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Attualità

Regione Veneto a Governo su piano saccarifero e lavorazioni a Porto Viro
Sono perplesso sui contenuti della proposta di piano di riconversione del settore bieticolo – saccarifero, con particolare attenzione allo stabilimento di Porto Viro, ed è per questo che propongo aggiustamenti che possano meglio garantire i redditi dei produttori e la continuità dell’attività sostitutiva in collegamento con il
territorio.
Assegnare ai produttori il 10 per cento del contributo del fondo previsto dalla ristrutturazione mi sembra un compenso non adeguato. E’ quanto ha ribadito il vicepresidente della Giunta veneta in una lettera indirizzata al Ministro delle politiche agricole.
Il problema riguarda, per l’appunto, lo stabilimento polesano di Porto Viro, per il quale è prevista la riconversione in distilleria, finalizzata alla produzione di bioetanolo da cereali, della capacità di 2 milioni di ettanidri, con produzione di 170 mila ton di prodotto secco (DDGS) quale sottoprodotto di lavorazione. Il costo dell’investimento previsto è di 106,84 milioni di euro e l’impianto dovrebbe assorbire circa 500 mila tonnellate di mais. A regime, la distilleria dovrebbe assorbire 54 occupati (più 15 per l’impacchettamento dello zucchero) a fronte degli attuali 95 (cui si aggiungeranno 58 stagionali).
Il punto è il seguente – ha fatto presente il vicepresidente della Giunta veneta – il piano presuppone che all’industria saccarifera vada il 90 per cento del contributo del fondo previsto per la ristrutturazione, e ai produttori (e ai terzisti che hanno lavorato per questi ultimi) il restante 10 per cento, che non compensa il minore reddito né comprende i costi aggiuntivi quali l’essiccazione.
Serve quindi una verifica puntuale della congruità dei costi e dei ricavi – ha chiesto il vicepresidente – prima dell’approvazione del piano, che deve rivedere e precisare anche la percentuale del fondo da riservare agli agricoltori. Senza tralasciare che gli impianti da riconvertire vanno collegati alla produzione del territorio, evitando, una volta effettuato con contributo pubblico l’investimento di riconversione, l’approvvigionamento della materia prima avvenga da Paesi terzi.
Per lo stabilimento di Pontelongo
(a fianco in una vecchia foto) invece – ha ricordato il vicepresidente – è previsto il mantenimento in attività, con aumento della capacità di lavorazione: per la prossima campagna dovrebbe essere assegnata una quota di 154 mila tonnellate, pari al 20 per cento del totale; lo stabilimento dovrebbe assorbire circa 24 mila ettari di bietola e mantenere l’attuale livello occupazionale di 132 lavoratori fissi e 58 stagionali.
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