anno  VI - n. 4
11 febbraio 2004

 

immagine tazza caffè su quotidiano

 

 

bottiglia di acqua minerali

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Attualità

Finanziaria 2004: nuove tasse per le società di acque minerale

Nel contesto della lunga discussione sulla legge finanziaria regionale, il consiglio ha deliberato l’aumento della tassa sull’estrazione dell’acqua minerale, competenza che è ormai divenuta di piena pertinenza dell’amministrazione locale. E’ una decisione, quest’ultima, che ha trovato per il momento pareri contrastanti ma che in effetti segue una politica perseguita per il momento anche da altre regioni (come Piemonte ed Umbria) che negli scorsi mesi avevano già deciso provvedimenti di questo genere. 

In base alla legge Finanziaria regionale 2004 i produttori in Veneto, che rappresentano un quarto dell’intera produzione nazionale, dovranno pagare 0,65 euro (1,25 delle vecchie lire) per ogni metro cubo d’acqua minerale e di bibite imbottigliate. 
In questo modo la Regione, spiega il relatore della Finanziaria Iles Braghetto, intende utilizzare le entrate, circa 1,66 milioni, per interventi di conservazione e ricarica delle falde acquifere e aiutare i comuni per i danni diretti o indiretti provocati da questa attività. 
Sette sindaci di alcune sedi di produzione, quali Cittadella, Posina, Recoaro terme, San Giorgio in Bosco, Scorzè, Torrebelvicino e Valli del Pasubio, chiedono di gestire direttamente almeno una parte (20 centesimi) di queste entrate per agire con maggiore velocità mentre potranno, in seguito a un progetto presentato in Regione, avere tutto il finanziamento richiesto.
La tassa non sembra preoccupare i grandi produttori di acqua come testimonia Ettore Fortuna, presidente di Mineracqua, (associazione di Confindustria che raduna le più importanti aziende del settore) anche se l’importo scelto è nella fascia più alta. Aggiunge inoltre che sarebbe stato più giusto tassare le vendite più che la quantità d’acqua e di bibite imbottigliate. 
Dalla parte dei consumatori i prezzi non dovrebbero variare perché tale imposta è più o meno univoca per tutte le regioni del nord Italia e quindi avrà un impatto ridotto sulla concorrenza.