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Attualità

Governare il Cambiamento
Il Veneto sta vivendo una fase del tutto originale per la quale il Governo della Regione è chiamato ad una radicale innovazione politica amministrativa per dare continuità a quello sviluppo economico e sociale che ne ha caratterizzato il cammino nell'ultimo mezzo secolo.
Una sfida non facile, che la Regione ha affrontato provvedendo ad una generale reimpostazione delle politiche di sviluppo, di programmazione territoriale e di intervento.
Rispetto al passato, quando il settore primario passava in secondo piano rispetto all'industria e alla realtà che attorno ad essa ruotava, nel nuovo Piano Regionale di Sviluppo grande importanza è stata riservata all'agricoltura, per la quale è previsto uno specifico Piano di accompagnamento alle linee generali.
Su questi temi di particolare importanza per il futuro dell'agricoltura veneta è intervenuto l'assessore regionale, Giancarlo Conta, il quale ha posto l'accento proprio sul fatto che le prossime scelte in questo settore non possono prescindere dall'utilizzo dello strumento della programmazione.
E' indubbio che questo governo regionale ha adottato la programmazione come metodo principe per la definizione della sua azione politica ed amministrativa. Una programmazione frutto della concertazione e della condivisione tra soggetti pubblici e privati e in grado di immaginare le linee strategiche dello sviluppo veneto nel lungo periodo e in una visione complessiva.
Grazie alla programmazione, la cui maggiore espressione è il Piano regionale di Sviluppo, sarà possibile governare il cambiamento e non farsi travolgere dagli eventi e dalle continue sfide poste dalla globalizzazione.
Anche le scelte strategiche sul futuro dell'agricoltura veneta non potranno prescindere dalla strada tracciata dal Piano Regionale di Sviluppo che stabilisce alcuni principi portanti come la necessità di trovare una strada intermedia tra l'omologazione seguita alla globalizzazione e il localismo troppo radicale, di salvaguardare l'identità culturale e rurale del nostro mondo agricolo, di valorizzare il territorio e l'ambiente in quanto bene pubblico e di privilegiare il coinvolgimento degli imprenditori nei processi decisionali.
Ma questo non è sufficiente. Per poter progettare efficacemente il futuro dell'agricoltura veneta dobbiamo avere bene presente che ci muoviamo in uno scenario nuovo e condizionato dalle decisioni europee sul settore primario. Mi riferisco alle ricadute sull'agricoltura dell'allargamento dell'Europa a 25 Stati, alla riforma della PAC, alle nuove frontiere della sicurezza alimentare e ambientale, al dibattito sui distretti rurali. E non bisogna dimenticare nemmeno le peculiarità del nostro territorio veneto, il grande patrimonio di conoscenze legate alle tradizioni agricole, le difficoltà legate all'agricoltura di montagna, il ruolo dei Consorzi di bonifica e il fatto che il Veneto è ora una complessa realtà
"agropolitana" dove la componente agricola compete e talora configge con quella metropolitana o della urbanizzazione diffusa.
Avendo chiaro lo scenario in cui ci si muove e il metodo da adottare che è quello della programmazione è possibile definire un quadro organico e complessivo delle azioni regionali nel settore primario per il prossimo futuro.
Entro il 2004 sarà poi conclusa la piena attuazione del Testo Unico dell'agricoltura e ciò permetterà di aprire la nuova stagione della programmazione con una strumentazione veramente completa, efficace ed in grado di accompagnare concretamente le scelte politiche e di azione regionale.
Il nuovo Piano di Sviluppo Rurale 2006-2013 sarà uno dei principali strumenti della politica regionale nelle strategie, nelle azioni, nelle misure e soprattutto come fonte di risorse finanziarie che provengono dall'Unione Europea. Ad esso la Regione attribuisce grande rilevanza, così come giustamente ha fatto per il primo PSR. Intendiamo, tuttavia, provvedere ad una completa riscrittura del Piano perché sono mutati i contesti sociali, quelli di politica comunitaria, quelli economici generali e gli obiettivi della stessa programmazione, la stessa legislazione regionale.
Talune misure potranno perciò essere soppresse, altre saranno riviste, altre ancora saranno mantenute, ma cambiate nella loro impostazione specifica. Il nuovo Piano sarà innovativo anche per l'approccio perché è necessario che emerga con forza la necessità di "fare sistema", di creare quell'approccio di filiera che rende competitivo il sistema agricolo e agroalimentare veneto nel suo complesso. In questo senso il nuovo Piano sarà visto come uno strumento-processo continuamente interagibile, di volta in volta definito sulla base delle opportunità e delle comuni volontà.
Il Piano di Sviluppo Agricolo e Agroalimentare rappresenta l'altro importante strumento di programmazione del settore agricolo e prevederà misure integrative di carattere fondiario, fondi di rotazione e misure di credito innovativo oltre a misure per la tracciabilità e la formazione.
Occorrerà poi dotarsi di uno strumento legislativo nuovo e al passo con i tempi per l'Agriturismo. Lo scopo di tale rivisitazione sarà quello di cogliere appieno tutte le ulteriori possibilità offerte dal ruolo multifunzionale dell'impresa agricola, delle peculiarità legate al territorio, all'ambiente e alla produzioni tipiche.
Infine, uno dei punti di forza della futura azione di programmazione regionale sul primario sarà la nuova legge sulla valorizzazione delle produzioni, consapevoli che l'immagine e la valorizzazione delle caratteristiche qualitative dei prodotti tipici sono punti cardine della loro affermazione commerciale presso il consumatore.
Governare il cambiamento con lo strumento della programmazione e il metodo della concertazione significa, quindi, progettare un'agricoltura nuova e moderna che sappia tutelare l'ambiente e le nostre tradizioni, promuova la qualità dell'agroalimentare come parte integrante della qualità della vita e renda competitivo il sistema imprenditoriale agricolo del Veneto.
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