anno  V - n. 40
12 novembre 2003

 

immagine tazza caffè su quotidiano

 

 

cave

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mondo agricolo Veneto - logo

Attualità

Approvato il Piano Regionale delle attività di cava

Salvaguardia, recupero ambientale, razionalizzazione delle attività estrattive ed intensificazione delle attività di vigilanza. Saranno queste le linee guida del nuovo piano regionale delle attività di cava approvato dalla Giunta Regionale che ora approderà in consiglio regionale per l’esame della Settima Commissione.

Si tratta di un tema particolarmente delicato che negli ultimi anni ha creato dibattiti di vario genere in Veneto soprattutto da parte di molti comitati cittadini che hanno spesso contestato l’apertura di nuove iniziative da parte dei privati. Il nuovo piano che è stato approvato dalla Regione, prende atto in sostanza delle problematiche emerse nel territorio dando maggiore spazio ai temi della riqualificazione ambientale, prevedendo cioè – attraverso una sempre maggiore consapevolezza ambientalista ed ecologista – nuove operazioni volte alla salvaguardia del territorio anche dal punto dell’assetto idrogeologico.

Per questo, dopo oltre vent’anni dall’adozione della legge 44 che organizzava per la prima volta in regione le attività di estrazione dei materiali inerti e dei preziosi marmi e graniti, ora la Giunta ha approvato un nuovo piano ordinatore che disciplina i modi ed i metodi (oltre alle incombenze del ripristino), del mondo veneto delle cave. Uno degli effetti immediati del piano per i suoi effetti sarà il maggiore coinvolgimento in fase programmatoria del ruolo degli enti locali e la maggiore responsabilizzazione degli imprenditori e degli operatori pubblici. I quattro pilastri su cui si basa questo nuovo documento sono quindi la salvaguarda ambientale, il recupero dell’ambiente, l’intensificazione dei controlli e la razionalizzazione delle attività estrattive. Il principio che li accomuna è legato al fatto che molti territori sono oggi particolarmente danneggiati da questo genere di attività, creando il cosiddetto “effetto gruviera”. Conseguenza del piano sarà dunque la forte limitazione ai nuovi siti, e parallelamente la maggiore razionalizzazione nello sfruttamento degli esistenti. In particolare ben l’80 per cento delle escavazioni sarà concentrata nei siti già interessati a queste attività, mentre solo il 20 per cento riguarderà nuove iniziative nello stesso settore.

L’ultima novità del nuovo piano cave regionali riguarda la pianificazione delle attività estrattive. Attraverso periodiche verifiche del rapporto con il mercato della costruzione e delle opere pubbliche, la Regione segnalerà l’effettiva necessità di materiale da cava richiesto dal mondo produttivo. In questo modo si tenta di dar vita ad una equazione fra materiale estratto (debito ambientale) con la reale richiesta di materiale proveniente dal mercato. Inoltre, in base al principio della sussidiarietà, sarà data ampia delega alle provincia concernente i materiali di rilevanza provinciale quali la trachite, brecce, calcari lucidabili a marmo, calcari da taglio eccetera.

L’intero programma sarà monitorato da un Osservatorio Ambientale opportunamente istituito con compiti di controllo e monitoraggio che comprenderà anche il controllo delle “buone pratiche” di recupero così da istituire una vera e propria banca dati di interventi ambientali da utilizzare come modello in fase di redazione di progetto di recupero degli stessi.