anno  VI - n. 4
11 febbraio 2004

 

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Attualità

Caccia di frodo: tour organizzati per bracconieri nell’Est europeo

Viaggi organizzati per doppiette con pochi scrupoli, tour allestiti per ottimizzare in poche ore l’attività venatoria spedendo poi le prede direttamente ai ristoratori disponibili ad un inaspettato affare. L'operazione, che ha smantellato un vasto traffico di selvaggina importata illegalmente, è stata condotta da più di una cinquantina di agenti del Nucleo Investigativo di Polizia Forestale ed Ambientale (Nipaf) del Corpo Forestale dello Stato di Verona, con sede operativa presso il Coordinamento Provinciale, con la collaborazione dei colleghi di Vicenza, Padova, Peri (Verona), Modena e Milano, in sinergia con il Corpo Forestale Regionale del Friuli V.G. che ha fornito supporto logistico-operativo. 

L'indagine ha portato al fermo (non arresto come si era appreso in un primo momento) di tre uomini, di cui due di nazionalità serba e un italiano con l'accusa di associazione per delinquere, contrabbando continuato, importazione di selvaggina in Italia proveniente da paesi non autorizzati e mancato rispetto delle condizioni di legge per l'importazione da altri paesi. Secondo l'accusa, i fermati gestivano un'attività che si occupava di organizzare viaggi venatori all'estero, tramite cinque agenzie del nord Italia: le battute di caccia si svolgevano in Serbia, Montenegro e Ungheria. 

L'organizzazione - sempre secondo quanto accertato dagli investigatori - importava in Italia grosse quantità di selvaggina che finivano sulle tavole di ristoranti e di privati, per un giro di affari annuo di alcuni milioni di euro. L'attività di intelligence condotta dagli agenti del Corpo Forestale dello Stato ha consentito di individuare e bloccare sull'autostrada Trieste Venezia, due Tir, provenienti dalla Serbia, utilizzati per il trasporto di congelati. All'interno di uno dei camion sono state trovate circa dieci tonnellate di animali morti, illegalmente importati. 

Dalle prime valutazioni si tratta di oltre 70.000 uccelli di grossa e media taglia (anatidi, fagiani, beccacce, tortore, starne) e oltre 1.000 capi fra caprioli, cervi e lepri. Alcuni degli esemplari rinvenuti appartengono a specie protette da convezioni internazionali. Gli uomini della Forestale hanno quindi sequestrato l'autotreno che trasportava il carico e un fucile da caccia con silenziatore insieme a diverse munizioni. All'interno di uno dei TIR è stato trovato anche un orso bruno sezionato in diversi pezzi. 

Dalle indagini è emerso che le agenzie venatorie inviavano in diverse località dei Balcani un consistente flusso di cacciatori, che alloggiavano in apposite "case di caccia" lungo il corso del Danubio ed esercitavano l'attività venatoria in alcuni degli ambienti naturali più intatti d'Europa. Le agenzie venatorie, all'interno del pacchetto offerto ai clienti, per evitare problemi di dogana provvedevano a fornire fucili, munizioni, richiami, appostamenti fissi ed inoltre assicuravano la possibilità di rientro in Italia della selvaggina abbattuta tramite trasportatori compiacenti. Dai Balcani infatti la Comunità Europea non riconosce la possibilità di introduzione della fauna sul proprio territorio. Gli ingressi in Italia avvenivano attraverso il valico di Fernetti (Trieste) e Tarvisio.