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Vita
nei campi

Il saraban
La concimaia, o corte, era una delle componenti essenziali intorno alle quali ruotava la vita agricola delle famiglie patriarcali. Serviva oltre che da deposito per i liquami e lo sterco delle stalle, anche come latrina – opportunamente dotata di un’asse di legno e di un improvvisato separè di cannule, ma anche come deposito per quei pochi oggetti che, dopo un logoro uso, davvero non servivano più.
Ma la concimaia era anche il regno del sarabàn, curiosa figura dell’universo contadino che si sostituiva al robivecchi presente nelle città. Il sarabàn era di solito un commerciante di arnesi dismessi che recuperava gratuitamente dalle concimaie e dagli angoli delle aie in cui venivano accatastati. Ovviamente non potevano essere arnesi di legno, che venivano prontamente bruciati nelle stufe e nei focolari, ma per lo più di ferro, quel poco ferro che non poteva venire ribattuto e riutilizzato in altri scopi. E così passava il sarabàn, col suo caratteristico carrettino piccolo ma molto forte che poteva portare anche quintali di materiale. Era il tramite del commercio fra le case dei mezzadri ed il commercio superiore. Di solito questo carretto (che in dialetto si chiama ancora in alcune parti del Veneto proprio saraban), veniva trainato da un ronzino e da una mula. L’”acquirente”, se così si può definire, passava in rassegna le aie e le corti delle case contadine, prelevava gli oggetti logori ed oramai ingombranti e li accumulava a casa per poi spedirli, quando la partita era consistente, ad un acquirente, che poteva essere una industria del settore siderurgico bisognosa di materie prime. Il saraban, ne traeva un immediato beneficio dai proventi della vendita, mentre il contadino vedeva ripulite le proprie competenze. E per ringraziare del “servigio” era obbligo offrire all’ospite non solo un po’ di aiuto, ma anche un bicchiere del vino opportunamente spinato dalla cantina.
Esiste ancora qualche ricordo di questa figura nell’ambito della campagna veneta. Si tratta tuttavia di un ruolo ad “esaurimento” perché tutte le competenze del saraban sono state oggi acquisite dagli enti di stoccaggio e smaltimento dei rifiuti solidi urbani e speciali, l’ultimo erede di questa antica figura.
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