anno  VI - n. 37
27 ottobre 2004

 

immagine tazza caffè su quotidiano

 

 

 

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Prodotti tradizionali

Un liquore dall'antico sapore asburgico

Ecco un distillato fra i più diffusi in area europea, soprattutto nella Mitteleuropa (Austria, Boemia, Moravia, Polonia, Slovacchia) e nei Paesi balcanici. Nei Paesi di lingua slava, questo liquore è diffusamente conosciuto col nome di sliwovitz (ma anche slivovice o sliwovitza) che deriva dal termine sljiva, cioè "prugna". 

Per prepararlo ci sono due modi, il più raffinato è simile a quello impiegato per produrre la grappa: si fanno fermentare le prugne, quindi si distilla il liquido dolce ottenuto e si ottiene una bevanda alcolica dal colore dell’ambra che viene fatta invecchiare in fusti di legno odoroso, per cui presenta un bouquet aromatico, conservando il sapore primario del frutto da cui deriva. In genere la gradazione alcolica al consumo è sui 35-40°C, ma in certi Paesi dell’Est europeo la Prugna prodotta artigianalmente in casa è ancora più forte, oltre i 60°C alcolici. 

E c’è un’altra tradizione europea, di origine francese, per la quale le prugne vengono messe a macerare in acquavite finissima o brandy (in Francia si usa solo Cognac, e in questo caso si chiama "Prunelle") e il distillato ottenuto (per macerazione delle prugne, non per distillazione) viene posto a invecchiare in fusti di rovere. Il risultato è quasi identico a quello dello sliwovitz, sia per colore, che per sapore e gradazione alcolica. Questa lunga premessa per dire che la tradizione veneta della Prugna, ormai quasi scomparsa ma per fortuna ancora gelosamente conservata da alcune distillerie storiche della regione, deriva dalla tradizione Mitteleuropea, fatta conoscere nell’alto Friuli e soprattutto nella Venezia Giulia, in particolare nel goriziano, dall’Austria che governava da secoli quel territorio. Da Gorizia al resto del Friuli e quindi al Veneto, rimasto sotto il dominio dell’impero d’Austria dal 1815 al 1866, il passo è stato breve e già nella prima metà dell’800 le prime distillerie della regione appresero l’arte di distillare le prugne. 

Poi, nel corso del ‘900, sorsero un po’ ovunque nel territorio numerosi liquorifici che seguirono il modello francese: acquistata della grappa dalle distillerie, vi facevano macerare le prugne o, più semplicemente, vi mescolavano degli estratti del frutto. Il fatto che ancor oggi si possa trovare dell’ottimo distillato di prugne nel Veneto testimonia la continuità di una tradizione liquoristica che affonda le sue radici nella lontana presenza austriaca nel Lombardo-Veneto, come dire che i cinquant’anni di dominio asburgico nella prima metà dell’800