|
Prodotti
tradizionali
La pesca “nettarina”…. un integratore tutto naturale
“Naspersega” è il termine dialettale della Nettarina di Verona o pesca noce, un frutto la cui zona di produzione comprende un vasto territorio del veronese e in particolare i comuni di Bussolengo, Castel d’Azzano, Mozzecane, Pastrengo, Pescantina, S. Giovanni Lupatoto, Sommacampagna, Sona, Valeggio sul Mincio, Villafranca di Verona, Povegliano, Vigasio, Isola della Scala, Oppeano, Palù, Ronco all’Adige, Bovolone, Isola Rizza, Roverchiara, Albaredo d’Adige, Bonavigo, Angiari, Minerbe, Boschi S. Anna, Bevilacqua e Terrazzo e parte dei comuni di Castelnuovo del Garda, Lazise, S. Ambrogio di Valpolicella, S. Pietro Incariano, S. Martino Buonalbergo, Verona, Zevio e
Legnago.
La denominazione “Nettarina di Verona” è riservata ai frutti a polpa bianca e a polpa gialla delle cultivar a maturazione precoce, media e tardiva appartenenti alla specie Persica laevis, DC.
La “Nettarina di Verona” è caratterizzata dal colore dell’epidermide dei frutti, più intenso e brillante rispetto a quello che contraddistingue di norma le diverse qualità e dalla polpa consistente, succosa, di sapore caratteristico, con un residuo secco rifrattometrico minimo pari a 9.5° Brix per le cultivar precoci, a 10.0° Brix per le cultivar a media maturazione e 10.5° Brix per quelle tardive.
Il calibro minimo dei frutti è pari a 61 mm per le precoci e 67 mm per le medie e tardive.
La coltura della nettarina, associata nel territorio veronese a quella delle pesche. Lo sviluppo intenso e importante di questa tipica produzione avviene a partire dall’inizio degli anni ’70, in seguito all’introduzione di nuove cultivar a frutto grosso selezionate negli USA, anche se la coltivazione di questo frutto sia documentata fin dal XVIII secolo. Alla fine del ‘700 Benedetto del Bene, in uno dei suoi diari conservati nell’Archivio di Stato di Verona, annota la propagazione di pesche noci nel suo “brolo” di Verona. La diffusa presenza di pesche noci nei pescheti veronesi è più tardi confermata negli “Atti della Giunta per l’Inchiesta Agraria” del 1882, coordinati da S. Iacini, dove viene indicata la cultivar detta “della Regina” come la più importante delle pesche noci della seconda metà del XIX secolo. 
Le pesche, composte per circa il 91% da acqua, sono molto dissetanti, leggermente lassative e diuretiche, hanno poche calorie (27 Kcal. per 100 grammi), sono ricche di fibre e contengono una discreta quantità di potassio. Hanno poi un indice di sazietà elevato e questo ne fa un alimento particolarmente indicato per chi vuole stare leggero. Sono frutti preziosi, che consentono anche di reintegrare i sali che si perdono con il caldo e di mantenere l'organismo in efficienza; inoltre, sembra che combattano l'insonnia e sicuramente predispongono il corpo all'abbronzatura, grazie al buon contenuto in vitamina A.
Ma la raccomandazione è quella di consumarle come spuntino a metà giornata, oppure per un salutare pasto a tutta frutta: infatti se si consumano a fine pasto rischiano di creare fastidiose fermentazioni intestinali e di non essere assimilate adeguatamente, visto che la loro digestione "acida" contrasta con quella dei carboidrati (pasta, pane, pizza, ecc) e con quella dei latticini. La pesca trova anche numerose applicazioni in cucina e in particolare, le nettarine che hanno buccia liscia, polpa bianca o gialla, possono essere usate per moltissimi dolci.
|