiche”
di recupero così da istituire una vera e propria banca dati di
interventi ambientali da utilizzare come modello in fase di
redazione di progetto di recupero degli stessi.
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