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Attualità

Un progetto per ripopolare le campagne palesane di “barbagianni”
Il nome scientifico è “Tyto alba”, ma noi lo conosciamo semplicemente come “barbagianni”, nome che sembra derivare dall’insieme dell’espressione dialettale “il barba” (lo zio) diffusa in pianura Padana, seguita da un nome comune (Gianni), per renderne più amichevole la presenza e vincere il timore evocato dai fugaci incontri notturni.
Negli ultimi anni nidifica sempre meno nelle nostra campagne a causa della mancanza di luoghi idonei alla riproduzione, della scomparsa degli habitat per il procacciamento del nutrimento, per l’avvelenamento da prede contaminate da rodenticidi e, non ultimo, per il disturbo dovuto alle attività umane nei confronti dei nidi.
Per agevolarne l’insediamento, la provincia di Rovigo, in collaborazione con Veneto Agricoltura e l’Associazione faunisti veneti, ha messo a punto un singolare progetto che ha trovato l’appoggio dell’Associazione giovani agricoltori di Rovigo (ANGA).
Al progetto, primo del genere in Italia, hanno aderito le fattorie didattiche palesane per coinvolgere anche le scolaresche, che nei mesi di maggio e giugno avranno la possibilità di assistere all’installazione della cassetta nido e di scoprire l’utilità di questo simpatico e prezioso rapace notturno.
Il faccione tondo e chiaro del barbagianni appare infatti (anche se ora molto più raramente di un tempo) davanti ai fari delle auto di notte. Il suo volo radente al suolo per catturare i topi di cui si nutre lo portano spesso alla morte sulle strade, investito dalle auto.
La specie è molto studiata all’estero e viene utilizzata per il controllo naturale dei roditori in ambiente agrario in America (vigneti e frutteti), Malesia (piantagioni di palme da cocco) e Inghilterra, mentre nel nostro Delta è presente con 25 coppie, secondo il monitoraggio condotto dai tecnici della Provincia. Dotato di grande apertura alare, ha un volo silenzioso e lunghe zampe con artigli per catturare le prede nell’erba. Si nutre soprattutto di piccoli mammiferi (topi, arvicole e ratti: una coppia di barbagianni caccia circa 5.000 topi all’anno), e in minima parte di piccoli uccelli, rane, lucertole, insetti. Non digerisce ossa, peli e penne, che rigurgita sotto forma di pallottole (chiamate borre) sulle quali depone le uova. Nidifica da aprile ad ottobre in angoli bui, cavità di vecchi alberi, fienili, torri, campanili, idrovore.
Le uova vengono deposte in tempi diversi e, dopo un’incubazione di circa un mese, le uova si schiudono in giorni successivi, per cui i pulcini della stessa covata hanno età diverse. La specie ha un’elevata mortalità giovanile: su quattro giovani involati, solo uno riesce a superare il primo inverno. Quanto a durata della vita, a Ca’ Mello di Porto Tolle la coppia più longeva è composta da una femmina di almeno 10 anni e da un maschio di 11 anni.
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