anno  VIII - n. 29
2 agosto 2006

 

 

 

 

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Da Bruxelles




Italia deferita su aiuti di Stato illegali


La Commissione europea ha deferito l'Italia alla Corte di giustizia UE per mancato recupero di aiuti di stato illegali. La motivazione riguarda il mancato rispetto di una decisione della Commissione. Decisione con la quale gli aiuti concessi dall'Italia sotto forma di incentivi fiscali a favore di società recentemente ammesse alla quotazione venivano dichiarati incompatibili con il mercato comune. L'Italia veniva quindi invitata a recuperare gli aiuti dai beneficiari. 
Per la Commissione, però, le autorità italiane non hanno ancora concretamente preso misure effettive per recuperare tali aiuti. In seguito ad un'indagine formale, la Commissione ha infatti concluso che il regime era incompatibile con le regole del trattato CE in materia di aiuti di Stato, in quanto le agevolazioni fiscali concesse costituivano aiuti al funzionamento ai quali non si applicava nessuna delle deroghe al divieto generale vigente per tali aiuti. 


Pubblicità: tabacco, UE fa pressione su Italia e Ungheria

La Commissione europea è passata alla seconda fase della procedura d'infrazione nei confronti dell'Italia per ''la trasposizione incorretta nell'ordinamento nazionale della direttiva europea del 2003 sulla pubblicità e le sponsorizzazioni dei prodotti di tabacco''. Oltre all'Italia, anche l'Ungheria ha ricevuto un cosiddetto "parere motivato", ultima tappa prima della procedura di infrazione prima di un eventuale deferimento del paese alla Corte di giustizia europea. 
Il governo italiano e quello ungherese hanno ora due mesi di tempo per rispondere ai rilievi sollevati dalla Commissione europea dopo che nell'aprile scorso avevano ricevuto una "lettera di messa in mora", che è il primo avvertimento ufficiale nei confronti di uno stato membro. L'Esecutivo UE sta anche esaminando le risposte ricevute dalla Repubblica Ceca e dalla Spagna che a loro volta avevano ricevuto in aprile un primo avvertimento nell'ambito della procedura di infrazione. 


Nomine: Italia si riposiziona a vertici Commissione 

La nomina dell'italiano Marco Buti a direttore generale aggiunto alla Commissione europea, presso la Direzione generale Affari economici e finanziari, rafforza la presenza dei dirigenti italiani ai piani alti dell'Esecutivo europeo. La decisione porta infatti a sei il numero di dirigenti italiani che ricoprono il posto di direttore generale e direttore generale aggiunto, dopo la partenza di Enzo Moavero Milanesi, che da maggio ha assunto l'incarico di giudice del Tribunale di primo grado dell'UE, e dopo il pensionamento di Gianfranco Rocca, per anni alle redini dell'antitrust europeo. 
Attualmente l'Italia può contare sulla presenza di tre direttori generali ai vertici della Commissione europea: sono Fabio Colasanti alla Direzione generale della società dell'informazione, Stefano Manservisi alla Direzione generale per lo sviluppo e Marco Benedetti alla guida del servizio interpreti. Direttori generali aggiunti italiani sono gia' Michele Pasca-Raymondo alla Direzione generale della politica regionale, e Fabrizio Barbaso alla Direzione generale dell'energia. Buti, 49 anni, raggiunge ora il gruppo dei direttori generali aggiunti, assumendo alla Direzione generale dell'antitrust, la responsabilità dei settori studi e ricerche economiche, economie degli Stati membri, riforme strutturali e strategia di Lisbona, valutazione economica, oltre ad assicurare il coordinamento della sorveglianza della politica macroeconomica e dell'attuazione delle riforme strutturali nel quadro della strategia di Lisbona. 
In autunno è atteso un altro valzer delle poltrone al quartiere generale della Commissione europea a Bruxelles, e l'Italia può contare su 17 direttori che potrebbero ambire a raggiungere i vertici della Commissione europea.